La Stirpe delle Cacciatrici

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I Petali del Destino, Stagione 2 - New Edition
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DISCLAIMER




L'idea dietro Slayers, Hellmouths, Osservatori etc. appartiene alla geniale mente di Joss Whedon, alla Mutant Enemy, Fox e chiunque altro ne detenga i diritti.
Vi assicuriamo di non ricevere denaro per questo!
Noi, le tre autrici che si nascondono dietro il nick 'Wilslaypap', non possediamo nulla se non i nostri Personaggi Originali e le Trame quindi, caro/a lettore/lettrice, ti preghiamo di evitare di rubare.


WARNINGS e RATINGS




Questa fan-fiction nella sua interezza può essere considerata come NC17, o R in molti dei suoi capitoli. Se non apprezzi linguaggio scurrile, sangue, sesso e tutto il resto, non dovresti cominciare a leggerla.
Idem se sei un minore. Non leggerla. Seriamente!
Comunque, all'inizio di ogni capitolo incriminato verranno forniti ulteriori avvertimenti sui contenuti.

SOMMARIO



Dopo le avventure sulla strana isola sperduta, le quattro slayers e i loro amici tornano in patria. Vorrebbero finalmente riposarsi un po' ma il Concilio degli Osservatori e un'altra misteriosa organizzazione la pensano diversamente e renderanno la vita difficile alle ragazze, sia sul piano personale che su quello della missione. Come se non bastasse, spunta anche una nuova, inquietante profezia.

NOTE



- Questa fan-fic può considerarsi AU rispetto ai fumetti della 8° stagione di Buffy the Vampire Slayer

- DarkWilde è una delle autrici (Wilslaypap = DarkWilde-SlayerEyes-Paparedda72) e posta per loro conto

- Se volete, potete commentare qui


Edited by DarkWilde - 18/9/2009, 15:59

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Warning: linguaggio scurrile, scene esplicite

Chapter 1 - Going Back Home – Written by Paparedda



Trellheim aveva detto il vero. Una nave di bandiera Filippina contattò la loro dopo poche ore dal sogno, ma la trafila burocratica per rientrare a casa fu molto più lunga e le slayers si domandarono se Trellheim avesse omesso quest’informazione volutamente.
Ma d’altra parte l’oracolo era sempre criptico e tendeva a celare informazioni anche per suo compiacimento personale.
Rimasero ancorati al porto di Hong Kong un altro giorno prima di poter scendere a terra e solo grazie ad un incantesimo di Storm la polizia locale non notò le sacche piene di armi, al loro posto videro soltanto abiti e libri.
Nonostante le forti pressioni delle varie Ambasciate i naufraghi furono trattenuti diversi giorni prima di essere rimpatriati e, com’era ovvio, Anayis era sparita prima dell’attracco senza salutare nessuno. Le slayers, Mike, Joss, Jason e Rick furono accompagnati all’aeroporto da alcuni incaricati dell'Ambasciata Britannica e solo allora riuscirono a telefonare a casa per tranquillizzare i propri cari, anche se, naturalmente, i genitori delle 4 slayers sapevano già che le ragazze erano vive perché avvertiti dal Concilio stesso.
Il viaggio da Hong Kong a Londra era stato orribile. Delle forti turbolenze avevano fatto ballare l’aereo per tutto il tempo e, a parte Jason e Rick, tutti gli altri erano agitatissimi. Così gli unici rimasti sobri sull’aereo erano stati proprio i due licantropi che si divertirono a guardare gli altri trangugiare qualunque schifezza adatta ad annebbiare i sensi e che capitasse a portata di mano. In diverse occasioni Jason avrebbe voluto dire qualcosa a Nykaa, ma si trattenne, percepiva il suo nervosismo e lungi da lui l’idea di farla incazzare ancora di più. Ma quella che senza alcun dubbio stava più male era Storm. Rischiò di crollare più di una volta e Mike non le fu di molto aiuto, aveva abbastanza problemi per conto suo.


Aeroporto di Londra ore 17:00.

Prima di partire da Hong Kong Wilde aveva offerto agli amici di passare la prima notte a Kensington, nell’appartamento dei suoi genitori, poi avrebbero decisero il da farsi con calma il giorno dopo. Ma gli altri rifiutarono perché volevano lasciare Wilde libera di godersi i suoi genitori senza gente per casa. Così, subito dopo lo scalo, mentre Storm vomitava anche l’anima nel bagno dell’aeroporto e Wilde faceva pipì, gli altri, stravaccati sulle poltroncine della sala d’attesa, decidevano cosa fare.
Ad un certo punto videro una bionda ingioiellata correre verso di loro agitando le braccia in aria come fosse stata un’ oca starnazzante. Si guardarono tra di loro e notarono che Mike aveva sgranato gli occhi.
La bionda si avvicinò veloce urlando “Amore mio! Finalmente a casa!” si fiondò addosso a Mike e lo baciò.
Proprio in quel momento Wilde e Storm spuntarono oltre l’angolo che portava ai bagni. Wilde era basita e spalancò gli occhi e la bocca, Nykaa, che fino a quel momento aveva tenuto la testa sulle ginocchia di Jason lasciandosi coccolare, si mise a sedere, Rainbow si alzò, Joss si pulì gli occhiali e Rick si fece piccolo piccolo, mentre Jason aguzzò tutti i suoi sensi, pronto a cogliere qualsiasi segnale di pericolo provenisse da Storm.
Jason si sentì attraversare come da una scarica elettrica e guardò l’amica, ma Storm rimase immobile. La sua espressione si indurì, il pallore dovuto ai conati e alla stanchezza si trasformò in rosso fuoco e il labbro le tremò per la frazione di un secondo, ma riuscì a mantenere un incredibile sangue freddo.
Mike scostò la donna da se “Cassandra!”
“Amore mio! Ero certa che non fossi morto! L’ho detto a quegli stronzi dell’Ambasciata, ma nessuno ha voluto darmi retta. Quando ho saputo che stavi tornando a casa sono accorsa da Glasgow per accoglierti, così adesso possiamo riprendere da dove abbiamo lasciato. E’ tutto pronto dobbiamo stabilire solo la data. Oh amore … lasciati guardare, hai un’abbronzatura da fare invidia, stai benissimo!”
Il gruppo fu investito da quel fiume di parole che nessuno riusciva a fermare.
Quando Cassandra fece una pausa per riprendere fiato Mike ne approfittò “Ferma … aspetta … la data?! … che data?!”
“Per il nostro matrimonio amore. Ho già parlato con papà, lui è d’acc-"
“Cosa cosa?! Aspetta un momento … di che matrimonio stai parlando?!”
“Mike, tesoro, il tuo solito umorismo. Comunque sarai stanco … ho già prenotato una camera all’Hilton, dopo una buona cena e un bagno caldo potremo discutere con calma di tutto. Ti aspetta un massaggio rilassante fatto con queste manine dorate.” e gli mostrò le mani.
“Cassandra … i miei amici … "
“E’ tutto a posto Mike! All’ambasciata mi hanno avvertita che non saresti arrivato da solo, così mi sono presa la briga,” rivolgendosi agli altri “di prenotare un tavolo al ristorante per la cena, dovete essere proprio affamati no?! E una camera per ciascuno di voi! E’ tutto pagato anche l’eventuale acquisto di abiti nuovi nel negozio dell’Hotel. Gli amici del mio fidanzato sono anche amici miei. Quindi io direi di prendere la Limousine e andare. Che ne dite?”
Gli sguardi si posarono su Storm che continuava a restare immobile con lo sguardo fisso su Mike.
Fu lei a parlare sollevando gli altri dall'imbarazzo del momento “A me sembra un’ottima idea.”
Nykaa quasi cadde dalla poltroncina “Storm … sei sicura?”
L'altra slayer guardò l’amica stirando le labbra in un sorriso evidentemente forzato “Sicurissima!”
“Benissimo!” concluse Cassandra prendendo a braccetto Mike e trascinandolo letteralmente verso l’uscita dove la Limousine li stava aspettando.

Durante tutto il tragitto dall’aeroporto all’Hotel Storm guardò fuori dal finestrino. Dalla sua espressione non trapelava alcun sentimento. In diverse occasioni Nykaa aveva sgomitato Jason per farlo connettere a Storm, ma ogni volta il licantropo scuoteva la testa. Rainbow non fece altro che guardare Mike in cagnesco tamburellando con le dita mentre Wilde osservava tutta la scena, sicurissima che, per il momento, Storm non avrebbe fatto o detto nulla. Probabilmente aveva bisogno di metabolizzare quella spiacevole novità, ma dopo, nessuno era in grado di prevedere la sua reazione.
Mentre Cassandra non la finiva di parlare!

E Cassandra continuò il suo interminabile chiacchiericcio persino durante tutta la cena.
Quando Rainbow stava per esplodere e lanciarle addosso la sua tazza di caffè Storm la prese per un braccio e le sussurrò ad un orecchio “Vado a fare spese. Vieni con me?”
Rainbow assentì, si alzò e disse “Vogliate scusarci.”
A poco a poco anche gli altri si alzarono e li seguirono in silenzio, lasciando Mike solo con Cassandra.
Joss andò in camera, era troppo stanco per fare acquisti folli, invece le due slayers rimaste, Jason e Rick raggiunsero Storm e Rainbow al negozio dell’albergo che era davvero fornitissimo per qualunque tipo di gusto.
Quando si furono riuniti Storm si guardò intorno, allargò le braccia indicando gli scaffali e disse “Tanto vale approfittarne no?”
Wilde rise “Sono d’accordo sorella. In teoria non ne abbiamo bisogno ma sapete che vi dico? Facciamo incetta di tutto quello che ci piace, tanto *paga papà*!” l’ultima parte la recitò in falsetto scimmiottando il modo di parlare di Cassandra.

Nel frattempo al tavolo del ristorante Mike stava dando i numeri, non riusciva a fermare quella valanga di informazioni senza senso che uscivano dalla bocca di quella donna di cui non ricordava neanche il cognome. L’unica cosa a cui riusciva a pensare era Storm. Quando Cassandra si interruppe per bere un sorso di vino lui ne approfittò
“Cassandra scusa, ma da dove ti è venuta la folle idea del matrimonio?”
Lei lo guardò indecisa se ridere o arrabbiarsi. Lui continuò “Te lo ricordi almeno cosa ti ho detto prima di partire?”
“Cosa mi hai detto Mike?” chiese lei sbattendo le palpebre.
“Ti ho detto di non aspettarmi, che non sarei tornato da te e che sicuramente non eravamo fatti l’uno per l’altra. Non ti ho mai chiesto di sposarmi, altrimenti me lo ricorderei. E in ogni caso io sono innamorato di un’altra. E’ a lei che ho chiesto di sposarmi.”
Cassandra trangugiò un altro bicchiere di vino questa volta in un unico lungo sorso “Scusa e quando ti sarebbe successa questa cosa?” disse sbattendo il bicchiere sul tavolo quasi volesse romperlo.
“Sull’isola.” rispose semplicemente lui.
“Mi stai dicendo che ti sei innamorato di una di quelle quattro sciacquette che erano al tavolo con noi?”
“No! Mi sono innamorato di Jason!” Le rispose Mike ironico. Poi continuò “Io stanotte dormo dai miei e DOMANI, al più tardi, cancellerai qualunque cosa tu abbia prenotato. Noi non ci sposeremo … MAI!”
Così dicendo Mike si alzò dal tavolo e si diresse verso l’uscita. Cassandra lo guardò allontanarsi e disse in un soffio “Io non ci scommetterei se fossi in te.” e si alzò anche lei.
Mike aveva deciso di dormire dai suoi genitori perché non era certo che sarebbe riuscito a chiarire la situazione con Storm quella notte, non era neanche sicuro che lei avrebbe mai più voluto parlargli. Lui avrebbe fatto di tutto, ma conoscendola sapeva che sarebbe stata dura.

Dopo gli acquisti folli le slayers si diedero la buona notte e dissero a Storm che se aveva bisogno di qualcosa bastava che facesse un fischio e loro sarebbero accorse. Anche Wilde si offrì di restare in albergo, ma Storm rispose che voleva solo farsi un bagno caldo e andare a dormire e di non preoccuparsi perché sarebbe stata bene. Ma non fu così facile addormentarsi. Tentò con il bagno caldo, poi con un po’ di sana lettura, quell’Arden aveva dei testi molto interessanti, ma non funzionò neanche la magia e tra l’altro non aveva neanche i suoi occhiali e si stancò presto di leggere. Allora si diresse senz’altro indugio all’angolo del frigo-bar. Vuoto!
“Ma che razza di albergo a 5 stelle lascia il frigo bar completamente vuoto! A che serviranno mai tutti questi bicchieri del cazzo!” disse Storm ad alta voce come se qualcuno la potesse sentire.
Si vestì, uscì dalla camera e si diresse all’ascensore dove aspettò pazientemente. Poi sentì un leggero formicolio allo stomaco e subito dopo due mani la afferrarono per la gola da dietro e strinsero forte. Lei con un gesto automatico si porto le mani alla gola tentando di liberarsi dalla stretta che la stava soffocando e si rese conto che non erano due mani, ma due zampe pelose e artigliate.
Un licantropo, niente di più facile. Chiuse gli occhi e si concentrò, quando li riaprì erano neri come la pece. Ordinò al licantropo di lasciarla andare e si girò verso di lui, gli ordinò di tornare normale e, con sua grande sorpresa, notò che era il cameriere del piano tanto gentile ed educato che le aveva portato in camera le buste del negozio neanche un’ora prima.
“Perché?” gli chiese.
“Me lo hanno ordinato.” rispose lui impaurito e totalmente in balia della ragazza.
“Chi?”
“Non lo so.” e urlò di dolore quando Storm gli inflisse un dolore lancinante alla testa.
“Chi?” gli chiese ancora.
“Lui … o lei telefona e noi dobbiamo obbedire, altrimenti ci fa scomparire … letteralmente.” le rispose il ragazzo con le lacrime agli occhi.
“Lui o lei?”
“Ha la voce contraffatta. Non lo so, lo giuro.”
“Accidenti se questo è il Comitato di Bentornata-a-casa non oso immaginare come sarà la festa a sorpresa. Ho messo piede in Inghilterra appena poche ore fa e già qualcuno tenta di farmi fuori. Che bambina fortunata che sono!” ma i suoi pensieri corsero alle amiche, chissà se anche loro avevano ricevuto visite di bentornato.
Con questo pensiero in mente si rivolse di nuovo al ragazzo “Domani mattina la prima cosa che farò sarà lamentarmi con la direzione. In quella stanza non c’è un cazzo di niente perciò portami un carrello con tante bevande, alcoliche ovviamente, e qualcosa da mangiare, poi fai le valige e vattene da qui.”
Il ragazzo, ormai libero dal vincolo, era evidentemente stupito “Non … non mi uccidi? Perché?”
“Non ti uccido … ma sbrigati prima che cambi idea.”
Mentre il ragazzo si scapicollava giù per le scale Storm tornò in camera e chiamò Nykaa e Rainbow nelle loro camere, e poi Wilde al cellulare. Tutte le confermarono che nessuna di loro aveva avuto problemi, in ogni caso Wilde le promise di tornare all’albergo la mattina seguente.

Appena Storm posò la cornetta del telefono qualcuno bussò alla porta e la slayer, non percependo alcun pericolo, aprì. Era Mike.
Stava per sbattergli la porta in faccia ma lui la bloccò con un piede
“Ahio ... fammi entrare ti prego, non riesco a chiudere occhio. Ho bisogno di spiegarti come sono andate le cose. Ahi!”
Storm, tenendo la porta ben piantata sul piede di Mike, gli disse “Ordina a quell’oca della tua fidanzata di stare zitta, vedrai che poi potrai dormire. Che vuoi? Vattene. Non voglio parlare con te.”
“Sono andato a casa dei miei, ma sono tornato indietro, volevo vederti … spiegarti. Fammi entrare. Mi fa male il piede.”
Storm allentò appena la stretta “Non abbiamo niente da dirci.”
“Invece si! Ti prego lasciami entrare e ti spiegherò.”
Storm, ancora un po’ titubante, lo lasciò entrare e Mike zoppicando si andò a sedere sul divano per massaggiarsi un po’ il piede, mentre lei estraeva la sua spada dal fodero interno della sacca.
Mike la osservò con un’espressione dubbiosa e alquanto preoccupata.
“Non ti spaventare dottore. Non è per te.” Gli disse Storm che si era accorta della preoccupazione dell’uomo.
Subito dopo qualcuno bussò e lei disse “Avanti.”
La porta si aprì lentamente e il cameriere-licantropo entrò con un carrello pieno di ogni ben di Dio, appena fu alla giusta distanza Storm gli puntò la spada alla gola e gli disse “Adesso … vattene! Il più possibile lontano da qui.” Lui abbassò la testa e uscì come un fulmine dalla stanza.
“Ma ti sei ammattita?” le chiese Mike letteralmente scioccato.
“Io non ti dico come fare il tuo lavoro,” rispose la ragazza mentre si versava un po’ di Coca e Gin in un bicchiere “TU … non dirmi come fare il mio.” e bevve tutto d’un fiato.
“Vuoi dire ch-“ Storm lo interruppe bruscamente “Senti Mike, dimmi ciò che devi e vattene. In fretta!”
Mike sospirò “Ok. Cassandra ed io eravamo fidanzati, è vero, ma prima che partissi per l’Australia l’ho lasciata.”
“Finito? Bene adesso vattene.”
“Perché? Pensavo che ...”
“Cosa Mike? Pensavi cosa? Che ti avrei creduto? Non hai mai neanche accennato al fatto che c’era qualcuno qui ad aspettarti ed hai avuto un trilione di occasioni per farlo. Cosa dovrei pensare secondo te?”
Mike si alzò visibilmente incazzato “Allora non mi ascolti? Ti ho detto che l’ho lasciata.”
“Magari a suo tempo non sei stato abbastanza chiaro e lei non l’ha capito visto che non sembrava proprio una ex all’aeroporto o a cena,” disse lei con malcelato sarcasmo “Ma sai che ti dico? Non m’importa un fico secco di com’è andata, perciò adesso vattene fuori dalla mia stanza e dalla mia vita.” il tono di Storm si alzava ogni volta che aggiungeva una parola alla sua frase e alla fine puntò la spada dritta sul collo di Mike
“Che c’è slayer vuoi farmi fuori? Allora fallo subito perché io non intendo andarmene. Ti amo e non ti lascerò in pace né adesso né mai. Avanti uccidimi, questo è l’unico modo che hai per tenermi lontano da te.” Le urlò Mike.
La mano di Storm cominciò a tremare come se non ce la facesse a reggere il peso della spada, Mike allora appoggiò appena le dita sulla lama e lentamente la abbassò senza che Storm facesse un minimo di resistenza.
“Queste ultime ore sono state orribili piccola.” Le disse Mike dolcemente “Attraverserei le fiamme dell’inferno per te e tu lo sai. Non ti ho mai mentito e se non ti ho detto di quella è solo perché non era niente per me. Non me la ricordavo neanche più finché non l’ho rivista all’aeroporto. Non respingermi, ti prego. TU sei l’unica che voglio, ti cerco da sempre e non ti lascerò scappare proprio adesso che ti ho trovata.” Man mano che parlava Mike allontanava la spada da se.
“Non lo so Mike … davvero non lo so. Non mi conosci … non sai neanche il mio vero nome,” disse Storm con voce tremante mentre una lacrima le solcava una guancia.
“Ti conosco piccola … più di quanto tu non pensi.” Le disse l’uomo avvicinandosi ancora un po’ a lei.
“Mi hai fatto passare una serata di merda! Lo sai vero?” gli disse lei.
“Mi dispiace,” le rispose Mike “non era mia intenzione.”
Vedendola così insicura l’uomo provò un moto di desiderio irrefrenabile e non mantenne la distanza di sicurezza. Si avvicinò ancora un po’ e le accarezzò una guancia, ma lei si scostò e gli diede un pugno in pieno volto.
Dopo il primo attimo di smarrimento Mike reagì. Le afferrò il volto con entrambe le mani e la baciò, fu così irruente che la fece urtare contro la parete alle sue spalle. Lei rispose al bacio quasi con violenza, mentre Mike si toglieva la camicia. Si baciavano con passione e desiderio, come se volessero mangiarsi a vicenda, e nel frattempo arretravano fino alla camera da letto dove Mike le strappò la maglietta di dosso come se fosse solo un impiccio inutile, poi la spinse sul materasso e le tolse i pantaloncini. La leccò salendo su dall’inguine fino al seno che strinse tra le mani mentre le stuzzicava i capezzoli con la lingua e salì ancora fino al collo. Storm, aiutandosi anche con i piedi, gli sfilò i pantaloni e poi con un colpo di reni lo fece girare sulla schiena e si mise a cavalcioni su di lui, soffiandogli in un orecchio “Mi vuoi?”
“Sempre,” le rispose lui.
Lei si lasciò penetrare e lui, afferrandole i fianchi con le mani, con la voce smorzata le disse “Si … piccola, mi fai … impazzire!”

“Jason … sei sveglio?” chiese piano Nykaa scuotendolo un po’.
“Adesso non più,” le rispose Jason assonnato “Che c’è?”
“Sono preoccupata per Storm, puoi sentire se sta bene?”
“E perché non la chiami al telefono?” disse Jason girandosi su un fianco e chiudendo gli occhi per riprendere a dormire.
“E se dorme? Rischio di svegliarla, tu invece se percepisci che è tutto a posto almeno non la disturbi.”
Jason sospirò e si girò verso di lei fissando i suoi occhi in quelli di lei. “E va bene. Andrà avanti così per tutta la notte?” le chiese mettendosi a sedere nel letto. Nykaa gli sorrise e giunse le mani “Ti prometto che è l’ultima volta,”
Jason sospirò di nuovo e chiuse gli occhi. Appena si fu connesso con Storm fu investito dalla tensione sessuale che impregnava l’intera camera da letto dell’amica ed ebbe un violento fremito. Il lenzuolo all’altezza dell’inguine si mosse visibilmente facendo sobbalzare Nykaa. Quando Jason aprì gli occhi erano diventati di un giallo ambrato molto intenso “La tua amica sta benissimo, te lo assicuro!” poi con un braccio cinse la vita della ragazza e le disse “Vieni qui tu!” con l’altra mano le prese una coscia e la attirò a se fino a portarla su di lui, poi le afferrò la nuca e la baciò.

Il silenzio nella camera di Storm era calato. Erano rimasti avvinghiati l’uno all’altra per un tempo quasi interminabile. Si sentiva solo il ronzio di un rubinetto aperto in una camera accanto alla loro.
“Qual’ è il tuo vero nome?” chiese Mike con un filo di voce.
Lei sorrise “Andrea,”
“Ecco … adesso di te so proprio tutto,” la strinse forte e sospirò “Hai un nome bellissimo.” e si addormentò. Lei si accoccolò in quell’abbraccio e finalmente riuscì a chiudere gli occhi.

Bassifondi di Londra ore 24:00


Il vicolo era buio e silenzioso e non si sentiva alcun rumore tranne che un filo di musica sommessa che proveniva aldilà di un grande portone di ferro con un battente a forma di ragno. L’insegna sbilenca diceva “Aracnis Bar”.
La donna bussò per tre volte consecutive con il battente, un omone di colore grosso e alto le aprì, sgranò gli occhi per la sorpresa, poi la fece passare senza dire una parola.
La musica era alta e le luci intermittenti colpivano gli occhi disabituati, un gruppo ben nutrito di gente strana si dimenava sulla pista, mentre le spogliarelliste si muovevano al ritmo di quel cumulo di rumori dentro a delle gabbie che penzolavano dal soffitto e che erano ancorate al suolo con delle catene. Anayis arrivò fino ad un tavolino dove stavano seduti tre uomini e due ragazze mezze nude.
L’uomo che stava seduto al centro aveva una delle ragazze inginocchiata davanti a lui.
“Le cattive abitudini non si perdono mai … vero Rilke?” chiese Anayis.
Rilke allontanò da se la ragazza facendole cenno con la testa di andarsene, poi si alzò e si chiuse la lampo. Si girò e andò alle scale, facendo strada ad Anayis fino ad una specie di ufficio al piano di sopra, dove, su una parete c’era un grande vetro da cui si poteva osservare tutto ciò che capitava nella sala al piano di sotto.
“Sei viva!” Rilke era un uomo alto, con capelli neri e lunghi che lasciava sempre sciolti sulle spalle, un fisico esile, ma resistente e aveva diversi tatuaggi sulle braccia, doveva averne anche uno sulla schiena che spuntava dalle maniche della canottiera striminzita che indossava. Si sedette sulla poltroncina a due posti e fece cenno ad Anayis di accomodarsi accanto a lui. Ma lei restò in piedi e gli rispose “Non esattamente.”
“Che intendi?” chiese l’uomo accendendosi una sigaretta.
“Non sono qui per parlare di me,” disse la donna evitando di rispondere.
“Sei venuta a vendicarti?” chiese ancora lui serafico.
“Sono venuta a venderti la mia metà del club. Non voglio più fare affari con te visto com’è andata l’ultima volta,”
“E quanto vorresti?” le chiese Rilke trattenendo un sospiro di sollievo.
“Te lo dirò tra un paio di giorni, appena avrò capito quanto ci fai ogni notte con quelle bestie là sotto,” rispose la donna guardando attraverso il vetro.
“E poi ci diremo addio?”
Rilke si alzò e le si avvicinò. La annusò, ma non sentì l’odore che si aspettava e fece un passo indietro. La sua sicurezza stava pian piano scemando, non era più sicuro che avrebbe potuto ucciderla con le sue mani se solo avesse tentato di fregarlo, ma qualunque cosa fosse diventata Anayis, di certo era lì per vendicarsi. E d’altra parte, chi non si sarebbe vendicato se qualcuno lo avesse consegnato a un gruppo di scienziati pazzi intenzionati a fare esperimenti?
Questo era esattamente ciò che Rilke aveva fatto ad Anayis e adesso se ne pentiva amaramente visto che non sapeva più cosa aspettarsi dalla ex licantropa.
Quasi gli leggesse la mente la donna ghignò “Paura? Fai bene ad averne. Mi sistemo nella mia vecchia stanza se non ti dispiace,”
“E’ lì per te … tesoro!” lei lo guardò con lo sguardo carico d’odio, poi girò le spalle, ma prima di uscire dalla stanza disse “Oh … un’ultima cosa … non chiamarmi tesoro.”

La mattina successiva sia Storm che Nykaa raggiunsero gli altri per la colazione indossando un bel paio di occhialoni scuri. Wilde era già arrivata e stava chiacchierando con Rainbow.
“Buongiorno!” esordirono in coro le due slayers appena arrivate.
“Buongiorno,” rispose Wilde “Come mai quegli occhialoni stamattina? Non volete toglierli per fare colazione?” chiese con tono malizioso.
“Oh no!” rispose Nykaa, mentre Storm scuoteva la testa e si sedeva.
“Avanti sgualdrinella, raccontaci tutto mentre siamo ancora noi quattro,” disse Rainbow rivolgendosi a Storm “Tu e Mike? Pace fatta? Allora?”
“Diciamo che ha … premuto i tasti giusti? Si…possiamo dire così,” rispose Storm prima di sorseggiare il suo caffè “Aaaaaaah … un caffè finalmente, qualcuno ha una sigaretta?”
“Ma non avevi smesso?” le chiese Nykaa.
“Si, ma ho deciso di ricominciare,”
“Prendine una delle mie ragazza,” le rispose Wilde porgendole il pacchetto.
Nel frattempo gli uomini della comitiva raggiunsero il tavolo e si sedettero.
“Hey, notte insonne, maschietti?” li stuzzicò Rainbow.
“Volete che vi ordini delle uova?” chiese invece Wilde con un sorrisino.
“L’idea non è malvagia, vada per le uova.” Le rispose Mike facendo cenno al cameriere.
“Così però ci rovini il momento di gioioso sarcasmo durante il quale noi dovremmo gongolare e voi sentirvi imbarazzati! Non è giusto dottore.” Disse Rainbow atteggiando un broncio sproporzionato. “Non si può sempre vincere.” Le rispose Mike “E comunque ho davvero una gran fame.” Disse infine sorridendole vittorioso.
Mentre aspettavano l’arrivo delle ordinazioni Mike chiarì anche alle altre ragazze l’equivoco della sera prima e, subito dopo, l’argomento si spostò sulla disavventura di Storm.
“Allora ragazza ci spieghi esattamente cosa è successo stanotte con quel licantropo?” chiese Wilde “Prima che arrivi quel rompiballe di Joss e cominci con le sue ricerche e le sue profezie,”
Storm raccontò loro ciò che era accaduto poi concluse “Io penso che il lui o lei ce l’avesse solo con me, visto che voi non siete stati attaccati. Ma non riesco ad immaginare il perché e soprattutto chi possa essere,”
“Sei sicura che non conosci nessuno qui a Londra?” Le chiese Rainbow.
“Certissima! Ci sarò venuta un paio di volte in tutta la vita, per qualche congresso interessante sulla magia, mi sono fatta alcune amiche, ma non credo proprio che loro mi farebbero una cosa simile. Pensavo che potrebbe essere qualcuno da Aberdeen. Lì ho scombinato un bel po’ di piani demoniaci negli ultimi anni, ma perché non aspettare il mio rientro a casa per attaccarmi?”
A quel punto Joss entrò nel locale e i ragazzi interruppero bruscamente il discorso. L’uomo si avvicinò al loro tavolo e disse “Immagino che siate già pronte per il Concilio. Si parte fra un’ora,”
“Buongiorno anche a te Joss,” sbuffò Nykaa infastidita.
“Eh?! Concilio? Non credo proprio watcher. Io andrò a casa a salutare i miei prima,” disse Storm seria, mentre le altre annuivano.
“No. Prima il Concilio poi la famiglia. Ovviamente questo non vale per i signori della comitiva, loro sono autorizzati ad andare dove vogliono, voi no!”
Rainbow allora si alzò “Mi sa che non hai capito, noi andiamo a casa, tu vai dove vuoi.”
“Decisamente,” continuò Nykaa.
“E comunque noi ci siamo già organizzati,” concluse Wilde.
I ragazzi a quel punto spiegarono che, Storm avrebbe preso l’aereo per Aberdeen e in auto fino a Stonehaven dove avrebbe rivisto i suoi genitori adottivi, Wilde si sarebbe fermata a Londra per stare un po’ con i suoi, Nykaa e Rainbow avrebbero preso l’aereo, rispettivamente per Limerick e da lì in auto fino a Galway e Manchester per vedere i genitori prima di rientrare a Glasgow, dove le attendeva il “The Wilde Rose”, il locale più In della città che gestivano insieme e dove Rainbow possedeva e gestiva insieme al cugino una super-palestra.
Jason aveva promesso a Rick che lo avrebbe accompagnato a Cardiff per aiutarlo a spiegare ai suoi genitori cosa gli fosse successo, prima di tornare a York. Poi sarebbe partito per Glasgow.
Mike si sarebbe fermato a Londra dai suoi genitori in attesa che la sorella gemella rientrasse dagli Stati Uniti dove si era trasferita da 1 anno per seguire un Master. Poi anche lui sarebbe partito per Glasgow, per vedere di recuperare il suo vecchio lavoro al Pronto Soccorso del Central Hospital. Con Storm si sarebbero incontrati alla Beauty-Farm che lei aveva fatto edificare nelle campagne intorno a Stonehaven.
A quel punto l’Osservatore capì che non c’era modo di convincere le ragazze così, sconfitto e deluso, andò a telefonare al Concilio per avvertire che sarebbe arrivato da solo.

Si salutarono nella Hall dell’albergo anche se non ne avevano alcuna voglia, soprattutto le due coppiette che continuavano a dirsi “Mi chiamerai?!” “Io si e tu?!” “Non dimenticarmi!” “Non lo farò se tu non lo farai!” “Non voglio andare!” “Neanche io!” “Mi mancherai!” “Tu di più!” finché Rainbow non trascinò via le compagne dentro un taxi.

Le quattro slayers si sarebbero incontrate di nuovo fra un mese esatto alla sede del Concilio.

Da una poltroncina della Hall Cassandra osservava quel quadretto da dietro un paio di occhiali scuri. Sulle sue labbra sembrò formarsi un ghigno prima che si alzasse e si allontanasse.

To be continued

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Chapter Two - Goodbye Moon - Written by SlayerEyes



La locomotiva correva al centro di una vasta valle, costeggiata da una foresta molto fitta. La pioggia batteva da tempo sulle lamiere, accompagnando col suo suono sordo il ritmo preciso e scandito delle rotaie.
Jason era seduto in una carrozza praticamente deserta, se non fosse stato per quell'anziano signore che sonnecchiava con le mani poggiate sul suo bastone. Il viaggio a Cardiff durò all'incirca una settimana, giusto il tempo di spiegare l'intricata vicenda vissuta sull'Isola ai genitori di Rick e di stare vicino al fratello adottivo mentre riprendeva la vita di tutti i giorni.
Se ne stava seduto scomposto, la testa appoggiata al sedile, lo sguardo fisso nell'oscurità che avvolgeva la valle accarezzata dai bagliori fiochi della luna. Gli piaceva la notte... senza tutto quel frastuono e confusione che agitavano le ore diurne. Mise una mano sul finestrino, come se cercasse di toccare la foresta che si stagliava nella vallata e che a tratti artigliava la valle inghiottendola con la sua vegetazione. Sorrise amaramente. Non avrebbe più potuto vivere la sua licantropia con la stessa libertà con cui la viveva sull'isola... avrebbe dovuto rinunciare alle selvagge corse notturne nella natura incontaminata. Gli si strinse lo stomaco e distolse lo sguardo. Pensò a quanto Rick era felice di essere nel mondo "civile" e si chiese perchè non lo era anche lui. L'unica ragione che lo trattenne dal saltare giù dal treno e correrre nella foresta era il pensiero di Ronnie. Era tornato unicamente per lei.

==Bassifondi di Londra==
La stanza ricavata nella mansarda era piccola, con un arredamento scarno ed essenziale. L'ambiente era immerso nella semi-oscurità: una luce fioca filtrava da uno spiraglio aperto tra i pesanti tendaggi. Rilke aprì la porta ed entrò "Anayis?"
La donna smise di dondolarsi sulla vecchia sedia e si voltò verso Rilke, mentre accarezzava il corvo che teneva in grembo.
"Che ci fa qui quella bestiaccia?"
"Il piccolo Gordon è un corvo, Rilke." disse dolcemente mentre lo faceva appollaiare sulla mano e lo allontanava un poco da sè, rimirandolo "Sono creature così sublimi, così regali. Non trovi anche tu?"
"Puah!" esclamò Rilke con disgusto "Devi essere pazza! Fai sparire quell'uccellaccio!"
Anayis si voltò di scatto, con uno sguardo torvo "Attento Rilke. Se lo offendi potrebbe irritarsi. Non è vero piccolo mio?" Gordon le gracchiò in risposta.
"Falla finita, sciocca! Se non te ne liberi tu, lo farò io." Così dicendo Rilke iniziò ad avvicinarsi, ma non appena ebbe fatto qualche passo Gordon si rizzò sulle zampe e gli gracchiò contro lugubre, gonfiando il piumaggio e sbattendo le ali. Rilke si bloccò ed indietreggiò. Anayis rise forte, mentre riprendeva Gordon in grembo.
"Shhhh... piccolo" lo accarezzò "Ha un forte istinto protettivo, non è vero?" ghignò.
Rilke era immobile sulla soglia, cercando di mettere a fuoco le figure di Anayis e del corvo nella semi-oscurità. Spostava velocemente lo sguardo dall'uno all'altra senza capire cosa stesse succedendo e che significato avesse tutto ciò. Anayis rilasciò Gordon che andò a posarsi aggraziatamente sul trespolo che la donna aveva posizionato accanto alla sua branda, poi si rivolse a Rilke.
"Chiudi la porta." l'uomo lo fece. La semi-oscurità che li avvolgeva si fece più pesante. "Ora dimmi che cazzo vuoi, e la prossima volta ricordati di bussare se non vuoi che Gordon ti cavi gli occhi." la voce della donna era ferma e decisa. Rilke capì che diceva sul serio e deglutì rumorosamente. Vedeva Anayis perchè era immersa nello spiraglio di luce che penetrava dalla finestra, ma il corvo era nell'angolo più buio della stanza e non riusciva a scorgerlo e questo non gli piaceva. Anayis che avvertiva la sua paura, ne sorrise compiaciuta. "Rilassati, Gordon non fa nulla se non glielo comando io. Ora parla."

==York==
Jason era diretto a York dove aveva un appartamentino e soprattutto un rinomato laboratorio di restauro, che lavorava spesso per i musei. Dopotutto lui faceva la guida turistica nei ritagli di tempo e aveva diversi agganci che avevano fatto decollare la sua attività in breve tempo. Tanto che dovette assumere un paio di garzoni che lo aiutassero nel lavoro. Samuel e Jake si erano laureati con lui e avevano sempre fatto gruppo, perciò la scelta ricadde su di loro. Chissà come stavano andando gli affari? All'ambasciata aveva solo finto di chiamare la bottega per non far preoccupare gli altri. La verità era che non voleva rituffarsi subito nella sua vita cittadina. Aveva prima bisogno di riabituarsi al cemento, e sapeva che non sarebbe stata cosa facile.
Il taxi si fermò a due isolati dalla destinazione, aveva deliberatamente scelto di fare quattro passi a piedi. Jason pagò e scese portando con sè il piccolo bagaglio. La notte era limpida e tirava una leggera brezza che si annodava ai suoi capelli, muovendo qua e là qualche piccola ciocca che talvolta gli ricadeva sul viso. Camminava lentamente, osservando gli spicchi di cielo che facevano capolino tra i tetti delle case.
Ricordava quando era arrivato in quel quartiere, era poco più che un ragazzetto con pochi soldi in tasca. Giusto quelli che era riuscito a sgraffignare dal portafogli del padre prima di scappare da Toronto per non farvi più ritorno. Si era imbarcato di nascosto su una nave mercantile in una fredda notte di diversi anni prima, per evitare che il padre e il fratello lo consegnassero alle autorità. Essi infatti concepivano come un abomìnio la sua licantropìa, contratta dopo un attacco che coivolse anche il fratello ma che contagiò solo Jason. Non si era mai pentito della fuga. L'unica cosa che lo tormentava era il non poter far visita alla tomba di sua madre Sophia, morta dandolo alla luce in seguito a gravi complicazioni e all'età un pò avanzata.
Tra Jason e il fratello Sebastian c'erano ben 10 anni di differenza e date le tragiche circostanze della sua venuta al mondo, in famiglia non era mai stato molto ben voluto. La zia materna Sally si era presa cura di lui dandogli tutto il calore di una famiglia fino ai suoi 12 anni, quando un grave ictus la rese inferma e incapace di badare a se stessa. Jason era solito andarla a trovare spesso in clinica, anche se lei non riconosceva più nessuno. Tramite lei era riuscito a conoscere e ad amare sua madre pur non avendola mai conosciuta e sempre grazie a lei ereditò l'amore per l'arte, che era stata anche una delle grandi passioni di sua madre.
Camminando perso tra i ricordi giunse proprio di fronte al vecchio palazzone in cui si era preso un piccolo appartamento. Stette per qualche momento a guardarlo, poi sospirò profondamente ed entrò nell'androne.

==Bassifondi di Londra==
"Dì, mi prendi per il culo? Quale parte di 'non voglio più fare affari con te' non ti è chiara?"
"Questo non ha nulla a che fare con il club!"
"Ma ha a che fare con te, Rilke! La mia risposta è NO." Anayis marcò con il tono di voce l'ultima parola.
"Senti... ti dò una percentuale, che dici?"
"Dico che non voglio più avere nulla a che fare con te e con i tuoi loschi affari, è chiaro ora?"
"Oh andiamo, non mi dire che ti sei messa a fare la brava bambina An... ti conosco troppo bene, non è da te."
"Tu non mi conosci affatto, stupido idiota!" tuonò Anayis alzandosi dalla sedia. Gordon gracchiò nell'oscurità. "Quello che faccio della mia... vita... non ti deve riguardare. Lavoro solo ed esclusivamente per ME, ora. Fuori di qui."
"An, ti prego!" le si avvicinò di qualche passo a mani giunte "Se non consegno i licantropi che mi hanno chiesto quelli mi fanno fuori! Io non sono in grado di individuarli, solo tu puo-"
"E mentre ero su un'isola sperduta chissà dove come te li procuravi gli amichetti pelosi, huh?" lo interruppe Anayis.
"Cacciatori di licantropi, ma-"
"E allora vai dai tuoi amici cacciatori. Come te li hanno trovati prima te li possono trovare pure adesso!" lo interruppe di nuovo.
"Già, certo! Peccato che poi i due terzi di quello che guadagno per ogni lupo lo devo dare a loro. E a me restano le briciole!"
"Ed è già troppo per un viscido tramite come te." disse Anayis con disgusto. "Trovateli da solo, no? Sei un licantropo anche tu, li sai individuare meglio e prima di qualsiasi cacciatore."
"Sai bene che non ho una gran bella reputazione tra la nostra..." indugiò con lo sguardo sulla donna. Non era più una lupa, ma cosa fosse diventata non lo aveva ancora capito. "beh... MIA specie. E non ho modi. Ci vuole arte nell'adescare e ingannare la gente e tu sei una maestra in questo."
"Giusto. Tu invece sei un maestro nell'arte di tradire." Gli si avvicinò e lo guardò fisso negli occhi, piena di ira "Quanto ti hanno dato per avere me?"
"Non erano gli stessi a cui vendo i lupi. Non so chi fossero. E non mi hanno nemmeno pagato! Mi hanno solo detto 'o ci dai la lupa o ci prendiamo la tua vita' ...non ho avuto scelta, capisci?"
Anayis gli diede uno spintone che lo fece ruzzolare a terra, sbattendo pesantemente il sedere. "Sei pietoso! Venderesti pure tua madre pur di salvarti quelle luride chiappe." disse con una smorfia. "Porta il tuo culo pulcioso fuori dalla mia stanza e torna soltanto quando avrai i soldi. I lupi che devi a quella gente sono un problema tuo." Con un gesto richiamò Gordon che gracchiando le si appollaiò sulla spalla. Rilke si alzò goffamente da terra e si affrettò a lasciare la mansarda.
Anayis tornò a cullarsi sulla sedia a dondolo coccolando Gordon. "Se quei lupi non li consegna all'Aurore Sanglant... allora a chi? Chi recluta licantropi e per farne cosa?" Domande che riecheggiavano senza risposta nella mente dell'ex lupa.

==Londra, cantiere abbandonato==
Le luci intermittenti dei lampeggianti della polizia sfregiavano l'oscurità notturna. Lì intorno era tutto un muoversi concitato di personale del coroner e di agenti della scientifica e un gran vociare della piccola folla di curiosi che si era radunata sul luogo del delitto.
L'ispettore sbuffò "Allora Galt, vuoi riassumermi i dati che avete raccolto?"
"Certo ispettore. La vittima è un maschio, bianco. Apparentemente intorno ai 25 anni di età. A giudicare dallo stato del corpo la morte dovrebbe essere avvenuta all'incirca un paio di giorni fa. Morte per dissanguamento. La vittima presenta un profondo e netto taglio alla gola, mentre tutti gli arti sono stati mutilati all'altezza dei gomiti e delle ginocchia. Gli arti non sono ancora stati ritrovati. Non sono presenti segni visibili di lotta sul corpo. La vittima non ha documenti, dunque per ora la sua identità è sconosciuta."
"Hum... non abbiamo già affrontato un caso simile?"
Galt annuì "Esatto, diversi mesi fa se non erro. Purtroppo è rimasto irrisolto. Se dopo l'autopsia risulterà che gli arti sono stati tagliati prima dello sgozzamento, saremmo di fronte ad un caso esattamente identico."
"Terminate tutte le constatazioni del caso, poi presentate un dettagliato rapporto in centrale ed avviate le indagini." ordinò l'ispettore.

==York==
Le chiavi della porta di casa erano andate perdute, ma poco importava. Jason strinse la maniglia e fece forza, dando una vigorosa spinta con la spalla. La porta si aprì senza opporre resistenza. A terra proprio dietro la porta c'erano un sacco di lettere. Sicuramente si trattava di posta recapitata durante la sua assenza. Raccolse distrattamente le buste e le gettò sul tavolo, decidendo che le avrebbe guardate più tardi. Premette gli interruttori, ma non si accesero le luci... sicuramente gli era stata interrotta l'erogazione dell'energia elettrica, dato che non aveva potuto pagare le ultime bollette. Poco male, lui al buio ci vedeva benissimo comunque. Scrollò le spalle manifestando la sua indifferenza al fatto, ma poi gli venne in mente che probabilmente era toccata la stessa sorte anche all'acqua, al gas e alla linea telefonica. Facendosi strada nel buio con estrema sicurezza andò a constatare e scoprì che i suoi dubbi erano più che fondati. Gli sfuggì un ringhio basso, aveva proprio bisogno di un bel bagno caldo e di un buon pasto. E poi doveva chiamare Ronnie. Sbuffò pesantemente, scosse la testa ed allargò le braccia in segno di sconfitta. Pazienza, avrebbe aspettato. La notte stava comunque volgendo al termine e l'indomani si sarebbe occupato di far ripristinare tutto quanto. Ora non aveva nessuna voglia di crucciarsi, anche se immediatamente pensò che sull'isola non avrebbe avuto di questi problemi. Per mangiare gli bastava andare a caccia, l'acqua era reperibile ovunque e la sua ragazza era sempre al suo fianco. Di nuovo avvertì una stretta allo stomaco e senza pensarci due volte, preso dallo sconforto, lasciò l'appartamento e rapidissimo salì le scale che portavano al tetto dell'edificio. Inspirò profondamente, alzò gli occhi al cielo dove benevola la luna lo accarezzava coi suoi deboli raggi. Si sdraiò sul freddo cemento, fissandola e sforzandosi di immaginare di avere la selva attorno a lui, mentre fiaccamente la città iniziava a risvegliarsi dal letargo notturno.

==Glasgow==
Nykaa era seduta sul divano, nel salottino di casa sua. Gli occhi e le orecchie costantemente puntati al telefono.
"Che hai?" Rainbow le si sedette accanto.
Nykaa alzò gli occhi a guardare l'amica con l'espressione di un cucciolo bastonato, poi li riabbassò senza rispondere alla domanda.
"Oh ti prego!" Rainbow si alzò volgendo gli occhi al cielo "Non mi dire che stai ridotta così per quel lupo eh?"
"Non mi ha ancora chiamata! E' passata una settimana da quando abbiamo lasciato Londra e non si è ancora fatto sentire... e se mi avesse dimenticata? E se avesse un'altra? E se gli fosse successo qualcosa? E se-"
"E se l'avessero rapito gli alieni?" la interruppe sarcastica l'amica. "Non ti sembra di fare un pò troppi drammi, hmm? Sai che doveva andare a Cardiff con Rick e se non sbaglio ha detto che ti avrebbe chiamata non appena tornato a York, giusto?"
L'altra annuì.
"Bene, allora vuol dire che non è ancora arrivato a casa! Immagino che per dei genitori non sia facile accettare che il figlio sia stato il prescelto per far risorgere dentro di sè il padre di tutte le genie demoniache! Magari ci è voluto più tempo del previsto, non credi? Insomma noi siamo abituate al soprannaturale, ma dobbiamo ricordare che la maggior parte della gente là fuori ignora queste cose." sorrise benevola.
"Si ma... potrebbe almeno farmi sapere qualcosa!"
"Uffaaaaa! Ma da quando sei così piagnucolosa? Ma guardati! Per un uomo poi!! Ah, se la Nykaa pre-isola si vedesse ora... le prenderebbe un coccolone!"
"Ma dai Eliza, sono solo preoccupata."
"No, sei paranoico-ossessiva! Forza, alza le chiappe!" e la tirò su di peso dal divano "Non sono venuta qui per vederti piagnucolare sopra il telefono. Sai qual è la miglior cura contro il mal d'amore? Un pò di sane scazzottate! Avanti sorella, la mia palestra super-attrezzata ci aspetta!"
Vedendo che Nykaa non accennava a mostrare entusiasmo, Rainbow riprese: "Hum... potremmo disegnare un ritratto di Anayis ed attaccarlo sopra un sacco da pugile, che ne dici? Così sai, per aumentare l'ispirazione a tirar dei gran cazzotti!"
"Tu sei tutta matta!" rise Nykaa.
"Lo so! Ma sta proprio qui il mio fascino, no?" e si atteggiò a vamp. Ridendo lasciarono l'appartamento dirette alla palestra.

La permanenza delle due Slayers a casa dei rispettivi genitori era durata solo 3 giorni, giusto il tempo di rassicurarli ampiamente sulla loro salute. La natura ribelle e indipendente delle ragazze non era compatibile con la vita famigliare che ai loro occhi significava scarsa libertà! Al loro rientro a Glasgow i collaboratori del "The Wild Rose" avevano preparato una mega festa di bentornato, con musica, danze, svago per tutti i gusti e alcool a fiumi! La serata registrò un pienone mai visto prima e incassi stratosferici... nonchè dei gran mal di testa post-sbornia per tutti, avventori, proprietarie e collaboratori!

==York==
Jason era diretto al suo laboratorio, chissà come l'avrebbe trovato? Samuel e Jake avevano continuato l'attività? Come andavano gli affari? Rifletteva mentre camminava per le strade di York. I vecchi vestiti che aveva ritrovato in casa ormai gli andavano un pò stretti, la vita nella giungla gli aveva gonfiato parecchio la muscolatura, specialmente nelle gambe. Avrebbe dovuto rifarsi il guardaroba, era una tortura camminare con quei pantaloni così attillati! E pensare che quando usciva con Anayis si vestiva spesso così, per assecondare i suoi capricci. Quando la conobbe abitava a York da almeno due anni e studiava Arte e Restauro alla York St.John University. Samuel e Jake lo avevano convinto a partecipare ad un gita a Londra, benchè lui fosse sempre riluttante a praticare troppa vita sociale, sentendosi diverso e pericoloso a causa della sua licantropìa. Una notte capitarono in un pub e fu lì che Anayis lo avvicinò. Lei ne rimase subito affascinata, soprattutto perchè aveva fiutato la natura di Jason e percependo il suo timore gli svelò di essere come lui. Jason non aveva mai incontrato altri lupi e per lui fu molto importante capire di non essere solo. Nel periodo seguente intrecciò una relazione con la lupa che nel frattempo aveva letteralmente perso la testa per lui. Jason però non condivideva il modo di fare non sempre limpido di Anayis... la sua aggressività e spesso perfidia lo infastidivano. Quando Jason decise di troncare la relazione Anayis reagì malissimo, lo minacciò, lo intimò di starle lontano e mise in giro delle falsità che obbligarono Jason a non rimettere piede a Londra per diverso tempo. Non la rivide nè sentì nominare per almeno un paio d'anni, cioè fino a quando non se la ritrovò proprio fuori casa. Voleva far rientrare Jason nella sua vita, ma il ragazzo non si fidava affatto del suo socio Rilke, con il quale aveva da poco aperto un locale in una zona malfamata di Londra. Si tennero comunque in contatto e in buoni rapporti, anche se la lupa sperava sempre in un ritorno di fiamma. Da quando poi Rilke li aveva fatti spedire sull'Isola le cose erano degenerate, svelando in pieno la vera natura di Anayis. Chissà che diavolo stava facendo in quel momento?
Rimuginando tra sè Jason giunse al laboratorio; era aperto e a giudicare dalla merce distribuita qua e là in attesa di restauro poteva dedurre che gli affari stavano andando bene! Quando entrò Samuel e Jake rimasero basiti per la sorpresa, salvo poi corrergli incontro e tempestarlo di domande, felicissimi di vedere che stava bene ed in buona salute. Parole e abbracci si sprecarono e preso dall'eccitazione degli amici Jason dimenticò per un pò la malinconia delle ore precedenti... e dimenticò anche di chiamare Nykaa dal telefono della bottega.

==Stonehaven==
"Non vedo l'ora di rivederti!"
"Anche io piccola... mi manchi tanto. Ti amo..."
"Ti amo."
Storm era al telefono con Mike quando le cadde l'occhio sulla TV accesa mentre davano il notiziario; a Londra era stato rinvenuto il corpo mutilato del giovane Clifton Quincy, incensurato. La polizia stava scavando nella vita del giovane per risalire ad un movente per l'orrendo omicidio. Quando venne mostrata la foto del ragazzo, Storm rimase a bocca aperta "Oh mio dio..." esclamò con un filo di voce.
"Piccola? Che succede?"
"Niente amore... devo lasciarti, ti richiamo dopo! Devo fare una telefonata urgente, scusami!"
"Ma..."
"Ti spiego tutto più tardi, bacio!"
Storm chiuse la conversazione e compose velocemente un altro numero "Avanti rispondi, rispondi..." mormorò tra sè nervosamente.
"Pronto?"
"Neve! Grazie al cielo sei in casa! Dimmi che hai visto il notiziario! L'omicidio di Clifton Quincy!"
"Andrea? Oh grazie, io sto bene, e tu?"
"Si sono io. Per favore rispondimi! A dopo le chiacchiere."
"Certo che l'ho visto, qui non si parla d'altro. Povero ragazzo.. che fine orribile. Ma perchè ti interessa tanto?"
"Quello era il licantropo che ha tentato di uccidermi all'Hilton..."

to be continued

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Chapter 3 - Long Distance Talking - by DarkWilde




Kensington, Londra

Quando aprì gli occhi non sapeva dove si trovava. La sensazione di smarrimento durò solo un attimo, ma in quel lasso di tempo si era aspettata di vedere sopra di sé il soffitto di una grotta. Invece il soffitto che la sovrastava era affrescato con pacchiane scene mitologiche di guerra e stucchi di bianche foglie di acanto con accenni dorati ai lati delle pareti. I suoi genitori avevano veramente un gusto pessimo!
Soffocando uno sbadiglio la ragazza si alzò a sedere sul gigantesco letto che troneggiava al centro della stanza. L'orologio della sveglia elettronica segnava le otto e un quarto. Alla fine ce l'aveva fatta a addormentarsi. Non che non fosse stanca. Per quanto fosse tornata a Londra già quasi da una settimana ancora non riusciva a riabituarsi al fuso orario. Ma dopo la telefonata di Storm, il pomeriggio del giorno precedente, non pensava che sarebbe riuscita a prendere sonno. Aveva passato il resto del pomeriggio a cercare di rintracciare un detective di Scotland Yard amico dei suoi genitori, e quando lo aveva trovato lo aveva convinto a vederla per cena. Quello che le aveva detto non le era piaciuto.
David MacLean non era assegnato al caso dell'omicidio del giovane Clifton Quincy ma teneva le orecchie sempre bene aperte, e sapeva che l'omicidio era già stato collegato a un altro avvenuto diversi mesi prima. Non sapeva molto altro, a parte il fatto che anche la vittima precedente era un giovane ragazzo a cui erano stati tagliati gli arti prima che venisse ucciso. L'autopsia sul corpo di Clifton non era ancora stata eseguita e, fino a quel momento, sarebbe stato difficile sapere qualcosa di definitivo. Non c'erano sospettati per l'omicidio di Clifton né per il precedente e i due ragazzi non erano collegati tra di loro, almeno non che la polizia sapesse. In effetti, brancolavano nel buio.
Due colpi leggeri alla porta della sua stanza fecero tornare la ragazza al presente. Non fece neanche in tempo a dire 'Avanti' che la porta si aprì con decisione per lasciar passare un carrello coperto da una tovaglia bianca di fiandra con sopra un grosso vassoio Sheffield contenente tutto il necessario per una sana colazione inglese. Il carrello era seguito dall'inamidata governante dei suoi, Grace.
“Buongiorno, miss Neve. Vedo che è già sveglia.” disse mentre avvicinava il carrello al tavolino intarsiato che si trovava sotto l'ampia finestra e cominciava a disporre i piatti.
La ragazza mormorò un 'buongiorno' di rimando mentre si alzava dal letto e si stiracchiava languidamente. Il profumo che veniva dal carrello era la miglior sveglia che potesse immaginare. Dopo tutto quel tempo a razioni limitate sull'Isola, da che era tornata a casa ogni scusa era stata buona per mangiare il più possibile tutte quelle cose che le erano mancate e anche quelle che di solito non apprezzava.
Dopo aver sistemato tutto sul tavolino, Grace aprì le pesanti tende per lasciare entrare la luce del pallido sole londinese nella stanza.
“I suoi genitori sono partiti stamattina presto, miss Neve. Nella cartella sul tavolo troverà una loro nota per lei, oltre alle carte di credito che le hanno fatto rifare.”
“Di nuovo? Dove sono andati stavolta?” chiese Neve sedendosi sulla comoda poltroncina di fronte alla sua colazione e dando uno sguardo veloce all'interno della cartella. Lesse il biglietto dei suoi, nulla di più che saluti e vaghi accenni ai loro progetti futuri.
La governante finì di versarle il tè prima di rispondere.
“Brighton, miss Neve. Hanno preso l'autista quindi, se ha programmi per oggi, posso provvedere a farle chiamare un autista a noleggio.” disse togliendo il coperchio da un piatto fumante di uova strapazzate e bacon.
“Non sarà necessario, Grace. Penso partirò anche Io, più tardi.” La ragazza alzò la tazza di tè fumante e aspirò a pieni polmoni la fragranza della mistura. Era proprio come piaceva a lei. Tè nero, miele e una sottile fettina di limone.
“Come desidera, miss Neve. Se non c'è altro....”
“No, Grace. Grazie.”
La ragazza aspettò che la governante fosse uscita per prendere il telefono. Compose velocemente un numero e aspettò pazientemente che la voce pre-registrata finisse il suo messaggio. Dopo il trillo di avviso di registrazione, parlò.
“Sono Wilde. Spero che tu abbia visto il telegiornale ieri. Penso che potremmo avere un problema. Ti chiamerò più tardi quando avrò rimediato un nuovo cellulare. Cià!”.
Sapeva di essere stata abbastanza criptica da suscitare l'interesse del suo Osservatore. Non dubitava del fatto che lui sarebbe rimasto appiccicato al telefono per sapere di cosa si trattava dopo aver sentito il messaggio. Era troppo curioso.
Con un piccolo sorriso cattivo tornò a dedicarsi alla sua colazione.

Aracnis Bar, Londra

“Ti ho detto che al momento non c'è merce in giro!”
Rilke si trovava nella cantina del suo locale. Teneva il cellulare vicino all'orecchio come se volesse farcelo entrare a forza, e sudava. Era sceso in cantina sperando che fosse più fresca, era parecchio al di sotto del livello del Tamigi, ma continuava a sentire caldo. O forse era la persona dall'altra parte del telefono che lo faceva sudare.
“Non è questione di essere pigro!” urlò nel telefonino.
“La questione è che negli ultimi due giorni non si è visto un peloso a pagarlo oro! Devono aver paura... dopo il fatto del ragazzo...” ma si bloccò improvvisamente quando la voce che gli parlava superò di varie ottave la sua.
“Sì! E' quello che ho sempre fatto, o no?” continuò poi, ancora più nervoso. Goccioline di sudore gli scendevano dalle tempie fino a raggiungere il mento. Il ragazzo si passò una mano davanti al viso per asciugarle, gli occhi fissi verso la parete senza intonaco.
“Va bene... Ho capito. Sì! Una settimana basterà, ne sono certo!” pigiò il pulsante per chiudere la comunicazione e rimase a guardare il cellulare come se fosse colpa sua. Poi, lo scagliò con forza contro la parete di fronte a lui, rompendolo in mille pezzi.

Victoria Station, Londra

“Stooorm? Sì, sono Io. Segnati il numero.” Wilde aspettò un attimo che Storm si segnasse il suo nuovo numero di cellulare prima di continuare. “Senti, ho parlato con un amico dei miei, un detective. Mi farà sapere non appena avranno fatto l'autopsia.”
Storm cominciò a dire qualcosa ma allo stesso tempo l'altoparlante iniziò a gracchiare qualcosa a volume spropositato.
“Come? Aspetta! Non ti sento!” Con una mano a tappare l'orecchio libero Wilde aspettò che l'annuncio finisse. Intanto, guardava con interesse una vetrina di un negozietto di cioccolata.
“Dicevi?” riprese non appena il rumore assordante finì.
“Sì, sono alla stazione. Ho pensato di andare a fare una sorpresina al nostro Osservatore. Voglio frugare un attimo tra le sue carte per vedere se c'è qualche somiglianza con riti arcani o altro del genere.”
Senza indugi la ragazza entrò nel negozietto e prese una scatola di cioccolatini ripieni, poi la posò di fronte alla commessa insieme a una banconota da dieci. Scosse la testa alla commessa quando questa le chiese se volesse una bustina da regalo, ma intanto ascoltava attentamente la sua amica slayer. Dopo aver preso il resto e messo la scatola in borsa si avviò fuori, verso il suo binario.
“No, oggi non le ho ancora sentite. Passagli il mio nuovo numero e dì a Nykaa di non preoccuparsi. Sono sicura che a Jason non è successo niente. Ha dimostrato più volte di sapersela cavare.”
Rimase ancora ad ascoltare con un sorriso divertito sulle labbra mentre Storm le descriveva per filo e per segno le torture che lei avrebbe inflitto a Mike se mai avesse fatto a lei la stessa cosa. Poi, torcendo le labbra per una descrizione particolarmente truculenta, decise che era arrivato il momento di attaccare.
“Senti... il mio treno sta per partire... sì, se ce la faccio riparto stasera stessa per Edimburgo. In caso ci vediamo direttamente domani. Sì. Ok. Ti farò sapere. Un bacione!” Wilde chiuse il telefonino e lo gettò nella borsa che portava a tracolla, riprendendo a camminare in cerca del suo vagone e posto sul treno per Bath.

Bath

L'ora e un quarto da Londra a Bath la occupò facendo telefonate a tutti i numeri importanti nella sua agendina per lasciare il suo nuovo recapito. Le due persone che condividevano il suo compartimento, un uomo d'affari e un'anziana donna con la faccia da bulldog, l'avevano guardata male a più riprese, seccati dal suo interminabile chiacchiericcio. Wilde non se ne era crucciata, e a ogni loro sguardo torvo aveva risposto con un falso sorriso a trentadue denti, sfidandoli a dirle qualcosa.
Quando il treno entrò in stazione riprovò il numero del suo Osservatore, le sembrava carino avvertirlo del suo arrivo invece di presentarsi direttamente a casa sua come un uccello del malaugurio.
Joss sollevò la cornetta al secondo squillo.
“Sì? Chi parla?” Ormai, Wilde lo conosceva abbastanza bene da riuscire a sentire il leggero nervosismo della voce, come se fosse occupato con qualcosa di importante e rispondere fosse stata una seccatura.
“Joss? Prenota in qualche ristorantino e mandami l'indirizzo. E' quasi ora di pranzo e voglio parlare con del buon cibo davanti. Ho fame!”
Riattaccò senza dargli il tempo di controbattere. Il treno era già fermo, ma Wilde se la prese comoda. Era quasi arrivata alla fermata dei taxi quando il suo cellulare emise un trillo che segnalava un nuovo messaggio.
“Xian Restaurant, 28 Charles street”
Doveva supporlo che l'Osservatore fosse il tipo da ristorante cinese. Probabilmente era il posto dove prendeva il take-away invece di cucinare per sé stesso. Se lo immaginava, impegnato nelle sue scartoffie finché la fame non colpiva. Avrebbe anche scommesso che il ristorante si trovava, se non nella stessa strada dove lui abitava, quantomeno a meno di 500 metri. Tipico dell'uomo pigro!
Wilde entrò nel primo taxi disponibile e gli diede l'indirizzo. Il suo stomaco cominciava già a brontolare.

Joss William Reynolds, B.A., M.A., Ph.D e D.Phil , ex pupillo emerito di Oxford nonché Osservatore del Concilio degli Osservatori, la stava aspettando fuori dal ristorante in maniche di camicia e con una faccia che non prometteva niente di buono. A Wilde veniva da ridere. Mentre pagava il suo taxi lanciava sguardi veloci all'Osservatore per valutare la sua reazione e il livello di incazzamento. Non le pareva nulla che non potesse affrontare, però. Così, finalmente girandosi per salutarlo, lanciò un urletto insulso da ragazzina e gli gettò le braccia al collo per spiazzarlo ancora di più. Voleva divertirsi prima di arrivare al punto in cui avrebbero parlato solo di cose serie.
Joss rispose solo schiarendosi la gola e mormorando qualcosa che sembrava molto un saluto.
“Ma come? Non sei felice di vedermi?” gli chiese la ragazza con voce in falsetto e spalancando gli occhi fino a renderli tondi come due cocomeri.
“La malattia della signorina Cassandra deve essere contagiosa,” mormorò Joss per tutta risposta. Poi, prendendo per un braccio la ridacchiante slayer, la guidò all'interno del ristorante.
Come volevasi dimostrare, una delle cameriere salutò Joss chiamandolo per nome. Wilde scoppiò a ridere.
Quando finalmente furono seduti e ebbero ordinato fu il momento di smettere di giocare.
“Allora, quale cosa di stratosferica importanza ti ha spinto a chiamarmi e lasciarmi un criptico messaggio che mi ha fatto rodere per ore e alla fine ti ha portata direttamente qui?”
L'Osservatore sembrava mantenere la calma. Sorseggiava tranquillamente del vino bianco - Wilde aveva declinato l'offerta di fargli compagnia e aveva preferito un tè verde - e la guardava da sopra il bordo del bicchiere con aria curiosa.
“Come saprai se hai seguito i notiziari, Clifton Quincy è stato trovato morto con gli arti tagliati all'altezza del gomito e del ginocchio.” Wilde rispose versando il suo tè nella tazzina.
“E come mai Clifton Quincy, chiunque lui sia, ci interessa?” le chiese con aria dubbiosa Joss.
“Fidati, ci interessa. Quello che non sai è che questa stessa persona ha tentato di uccidere Storm la notte stessa in cui siamo tornati a Londra.” Alzò una mano a bloccare l'Osservatore che aveva strabuzzato gli occhi con fare indignato.
“No. Non te lo abbiamo detto subito perché non ci sembrava importante. Ora però la cosa assume un'altra dimensione. Ho parlato con un detective amico dei miei genitori. Mi ha detto che mesi fa c'è stato un altro omicidio simile. Una cosa che Scotland Yard non sa, e che Io non gli ho detto, è che questo Clifton era un licantropo. Loro non hanno trovato, almeno non ancora, nessuna connessione tra le due vittime. Ma Io, non so perché, ho la sensazione che l'altra vittima potesse essere anche lui un... diverso, diciamo.”
La ragazza si interruppe per sorseggiare il suo tè.
“Perché questo Clifton avrebbe provato a uccidere Storm?” chiese Joss approfittando della sua pausa.
“Non ne ho idea. E neanche Storm.” disse sottolineando l'ultima frase e fermando la mano dell'Osservatore che era andata direttamente al suo cellulare. Senza dubbio per chiamare Storm e chiederlo direttamente a lei.
“E perché Storm lo ha lasciato andare? Poteva almeno denunciarlo, o interrogarlo, o fare qualcos'altro!”
Alla domanda di Joss, Wilde alzò una mano e fece un gesto misterioso muovendo leggermente le dita.
“Ah! Va bene. Lo ha interrogato.. a modo suo. Capisco. E non ne ha ricavato niente?”
“Nulla di utile. Qualcuno gli ha ordinato di ucciderla, ma lui non sapeva chi. E ha anche detto che se non ubbidiva lo avrebbero fatto sparire.”
Wilde si bloccò mentre la cameriera sistemava davanti a loro due quello che avevano ordinato e gli augurava buon appetito. Appena questa si fu allontanata Joss si avvicinò con fare da cospiratore e riprese la conversazione con tono più basso.
“Bene. Lo hanno veramente fatto sparire, in un certo senso. Sappiamo altro?”
“Al momento, no. Non appena avranno fatto l'autopsia il detective MacLean mi chiamerà per farmi sapere. Ma intanto...” e agitò le bacchette per aria per dare enfasi. “Tu ed Io potremmo cercare nella tua estesa libreria se c'è qualcosa che richieda parti di arti, o tronconi di persone per riti o se il metodo usato per uccidere il ragazzo somiglia a qualche tipo di omicidio rituale.” Concluse facendo schioccare le bacchette l'una contro l'altra.
“Mi sembra ragionevole. Finiamo di mangiare e saliamo a casa mia. Abito al secondo piano del portone qui accanto.”
Wilde rise di nuovo. Proprio come volevasi dimostrare!

Stonehaven, Scozia

“Sì, ha detto che sarà a Edimburgo domani al più tardi.”
Storm giocherellava con una penna alla scrivania del suo ufficio. E intanto, ascoltava le ultime notizie da Glasgow.
“Raccontami cosa gli ha detto Nykaa?” disse nella cornetta. Meglio passare il pomeriggio al telefono con la sua amica Rainbow che tornare ai suoi conti. Aveva già passato tutta la mattinata a sistemare i numeri del suo centro benessere, e si era discretamente annoiata. Sapere cosa Nykaa aveva detto a Jason quando lui si era finalmente ricordato di chiamarla era decisamente più interessante.
“Ma dai! Sul serio? Io non gliel'avrei fatta passare così liscia.” rispose lasciandosi andare indietro sullo schienale della poltrona.
“Sì, capisco. Lei era troppo felice di sentirlo, ma se non gli insegna subito come comportarsi potrebbe succedere di nuovo.” fece notare all'amica dall'altra parte del telefono. Lasciò cadere la penna sulla scrivania e spostò la cornetta all'altro orecchio.
“Vabbè, contenta lei.... sì. Mike sta bene. Vi saluta. Anzi, segnati il numero. Magari potete passare a fargli un salutino quando non lavora. Vi invidio, sai? Voi potete vederlo quando volete mentre Io mi devo organizzare, uffa!”
Storm dettò il numero a Rainbow.
“Non ti azzardare! Lo so come siete voi due insieme. Non voglio che lo facciate ubriacare! Se vengo a sapere una cosa del genere prendo la macchina.. anzi, affitto un elicottero e vengo a straziarvi di botte! Ci siamo capite?”
La minacciava, ma intanto aveva un sorriso tranquillo in viso. Tanto lo sapeva che le sue due sorelle slayers si sarebbero comportate con Mike come se lo tenessero sotto controllo per lei.
Dopo i vari saluti riattaccò. La telefonata l'aveva tranquillizzata. Almeno a Jason non era successo niente. Certo, dimenticarsi di chiamare la sua ragazza perché si era messo a lavorare a un mobile antico con i suoi due amici non era giustificabile. Ma se a Nykaa stava bene, doveva star bene anche a lei. Ora, rimaneva da vedere che notizie riceveva Wilde. Che seccatura aspettare! Tanto valeva finire di sistemare i conti della Beauty Farm, almeno così non pensava. Con un sospiro riprese la penna e avvicinò uno dei registri di cassa.

Bath

“Niente! In tutti questi libri non c'è niente e Io mi sono stufata!”
Wilde lasciò cadere il libro che fino a un momento prima aveva tenuto ben stretto – un passaggio sulla mancanza di gambe aveva attratto la sua attenzione, finché non aveva scoperto che si trattava di un rituale per la fecondità da tenersi in ginocchio – e si alzò in piedi.
“Sei stata tu a voler fare delle ricerche, mi pare di ricordare.” le fece notare placidamente Joss.
“Sì, ma qui non c'è niente! E Io mi sono stufata di stare seduta, voglio fare qualcosa. Ci sono cimiteri qui intorno?” chiese guardando fuori dalla finestra. Fuori era notte e la ragazza era sicura che un po' di movimento l'avrebbe aiutata a tornare di buon umore, e soprattutto a digerire il più che lauto pranzo che aveva ingurgitato.
L'Osservatore le indirizzò uno sguardo quasi disgustato.
“Siamo a Bath. Il quartier generale del Concilio è poco fuori città e dentro ci sono almeno un centinaio o più di slayers alla volta per addestrarsi. Non c'è l'ombra di un vampiro per miglia e miglia. Né demoni, né altro. Questa è la zona più sicura di tutta l'Inghilterra.”
Wilde si risedette sul divano con un tonfo, delusa.
“In ogni caso, hai ragione.” riprese l'Osservatore. “Penso che tra questi libri non ci sia quello che cerchiamo. Direi di smettere e andare direttamente al Concilio per consultare la loro biblioteca. Se non lo troviamo lì non lo troveremo da nessuna parte.” Si alzò e prese la giacca.
“Ah, Joss? Sono le dieci e mezza di sera. Se andiamo ora al Concilio ci staremo tutta la notte. E se sanno che sono lì sarò costretta a fare il mio rapporto sull'Isola ora, e sinceramente, non ne ho proprio voglia.” gli fece notare Wilde.
“Ora o tra meno di un mese, che importa?” le chiese lui.
“Meglio tra meno di un mese. E poi, ci saranno anche le altre e non sarò costretta a parlare tutto il tempo.” Si alzò anche lei.
“Facciamo così, tu vai al Concilio, Io me ne vado in albergo a farmi un bagno. Così domani mattina posso prendere il primo treno per Londra.”
“Puoi anche dormire qui, non c'è bisogno di...”
“No, no. Ti ringrazio ma non ho voglia di dormire sul divano.” Prese la sua borsa, ma Joss provò ancora a farla desistere.
“Siamo nel pieno della stagione estiva qui, ci sono le terme e gli alberghi sono tutti pieni.”
“Uomo di poca fede! Pensi che sia venuta senza pensarci? Grace mi ha già prenotato una camera.” gli rispose con un sorriso. “Chiamami se hai novità, OK?” disse avviandosi alla porta. Effettivamente, non era stata lei a pensarci, ma Grace. La governante pensava sempre a tutto. Per fortuna!

Aracnis Bar, Londra

“Devo vederti. Non mi importa se hai da fare o altro. Non posso aspettare.”
Rilke camminava avanti e indietro di fronte al suo locale. Era stato tutta la giornata a spremere le meningi finché non si era ricordato di Orson. Valeva la pena tentare. Stringendo il nuovo cellulare nella mano dalle dita nervose, pregava che Orson non lo mandasse a cagare direttamente senza dargli la possibilità di vederlo per spiegargli quello che aveva in mente.
Fu quasi sorpreso quando la voce dall'altro capo della linea gli diede un appuntamento per il giorno dopo.
“Grazie!” gli disse con fervore. “Ti assicuro che non te ne pentirai. A domani.” Chiuse la comunicazione con un sospiro di sollievo.
Lentamente si avviò verso la porta dell'Aracnis Bar. Prima, con la coda dell'occhio aveva notato una biondina entrare con alcuni amici. Era proprio il tipo che piaceva a lui, piccola e, almeno a vederla, vulnerabile. Stasera era sicuro che si sarebbe divertito. Ne aveva proprio bisogno.

Treno per Londra

“Sì, Grace. Solo andata. Rimarrò per qualche giorno, per qualsiasi cosa potrai trovarmi al mio appartamento. Grazie!”
Wilde richiuse il telefonino e si girò a guardare il panorama che sfrecciava dal finestrino del treno. All'arrivo a Londra avrebbe preso il treno per l'aeroporto e da lì l'aereo per Edimburgo. Grace le avrebbe fatto trovare il biglietto al desk della British Airways e poi, dopo un'ora sarebbe arrivata finalmente a destinazione. Beh, senza contare il tempo del taxi dall'aeroporto fino al suo appartamentino sul Royal Mile.
Non vedeva l'ora di tornare a casa. Non aveva mai considerato l'appartamento dei suoi come 'casa'. Né la tenuta che i suoi avevano fuori Brighton. Casa era il suo mini appartamentino a Edimburgo, dove si era sempre divertita e dove aveva sempre vissuto dall'inizio dell'università fino a quando non aveva scoperto di essere una slayer, quasi quattro anni dopo. Da quel momento era stata per lo più in giro per gli affari del Concilio. Anche il piccolo maniero fuori Perth che le aveva lasciato il nonno si avvicinava di più a una vera 'sua' dimora. Dopotutto era a suo nome, e non a quello dei genitori. Ma c'erano ancora tanti lavori da fare per renderlo veramente abitabile. Non ci era mai rimasta per più di un giorno o due; a parte la camera padronale e il salone il resto cadeva quasi a pezzi.
Chissà. Forse poteva chiedere a Jason di consigliarle qualcuno per il restauro, se non poteva farlo lui direttamente. O forse avrebbe dovuto rivolgersi al National Trust per queste cose. Non sapeva come funzionava la ristrutturazione delle dimore storiche. Avrebbe chiesto a Grace. Se lei non lo sapeva, sicuramente non lo sapeva nessuno.
Il trillo del cellulare la risvegliò dalle sue elucubrazioni.
“Sì? Sì, sono Io... David!” Questa volta non si curò di tenere la voce bassa per non disturbare. Era sola nello scompartimento.
“Come? No, non mi disturbi! Dimmi.” rimase zitta ad ascoltare il resoconto del detective. Il suo viso diventava man mano più torvo. Dopo cinque minuti fu quasi con sforzo che tornò a parlare.
“Ti ringrazio per le informazioni David. Sinceramente! Sì, se dovessi sapere qualcosa al proposito ti avvertirò. Grazie.”
Mentre richiudeva il telefonino si chiedeva quale pazzo sadico poteva prima fracassare le giunture con una mazza e poi tagliare gli arti a una persona ancora viva. Il cadavere non mostrava altri segni di tortura; il medico legale supponeva che non fosse stato neanche legato mentre il torturatore faceva il suo lavoro. Con un sospiro compose il numero di Storm sperando di trovarla già sveglia ma prima che facesse colazione. Il racconto di David le aveva messo lo stomaco in subbuglio. In quel momento si pentiva di aver fatto un'abbondante colazione.

Tokyo

“Svolgerai il tuo lavoro con diligenza?” chiese la voce di un uomo in ombra dietro la grande scrivania.
“Sì, signore!” rispose l'altro uomo senza alzarsi dal suo inchino.
“E porterai a termine il lavoro senza alcun riguardo per la tua vita o quella di altri?” chiese ancora la voce.
“Sì, signore!”
“In questa cartella troverai il nome del tuo contatto e la maniera per raggiungerlo. Memorizzalo e distruggilo subito dopo. Ci sono le foto di alcune persone, memorizzale e distruggile subito dopo. Stai per entrare nel loro regno e la missione sarà resa più difficile da questo. Ma tu la porterai a termine comunque. Se non lo farai ne pagherai le conseguenze.”
"Sì, signore! Sono onorato, signore!” rispose l'uomo con fervore.
Rimase inchinato con le braccia lungo i fianchi e le gambe ritte sotto di lui fino a che l'uomo dietro la scrivania fu uscito. Non provò neanche ad alzare la testa per vederlo. Era qui solo per ubbidire.
Quando fu certo di essere solo si tirò su e prese la cartella dalla scrivania. Ripeté tra se il nome e il numero di telefono finché non fu certo che non lo avrebbe più scordato. Poi, alzò le foto una ad una per guardarle. Erano di persone che scendevano da una motovedetta di bandiera filippina. Quattro ragazze, tre uomini e un ragazzino. Tutti occidentali. Le guardò attentamente per dieci minuti. Poi si avvicinò al trita carte e vi passò uno per uno i documenti contenuti nella cartella. Mentre la macchina finiva il suo lavoro tirò fuori un cellulare dal taschino interno della giacca nera e prenotò un posto sul primo volo per Londra.

Edimburgo

Non appena scesa dall'aereo Wilde non fece quasi in tempo a riaccendere il cellulare che questo cominciò a trillare senza pausa. Stava per vedere di chi fosse il primo messaggio quando il telefono riprese a squillare, stavolta per una chiamata. Il display indicava il numero di Joss. Finalmente doveva aver trovato qualcosa, a meno che non chiamasse per riportarle un fallimento.
“Sì. Che hai trovato?” disse rispondendo.
Rimase ad ascoltare basita.
“Yakuza?! Sei sicuro?”
Dire che era sorpresa era poco. Che poteva avere a che fare la mafia giapponese con la morte di due ragazzi inglesi? I suoi dubbi però si dissiparono quando il suo Osservatore le ripeté per filo e per segno quello che le aveva già detto il detective. Il metodo coincideva fino all'ultimo dettaglio.
“Ok, senti...” disse alla fine. “Io sono a Edimburgo, stasera vedrò Storm e le riferirò quello che mi hai detto, e poi chiamerò anche le altre.” Rimase ad ascoltare mentre Joss le parlava ancora.
“Una settimana? Ma dovevamo fare rapporto tra quasi un mese! Come... hai per caso riferito al Concilio quello che ti ho detto?” chiese all'Osservatore con tono minaccioso.
“Ho capito. Sono preoccupati. Va bene. Ci saremo. Nel frattempo, sai dove trovarmi.”
Chiuse il cellulare con uno scatto. Ora era molto seccata. Aveva detto quelle cose all'Osservatore in confidenza e lui non aveva il diritto di andarle a riferire direttamente al Concilio. Il fatto che fosse preoccupato per loro non era una scusante. Già si immaginava come si sarebbero incazzate le altre, e alla fine era solo colpa sua. Non avrebbe dovuto parlarne a Joss. La prossima volta sarebbe stata più attenta a cercare aiuto da un osservatore! La Yakuza dietro a loro, ma quando mai! E che motivo avrebbero avuto per uccidere due licantropi? Le sembrava una cosa campata in aria.
Con passo veloce, si incamminò fuori verso i taxi in attesa.

to be continued

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Chapter 4 - Looking into a Slayer’s Eyes - Written by Paparedda




La Porsche Carrera Nera parcheggiata nella Royal Mile stonava con l’atmosfera medievale della Old Town e quando Wilde la vide, mentre scendeva dal taxi, ebbe un attimo di sconforto. Quando Storm la usava per le lunghe distanze significava che era agitata. Wilde non aveva mai capito come facesse la sua amica a rilassarsi guidando a 180 chilometri orari fermandosi solo per mangiare e fare pipì, ma evidentemente per lei funzionava. Storm infatti sorrideva andandole incontro e abbracciandola perciò il lungo viaggio da Stonehaven aveva dato i suoi frutti.
Il sorriso della slayer però svanì non appena seppe che da lì ad una settimana sarebbe dovuta andare al Concilio.
“E che cazzo Wilde... ma come ti è saltato in mente di parlare con Joss della faccenda!”
“Pensavo ch-“
“Pensavi?! Pensa a questo... adesso non potrò vedere Mike per chissà quanto tempo ed è tutta colpa tua!” urlando Storm si era infilata il giubbotto di pelle intenzionata ad uscire.
“Dove vai adesso?” le chiese Wilde.
“Ad uccidere qualcosa,” grugnì Storm.
“Torni vero?” le urlò dietro Wilde mentre l’amica si fiondava fuori dalla porta.
“Se... se!” le rispose Storm senza voltarsi.
Wilde rimase qualche secondo sulla porta di casa prima di rientrare. Sapeva che dopo aver sbollito la rabbia Storm sarebbe tornata, ma adesso doveva dare la notizia anche alle altre e il senso di colpa la faceva stare male.

Uscita dall’appartamento Storm aveva cominciato a vagare lungo una delle vie secondarie della Royal Mile fino ad arrivare in un’ampia piazza dove una folla di gente festeggiava qualcosa. Magari erano i preparativi per il Festival dello spettacolo che ogni estate era d’obbligo ad Edimburgo o poteva essere qualsiasi altro Festival improntato lì per lì, d’altra parte in Scozia ogni scusa era buona per festeggiare e bere tanta birra.
Ma poi notò due *uomini* che trasportavano una grossa cassa in un vicolo e, incuriosita, decise di seguirli.
Dal suo punto di osservazione Storm vide che i due spostarono delle buste piene di polvere bianca da una cassa all’altra e completarono l’operazione posizionando sopra a quelle due strati di buste di caffè. “Vampiri che spacciano sostanze stupefacenti … questa è una novità!” disse ad alta voce facendosi avanti ed estraendo un pugnale a doppia lama nascosto in una tasca interna del giubbotto appositamente rinforzata e, con l'altra mano, un paletto dalla cintura. I due vampiri, che evidentemente non l’avevano sentita arrivare, trasalirono e si trasformarono immediatamente mentre da dietro le casse ne uscirono altri tre.
“Allora qui c’è una festa! Cattivi, non mi invitate?” chiese ancora Storm facendo un’espressione delusa. Ma nessuno le rispose e lei fece un paio di passi avanti. A quel punto sentì una risata maligna alle sue spalle.
Una dozzina di vampiri l’aveva accerchiata. Senza pensare Storm si mise in posizione di difesa e cominciò a girare lentamente su se stessa.
“Bene. Stasera per cena *slayer in salmì*” disse un vampiro alle sue spalle mentre gli altri ghignavano malignamente.
“Stasera avevo proprio voglia di fare festa, il menù però lascia molto a desiderare, che ne pensate invece di un bel piatto di vampiri in polvere? Già questo suona molto meglio,” rispose la ragazza sorridendo.
Quando tutti i dodici vampiri si lanciarono contemporaneamente su Storm, questa spiccò un salto, con una capriola in volo saltò la fila davanti a lei. Atterrò, si girò e polverizzò il primo, mentre gli altri sbattevano e ruzzolavano uno con l’altro.
“Fuori uno,” disse lei “Oh ... avanti ... in che festa moscia sono finita? Stasera non me ne va bene una accidenti!” disse scuotendo la testa.
I tre che per primi si rialzarono le si scagliarono addosso con ferocia, lei riuscì a bloccare i loro attacchi e ad assestare anche qualche colpo, riuscì a polverizzarne un altro, ma erano troppi e riuscirono a bloccarla. Perse il pugnale e due vampiri la afferrarono per le braccia, quello che sembrava essere il capo le si avvicinò squadrandola “Adesso ti farò passare la voglia di scherzare,” e la colpì ripetutamente al volto provocandole un profondo taglio al labbro. Poi ridendo le chiese “Niente battute pungenti slayer?”
Storm, pur non avendo perso anche la presa sul paletto, era stordita e teneva la testa bassa, quel vampiro colpiva forte, poi sentì i vampiri ridere e si infuriò. I mostri dell’isola erano molto più forti di questi quattro succhiasangue a tradimento e lei non poteva lasciarsi battere da loro. Lasciò che l’ira si impadronisse di lei e quando rialzò il volto i suoi occhi erano neri e i canini sporgenti e allungati, il profondo taglio al labbro si richiuse velocemente sotto gli occhi stupefatti dei vampiri che all’improvviso ammutolirono smettendo di ridere. Quello che l’aveva colpita urlò “Che cosa hai fatto?”
“Io niente. Sei stato tu ... idiota!” così dicendo Storm saltò all’indietro trascinando con se i due vampiri che la trattenevano e li scaraventò al suolo. Poi con un tacco dello stivaletto corto schiacciò la testa di uno dei due polverizzandolo e, con il paletto, polverizzò anche l’altro che si stava rialzando.
“Meno quattro,” sibilò.
Il pugnale era a pochi passi da lei. Una delle vampire cercò di afferrarlo ma lei fu più veloce, con una capriola a terra prese il pugnale e con un calcio basso sgambettò la vampira che cadde lunga distesa e la polverizzò. Con la mano fece segno “cinque”.
I sette rimasti sembravano indecisi se fuggire o combattere.
“Avanti ... noi siamo in sette ... possiamo ancora batterla,” disse uno di loro convincendo anche gli altri che scagliarono contro di lei.
Storm alzò un piede per un calcio circolare in aria e ne colpì due in faccia, continuò il giro con l’altro piede abbassando la mira e ne prese altri due allo stomaco, si abbassò per evitare il quinto e colpì il sesto all’inguine con un pugno. Si alzò e tagliò la testa al settimo.
Poi lanciò il paletto verso la sesta che stava scappando e la colpì in pieno petto. Polvere. Parò due pugni, uno basso e uno alto, con le braccia. Afferrò un braccio lo torse e gli ruppe il gomito, mentre ne colpiva un altro con un calcio allo stomaco. Roteò su se stessa tirandosi dietro il vampiro con il gomito rotto sbattendolo addosso agli altri per allontanarli e lo scaraventò contro il muro. Un colpo netto al collo con il pugnale. Polvere.
Andò a recuperare il paletto con un paio di capriole, schivò un attacco al fianco facendo perdere l’equilibrio al vampiro che aveva tentato di colpirla e lo usò come appoggio per scalciare gli altri due, atterrò e polverizzò il quarto.
I tre rimasti si diedero alla fuga, ma lei non aveva intenzione di lasciarli andare. Si lanciò verso di loro come una furia e con un salto in avanti li atterrò tutti. Con le ginocchia teneva fermo quello al centro mentre polverizzava prima il vampiro a destra e poi quello a sinistra. Restava l’ultimo. Il capo. Su cui lei era accovacciata. Posò il paletto con calma, si piegò in avanti e gli sussurrò “Cosa dicevi a proposito delle mie battute?” gli afferrò la fronte torcendogli il collo all’indietro e gli tagliò la gola. Mentre il vampiro sotto di lei andava in polvere Storm alzò gli occhi al cielo e urlò. Ma più che un urlo sembrò un potente ululato.

Storm ansimava più per la paura di quello che era appena accaduto che per la stanchezza della lotta. Era ancora inginocchiata e guardava in su il cielo stellato. Non poteva credere di aver fatto quel massacro in così breve tempo e tutta da sola.
Il trillo del telefonino la svegliò dal suo torpore.
“Si!” urlò alla cornetta.
“Hey Stormy è un pezzo che manchi! E’ tutto ok?” la voce di Wilde sembrava lontana mille miglia, ma in realtà erano le orecchie di Storm che fischiavano.
“No! Non c’è niente ok! E’ tutto uno schifo Wilde ... è tutto uno schifo!” continuò a urlare la ragazza ormai in preda al panico.
“Dimmi dove sei ... arrivo,” le rispose Wilde cercando di non perdere la calma anche lei.
“Scusami di averti urlato, scusami se prima me la sono presa con te ... sono un’inutile stronza di merda,” le rispose invece Storm con voce tremante mentre scoppiava a piangere.
“Storm dimmi solo dove sei che arrivo di corsa,” insistette Wilde.
Tra un singhiozzo e l’altro Storm si alzò e si diresse fuori dal vicolo “C’è ... una piazza e un sacco di gente ... non lo so di preciso dove sono,”
“Io si, fra tre minuti sono lì.” Le disse Wilde prima di chiudere il telefono.
Storm lentamente si avviò verso la folla ma ad un certo punto le arrivò alle narici un odore nauseabondo fortissimo. Si appoggiò con una mano ad una parete della palazzina che affacciava sulla piazza e vomitò.
Mentre si ripuliva in una fontana si rese conto che, quello che sentiva, non era un unico odore. Riusciva a percepire chiaramente tutti gli odori che c’erano in strada. Persino il profumo di una donna seduta a 200 metri da lei. “Questo non è buono Andrea, non lo è per niente!” Pensò sedendosi sul bordo della fontana.

Glasgow - The Wilde Rose -

“Non ti conviene partire adesso Jason io devo andare a Bath entro una settimana perciò è meglio se vengo io a York,” disse Nykaa evidentemente seccata.
“Ma il mese di vacanza che vi avevano accordato non è ancora passato,” le disse Jason.
“Lo so perfettamente, ma è un’emergenza imprevista. Ha a che fare con il ragazzo trucidato a Londra qualche giorno fa. Ti spiego tutto appena arrivo lì, parto domattina presto. Ti va di venirmi a prendere all’aeroporto di Leeds?”
“Certo dolcezza, a che ora arrivi?”
“Digli di non scordarlo stavolta!” urlò Rainbow per farsi sentire anche da Jason.
“Ma che spiritosa!” disse Jason ironico “Dimmi solo a che ora e ci sarò,”
“Alle 10:00 e ... Jason ... non te lo scordare ok? Altrimenti dovrò dare ragione alla vocina della mia coscienza,” gli rispose Nykaa subito prima di scoppiare a ridere vedendo Rainbow fare il gesto di strozzare qualcuno con le mani.
Ma proprio in quel momento sentì un leggero mugolio provenire dall’altro capo del telefono.
“Jason che c’è?”
“E’ Storm ... è nei guai, l’ho percepito chiaramente,”
“Ma Storm è ad Edimburgo, come fai a sentirla da così lontano?!”
“Infatti è strano dolcezza ... so solo che è nei guai,”
“Grossi?” chiese Rainbow che si era irrigidita immediatamente e si era avvicinata alla cornetta del telefono sentendo nominare l’amica.
“Penso di si, chiamala per favore e poi fammi sapere. Ci sentiamo dopo.” e attaccò.
Nykaa compose il numero di Storm che però era irraggiungibile così compose quello di Wilde. Spento. Allora provò con il fisso.

Edimburgo

Wilde aveva trovato Storm quasi subito ed entrambe erano tornate all’appartamento in Royal Mile senza dire una parola. Non avevano notato la persona che le aveva seguite fino a casa e che stava ancora in strada nella penombra del palazzo di fronte ad osservare la finestra illuminarsi.
Storm si era calmata solo dopo aver trangugiato un bicchiere di Cognac, ma non fece in tempo a raccontare all’amica cosa le fosse successo che il telefono squillò.
“Hey, ciao Nykaa,” pausa “Si, non lo so,” pausa “Si, ma tu come lo sai?” chiese Wilde.
“Allora forse è il caso di farcelo raccontare in video conferenza,” continuò mentre Storm si tirava le ginocchia al petto sospirando rumorosamente.
Wilde continuò “Allora prendo il portatile, ok. Cià!” chiuse e poi guardò Storm chiedendole
“Sigaretta?” Storm fece si con la testa “Ne accendo due.”

Aracnis Bar

“Hey ... amico!” disse Rilke rivolgendosi a un bestione pelato di colore che gli dava le spalle fuori dall’ingresso dell’Aracnis Bar. L’uomo si girò. Doveva essere alto almeno un metro e novanta e pesare 200 chili. Sembrava un lottatore di Wrestling da quanto era immenso.
“Mph!” fu la sua unica risposta.
“Come te la passi?” chiese Rilke con un tono amichevole. L’altro grugnì.
“Ma si, mettiamo da parte i convenevoli ... ti va di parlare di affari?”
L’uomo fece si con la testa senza emettere un suono.
“Ho in ballo una cosa con della gente. Devo recuperare per loro dieci licantropi forti e senza scrupoli per la fine della settimana. Me li pagano be-“
“Una cosa ... e ... della gente? Dov’è la fregatura *coso*?” tuonò Orson con un tono per niente amichevole.
“Non c’è freg-“ Orson lo interruppe con una possente risata “Con te c’è SEMPRE la fregatura *coso*! Perciò o mi dici tutto o non se ne fa niente,”
“Tutto che?” Rilke non faceva altro che sudare negli ultimi giorni.
Orson strinse appena gli occhi ma non gli rispose così Rilke si schiarì la voce e continuò abbassando il tono per non farsi sentire da orecchie indiscrete.
“E’ gente molto pericolosa, hanno le mani in pasta un po’ ovunque ... cose losche ... spaccio, prostituzione, armi, gioco d’azzardo e potrei continuare all’infinito. Hanno agganci nella politica internazionale e lo Studio Legale Watford & Cowens è sotto il loro controllo. Adesso ... io non gli chiedo a cosa gli servono i licantropi che gli fornisco, so solo che me li pagano a peso d’oro e questo mi basta. Ti interessa?”
Orson alzò un sopracciglio e rimase così qualche secondo. Poi all’improvviso uscì una mano dalla tasca facendo balzare indietro Rilke di un paio di passi.
Orson scoppiò a ridere “Volevo suggellare il patto *coso*. Di che hai paura?” e continuò a ridere.

Dal palo della luce a pochi passi da loro un corvo spiccò il volo.

York

Jason sembrava un leone in gabbia. Aveva percepito il terrore di Storm e da così lontano non era affatto naturale. Andava su e giù davanti al telefono in attesa di una chiamata e ogni secondo che passava si innervosiva sempre di più.
Era certo che Storm non si era infettata con la trasfusione e neanche con l’assorbimento dei poteri di Anayis. Era stato attento in entrambe le occasioni. E poi, se fosse stato così, si sarebbe già manifestato un qualche cambiamento. Allora come aveva potuto inviargli da così lontano una richiesta d’aiuto tanto forte e chiara? L’unica spiegazione era un aumento dei poteri. Ma doveva essere successo qualcosa di molto grave per innescare quel potenziamento così repentino. Ma cosa? Goccioline di sudore gli imperlarono la fronte. Era preoccupato più di quanto non volesse ammettere neanche con se stesso.
Quando il telefono finalmente squillò Jason lo prese al volo.
“Allora?” disse senza pensare che poteva non essere Nykaa.
“Allora cosa?!” chiese la donna all’altro capo del telefono.
“Ma chi parla?”
“Solo poche settimane di lontananza e già ti dimentichi di me? Sono offesa!”
“Anayis?!“ chiese Jason stupito. Anayis era l’ultima persona da cui si sarebbe aspettato una telefonata. Lei di solito bussava alla sua porta senza alcun preavviso.
“Eh già! Suppongo che aspettassi la tua piccola slayer,” disse la donna con tono di scherno.
“Comunque ... non ho tempo per i convenevoli ... ti ho chiamato solo per avvertirti che c’è qualcosa in ballo a Londra. Ti chiamerò appena ne saprò di più, per adesso ti consiglio solo di stare alla larga da qui ... per voi licantropi è zona calda,”
“In che senso?”
“Un qualche burlone recluta licantropi per farci cose poco legali, e non gli piace sentirsi dire di no. Perciò sta alla larga da Londra amore. Un’ultima cosa ... conosci lo studio legale Watford & Cowens? Sono invischiati anche loro, adesso però devo proprio andare.” e chiuse.
Jason posò la cornetta quasi al rallentatore come se volesse digerire le ultime parole di Anayis, ma il telefono non gli diede tregua e squillò subito. Questa volta era Nykaa che, prima lo rimproverò per non aver comprato un computer in modo da poter parlare in video-conferenza, e poi lo mise in viva-voce.

Edimburgo

Nel frattempo Storm aveva riacquistato il suo autocontrollo e raccontò tutto quello che le era capitato senza battere ciglio mentre gli altri ascoltavano in silenzio. Non dimenticò nulla, neanche la cassa piena di caffè e cocaina che i vampiri stavano riempiendo.
Il primo a rompere il silenzio fu Jason che rassicurò le ragazze affermando con estrema sicurezza che Storm non era infettata e che sicuramente era solo un aumento normalissimo dei suoi poteri, scatenato dall’ira e dalla paura di soccombere. L’istinto di conservazione era molto accentuato in tutte le slayers e radicato nel DNA di tutti i lupi e Storm aveva nelle vene sangue delle une e degli altri. Poi raccontò la misteriosa telefonata di Anayis, ma quando nominò Watford & Cowens Storm ebbe una violenta reazione e urlò
“Dannazione ... la sorella di Mike lavora per quello studio legale!”
Il silenzio calò inesorabile. Di nuovo.
“Devo andare a Glasgow ... me ne fotto del Concilio,” e chi poteva darle torto.
“Va bene,” le disse Wilde “tu vai a Glasgow da Mike. Al Concilio dovranno accettarlo ... se non riuscirai ad arrivare in tempo il tuo rapporto lo farai dopo e noi ti aggiorneremo su quello che hanno scoperto loro dell’omicidio di Clifton Quincy o comunque se è vero che c’è di mezzo la Yakuza,”
“Si! Se hanno scoperto davvero qualcosa!” disse Rainbow “Secondo me è tutta una scusa per farci tornare prima del previsto,”
“In effetti era venuto anche a me questo dubbio,” disse Wilde.
“Che vogliamo fare?” chiese Nykaa.
“Tu vieni a York in ogni caso no?” le interruppe Jason.
“Beh è chiaro che si. Mi manchi da morire cucciolotto!” gli rispose Nykaa.
“CUCCIOLOTTO!” urlarono le altre in coro. Com’era ovvio tutte scoppiarono a ridere tranne Jason.
“Smettila Ronnie!”
“Uuuuuh ... avete notato che la chiama per nome quando s’incazza?” disse Rainbow.
“Già ... è vero!” disse Wilde e tutte giù a ridere.
Jason evidentemente scocciato disse “Vabbè ... buonanotte!” e riattaccò.
“Ecco ... l’avete fatto incazzare ... va a finire che domani mi lascia all’aeroporto ... e io sarò costretta a pestarvi a sangue ...” e diede un pugno a Rainbow “Ahio! Ma perché solo a me?!”
“E come pensi che potrei picchiare loro? Via cavo?!” le rispose Nykaa.
Le chiacchiere delle ragazze continuarono per una buona mezz’ora dimentiche per il momento dei guai che sembravano rincorrerle.
La persona che fino a quel momento era rimasta nella penombra si lasciò illuminare dalla luce fioca del lampione. Guardava ancora verso la finestra dell’appartamento di Wilde e assomigliava in maniera impressionante a Storm, tranne per il fatto che era un uomo e che doveva avere una quarantina d’anni. Poi si avvolse nell’impermeabile e si allontanò lentamente.

Glasgow

La biondina era comodamente seduta su una poltrona di velluto, teneva la cornetta del telefono mollemente avvicinata all’orecchio e ascoltava in silenzio mentre tra le dita dell’altra mano teneva una sigaretta che si fumava da sola.
Quando il suo interlocutore finì lei disse semplicemente “Ho capito.” e riattaccò.
Schiacciò la sigaretta nel posacenere con stizza e chiamò “Philipe!”
Un ragazzo in giacca e cravatta entrò nella stanza e lei non lo guardò neanche mentre gli ordinava di prenotare una camera a nome Yujimoto nel miglior albergo della città.
Prima che potesse uscire lo bloccò “Un’altra cosa. Chiama l’Ambasciata e fatti rilasciare un Pass. Se ti dovessero chiedere tu rispondi che il Signore è un industriale in visita di piacere,”
“Si Signorina Cassandra.” rispose Philipe uscendo.
Cassandra si alzò e andò alla finestra. Non le piaceva l’atteggiamento che quel bastardo giapponese aveva con lei, ma prima o poi sarebbe riuscita a prendersi la sua rivincita, lei sapeva aspettare.

Il turno di Mike al Pronto Soccorso era stato prolungato da una rissa tra ubriachi. Il risultato finale erano stati tre morti, due in coma e una ventina di feriti gravi. Era stravolto e non vedeva l’ora di farsi una doccia veloce e andare a dormire.
Alcuni anni prima aveva acquistato a poco prezzo una casetta nei dintorni di un vecchio cantiere navale in disuso e l’aveva ristrutturata da solo. Era piccola ma confortevole e c’era un giardinetto dove aveva cresciuto un Pastore Tedesco per fare la guardia quando lui non c’era.
Quando arrivò davanti a casa notò immediatamente la Porsche Carrera perché era insolito vedere un’auto così da quelle parti, ma soprattutto perché era stata parcheggiata proprio davanti al suo cancello.
“Ma che cazzo! Chi è sto maledetto stronzo!” pensò.
Scese dall’auto ed entrò chiamando “Willy,” che arrivò scodinzolando seguito da un paio di gambe di donna. Mike accarezzò la testa del cane alzando gli occhi stanchi sulla figura in piedi davanti a lui.
Quando la vide il suo volto si illuminò e la stanchezza scomparve per un secondo “Andrea? Oh ... vieni qui piccola! Ho tanto bisogno d’affetto!” e l’abbracciò stretta come se non la vedesse da un secolo.
Dopo il primo momento di sorpresa Mike rimproverò Willy che faceva entrare estranei in giardino e Storm rimproverò Mike perché lei non era esattamente un’estranea e così via fino a che Mike non crollò sul letto sfinito e addormentato.
Quando si svegliò era pomeriggio inoltrato. Un profumo inebriante aveva invaso tutta la casa che era anche stata pulita e ordinata. Lo stomaco di Mike brontolò mentre lui si dirigeva verso la cucina dove trovò il tavolo imbandito e Storm in maniche di camicia che lavava l’ultima pentola.
“Saresti una moglie perfetta,” disse stropicciandosi gli occhi.
Storm si girò verso di lui sorridendo “Se non fosse per quel piccolo particolare che di notte me ne andrei in giro ad uccidere demoni,”
“Ma io ti amerei lo stesso. E comunque dovevano essercene molti in giro ieri notte,” disse sedendosi a tavola.
“Ho sentito. Ma adesso ceniamo. Hai il turno stanotte?”
“Sono libero piccola ... mmmmh che profumino, hai preparato anche un dolce ... ma che bello ...ma ... accidenti ho dimenticato di dar da mangiare a Willy,” disse Mike preoccupato. Stava per alzarsi, ma Storm lo bloccò “Ci ho già pensato io. Povero cucciolo ... se fosse per te morirebbe di fame.”
Cenarono chiacchierando del più e del meno poi si sedettero in veranda con una tazza di caffè fumante e Willy si accoccolò sui piedi di Storm.
“Traditore!” lo rimproverò Mike poi le chiese serio “Che succede?”
“Perché?” gli chiese Storm guardando verso il vecchio porto.
“Fammi pensare,” disse Mike appoggiandosi due dita sul mento “sei venuta fin qui con l’auto ... senza preavviso ... mi hai lasciato dormire, hai pulito e cucinato e lavato i piatti ... e hai preparato un caffè italiano. Ti sei portata dietro la caffettiera da casa? Che altro! Ah si ... hai l’aria preoccupata. Che succede?”
Storm sospirò e cercando di indorare la pillola raccontò a Mike tutto quello che era accaduto negli ultimi giorni, ma quando nominò lo studio legale Mike sospirò come se gli avesse tolto un peso dalle spalle così gli chiese “Non ti preoccupa che tua sorella lavori lì?”
“Non più piccola. Ha lasciato il lavoro in quel maledetto studio un paio di settimane fa per fortuna. Le ho prestato un po’ di soldi e ha aperto uno studio tutto suo a Birmingham.” Poi ci pensò un attimo e continuò “Non me lo dire! Sei venuta fin qui solo per questo allora? Che tesoro che sei,” le disse sorridendo prima di baciarla sulla fronte.
“Semplicemente non volevo darti questa notizia al telefono. Ero sicura che avresti preso il primo volo per Londra e finché non ne sapremo di più preferisco che tu stia alla larga da quella città,”
“Tu dovresti sapere meglio di chiunque altro che il pericolo è ovunque. E non parlo solo del soprannaturale,”
Rimasero per un po’ stretti in silenzio ad ascoltare il rumore delle onde poi Mike le chiese “Quanto tempo ti fermi?”
“Qualche giorno,”
“Bene!” disse lui sorridendo “Domani che vuoi fare?”
“Niente,”
“Niente niente?” le chiese Mike malizioso.
“Che avevi in mente dottore?” gli chiese lei sbattendo le palpebre ripetutamente e mostrandogli il suo sorriso più falsamente innocente.
“Un paio di giorni di sano relax?” rispose Mike ridendo.
“Meglio così! Perché io voglio solo godermi questa pace finché dura,”
Willy emise un mugolio d’approvazione facendo ridere entrambi.

I giorni successivi passarono tranquilli, ma troppo veloci e, quando arrivò il momento di dover partire per Bath, Storm non era affatto felice. La sera di quell’ultimo giorno Mike aveva preso un permesso dall’Ospedale per restare con lei il più possibile e dopo cena la portò a fare una passeggiata sul vecchio pontile come fossero una coppietta di turisti. Era molto triste al pensiero che sarebbe partita di lì a poche ore, già conosceva la sensazione e voleva prolungare il più possibile il momento dell’arrivederci. Storm aveva deciso di prendere l’aereo e lasciargli l’auto, cosa di cui era così gelosa da farsi la messa a punto da sola, ma in questo modo lui avrebbe avuto la sensazione di averla vicina.
Mentre si baciavano sul pontile sentirono Willy abbaiare rabbiosamente e si girarono verso la casa, videro un bagliore nell’oscurità e sentirono Willy guaire disperatamente, poi più nulla. Dopo qualche secondo di perplessità corsero verso la casa e trovarono Willy in una pozza di sangue, ma ancora vivo. Mike cercò di tamponargli la ferita notando il foro di un proiettile che era entrato e uscito, ma in quello stesso istante Storm vide un ombra aldilà del cancello.
Un altro lampo squarciò l’oscurità e la ragazza, che con uno scatto si era messa davanti a Mike, fu colpita ad una gamba e cadde in ginocchio. Il dolore era lancinante, ma si rialzò e zoppicando si diresse verso il cancello urlando a Mike di correre in casa a chiamare la polizia. Dopo pochi secondi un altro lampo illuminò la notte e questa volta Storm cadde all’indietro. Proprio in quel momento si sentì il suono di una sirena che si avvicinava ad alta velocità. Qualcun altro aveva chiamato la polizia e l’ombra si dileguò. Mike che non aveva neanche fatto in tempo ad entrare in casa tornò da Storm, stesa a terra sanguinante. Il foro di proiettile era proprio all’altezza del cuore.
“Nooooo!” urlò l’uomo.
Un uomo sulla quarantina apparve da dietro la casa con un cellulare in mano, ma Mike non se ne accorse neanche.

York

Jason strabuzzò gli occhi e urlando cadde all’indietro tenendosi il petto con entrambe le mani.
Nykaa urlò “Jason ... Jason ... che c’è rispondimi ... che succede!”
“Storm ... merda ... che dolore ... ”
“Che è successo a Storm ... Jason ... dimmelo!”
“Qualcuno ... le hanno sparato ... merda ... sta morendo ... non la sento più,” Jason guardò Nykaa con gli occhi lucidi e spalancati.
“Cosaaaa?!”

Glasgow

La luce che la avvolgeva emanava una pace mai provata prima e la faceva sentire leggera e libera. Nessun peso, niente rimpianti, tutto sembrava facile e giusto.
“Bambina,” una voce ovattata alle sue spalle la fece trasalire. Si girò e vide una donna bellissima tutta avvolta dalla luce, indossava una specie di tunica bianca e aveva lunghi capelli castani, gli occhi grandi e buoni pieni di dolcezza e un sorriso delicato sulle labbra che le illuminava il viso.
“Non è il momento bambina mia. Torna da lui ... adesso!”
Storm si sentì come risucchiata in un vortice, la luce divenne buio, ma in quell’oscurità solo una certezza, la voce di Mike che la chiamava e il suono di una sirena.
“Piccola resisti, non morire, non morire ti prego, resta con me, respira, resta con me!”
E poi più niente.

To be continued

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Chapter 5 - Self Searching - Written by SlayerEyes





==York==
"Jason, che cazzo succede?" Nykaa era in ginocchio accanto al giovane, gli occhi spalancati in preda al panico.
Jason ansimava disteso a terra, rantolando ed artigliandosi il petto; di tanto in tanto sbatteva le palpebre, il corpo mosso da violenti fremiti, come delle convulsioni.
"Che cazzo succede, Jason, CHE CAZZO SUCCEDEEE!!" Nykaa urlava con le lacrime agli occhi, scuotendolo. Niente... nessuna risposta, nessuna reazione. In preda al panico Nykaa si alzò in piedi mettendosi le mani nei capelli. "Jason... Storm..." disse tra sè con un filo di voce. Corse verso il telefono e di fretta compose il numero del Wild Rose, con le mani tremanti. "Rispondi rispondi rispondi rispondi..."

==Glasgow==

Rainbow colpiva il sacco senza sosta: gancio sinistro, poi destro, ancora sinistro... calcio, calcio... passo indietro, piroetta e un altro calcio!
Nella spaziosa sala della palestra che si era riservata per il training quotidiano da Slayer, la musica altissima sovrastava ogni altro suono. Rainbow era sempre concentrata sul sacco, sferrando colpi a raffica, da ogni angolazione e con ogni acrobazia che conosceva.
"Eliza?...Eliza!!" suo cugino Matthew si sgolava inutilmente, chiamandola dalla porta. "ELIZAAAAA?!"
Sbuffando andò dritto verso lo stereo e lo spense. Fu come premere un interruttore generale, perchè Rainbow si bloccò all'istante e si voltò stizzita verso di lui.
"Mi piacerebbe sapere che ti ha fatto di male quel povero sacco per meritarsi questo trattamento, e a quest'ora di notte per di più!"
"Mi piacerebbe sapere come diavolo ti è saltato in mente di interrompere il mio allenamento! Spero per te che ci sia una ragione più che vali-"
"C'è al telefono un certo... Mike?" la interruppe Matt "Dice che la tua amica Andrea è in ospedale e che-"
"COOOSA? Oh mio dio, Storm!" Rainbow corse fuori come un lampo, lasciando Matt inebetito.
"Storm?!? Valle a capire 'ste ragazze d'oggi."

==York==

"Ciao, sono Eliza! In questo momento non sono in casa... oppure non ho voglia di farmi fracassare le palle. Se hai qualcosa di importante da dire, lascia un messaggio e ti richiamerò non appena ne avrò voglia."
"MERDA MERDA MERDA!!!" Nykaa sbattè la cornetta tanto violentemente da rovesciare il tavolino su cui era poggiato il telefono. Rainbow non era nemmeno a casa. Probabilmente era in palestra, ma purtroppo non ricordava il numero. Avrebbe guardato sulla rubrica del suo telefonino, se non avesse avuto la batteria scarica... e avrebbe fatto cambio scheda con quello di Jason, se non fosse che Jason non aveva nessun dannatissimo cellulare. Ogni circostanza sembrava volerle impedire di sapere cosa fosse accaduto. Sconsolata tornò da Jason sperando che si fosse ripreso e che sarebbe così riuscita a farsi spiegare qualcosa. Non aveva nemmeno pensato di rimettere il telefono di casa, che giaceva a terra con la cornetta staccata, al suo posto.

==Cardiff==

Intrufolarsi in quella casa passando dal lucernario della soffitta era stato un gioco da ragazzi per lei. Muovendosi agile e silenziosa come una gatta scivolò giù dalle scale che portavano al primo piano, dove c'erano le camere da letto e approfittando dei suoi sensi speciali non tardò ad individuare quella che le interessava. Senza fare il minimo rumore aprì la porta ed entrò, richiudendosela poi alle spalle. Muovendosi aggraziatamente nel buio si avvicinò al letto e portandosi verso il capezzale sfiorò con una mano la forma del corpo sotto le coperte. Infine si inginocchiò, poggiò i gomiti al cuscino e guardò il ragazzo in silenzio.
Pochi secondi dopo il giovane si svegliò... stava aprendo svogliatamente gli occhi assonnati quando vide l'ombra della donna davanti a sè.
"Buh!" esclamò lei.
Rick urlò e saltò all'indietro, rotolando giù dal letto con un gran tonfo. Si affacciò dal lato del letto parzialmente trasformato, ringhiando.
"Uuuh, che paura!" disse Anayis senza battere ciglio.
"Stammi lontana!"
"Altrimenti? Mi mangi?" disse sarcastica mentre Rick continuava a ringhiarle contro.
"Senti Rick... sono stata una gran puttana, -bla bla bla-, e tutto il resto, ma non sono qui per parlare di me."
"Fuori dalla mia casa, cornacchia!"
Anayis si alzò, portandosi le mani ai fianchi e guardando con inespressività il giovane lupo. Si sporse sul letto avvicinando il suo viso a quello del lupo. All'improvviso spalancò occhi e bocca, emettendo un suono a metà tra un rantolo e un sibilo... gli occhi completamente bianchi.
Rick sussultò e cadde a sedere all'indietro, facendo regredire all'istante la sua semi-trasformazione. Anayis riprese le sue sembianze umane prima di prendere la parola. "Posso parlare adesso?"
Rick fece cenno di sì col capo mentre si rannicchiava contro il muro con le ginocchia raccolte al petto.
"Non era mia intenzione spaventarti, ma visto che è l'unico modo per avere la tua attenzione..." Anayis fece il giro del letto e si sedette di fronte al ragazzino.

==Glasgow, Central Hospital==

Rainbow percorreva il corridoio del Central Hospital di Glasgow, scuotendo la testa e allargando le braccia in segno di sconfitta. In una mano stringeva il suo cellulare. Vedendola tornare, Wilde si allontanò da Mike dandogli una pacchetta affettuosa sulla spalla e le andò incontro.
"Niente da fare!" esclamò Rainbow non appena Wilde fu abbastanza vicina da poterla sentire "Nykaa ha il telefonino staccato e a casa di Jason risulta occupato."
Le Slayers si fermarono una di fronte all'altra.
"Forse non vogliono essere disturbati." ipotizzò Wilde.
"In questo momento?" rispose stizzita Rainbow mentre con una mano indicava la porta della sala operatoria alle spalle di Wilde, in fondo al corridoio. Wilde si voltò e il suo sguardo passò dalla porta a Mike, che da ore se ne stava seduto immobile con la testa fra le mani. Aveva pronunciato solo qualche parola, monosillabi per lo più. Si voltò di nuovo verso Rainbow prima di riprendere a parlare "Non possono sapere cosa è successo... e poi è notte fonda, vedrai che più tardi risponderanno."
Rainbow si strinse nelle spalle, come a voler dire che secondo lei non era una scusa plausibile. Sospirando si appoggiò al muro con le braccia conserte, guardando verso Mike. "E' distrutto." osservò.
"E chi non lo sarebbe al posto suo? Hanno sparato alla sua donna e al suo cane nel giardino di casa sua, quasi uccidendoli! Chiunque sarebbe sotto shock... e nonostante tutto ha avuto la prontezza di prestare i primi soccorsi ad entrambi. Se non fosse stato per lui probabilmente nè Storm nè il povero Willy sarebbero sopravvissuti."
"Già. Ha avuto una grande forza, ora è normale che i nervi gli cedano. Però mi fa male vederlo così."
"Anche a me sorella, anche a me."

==York==

Jason era seduto sul letto, facendo dei gran respiri. Non appena Nykaa lo vide corse da lui!
"Jason! Ti sei ripreso, grazie al cielo!" si buttò sul letto accanto a lui e gli prese una mano tra le sue. Jason aprì gli occhi, arrossati e gonfi, e li rivolse a Nykaa.
"Come ti senti?" gli chiese timidamente.
"Meglio." rispose il ragazzo.
"E Storm? Lei è... è..." deglutì rumorosamente con la paura stampata negli occhi.
"Viva." concluse Jason "Sta soffrendo, ma ce l'ha fatta. Anche se sono quasi sicuro che il suo cuore abbia smesso di battere per un pò."
Nykaa tirò un profondo sospiro di sollievo e finalmente rilassò i muscoli, che erano stati tesi al massimo per quegli interminabili minuti che le parvero ore.
"Ma... cosa è successo esattamente?"
"Te l'ho detto, le hanno sparato, ne sono sicuro. Ho avvertito la netta sensazione di un proiettile che mi attraversava il petto. E' stato..." Jason si coprì il viso con le mani. "Devo interrompere questa connessione, non possiamo stare così collegati. Potrebbe essere pericoloso se capita nel momento sbagliato."
"Puoi farlo?"
"Posso provarci."
"Ma lei come sta, la senti?"
"Si, ma come se fosse una eco. Sono sensazioni molto attutite. Forse le hanno somministrato della morfina o forse un'anestesia."
"Pensi che la stiano operando?"
"Probabile. Devo approfittarne per schermarmi dalla sua mente. Non voglio essere connesso con lei quando si sveglia, non lo sopporterei ancora!"
Jason si mise seduto a gambe incrociate, in posizione di meditazione, chiuse gli occhi e prese a respirare molto lentamente. Nella stanza c'era un silenzio perfetto.
"Ma sarà permanente?" Nykaa ruppe il silenzio. Jason ebbe un leggero sussulto, come se fosse stato destato di colpo.
"Non lo so, ma ci devo provare." rispose senza muovere un muscolo.
"Credi che funzionerà, riuscirai a schermarti?"
"Non lo so Ronnie, non l'ho mai fatto, ci sto solo provando!" nella sua voce c'era una punta di fastidio.
"Ma sei sicuro che-"
"Se spegni la bocca e la pianti di blaterare domande inutili, FORSE riesco a concentrarmi!" la voce di Jason tradiva una buona dose di irritazione.
Nykaa restò prima incredula, poi stupita della reazione di Jason. "Hey ma che modi sono?"
"Oh senti, non metterti a fare l'offesa adesso!"
Nykaa si alzò di scatto dal letto, seccata "Io non faccio l'offesa, io SONO offesa! E scusa tanto se mi preoccupo per te, sai? In fondo neanche 10 minuti fa rantolavi a terra come un moribondo!"
"Beh ora sto bene, mi sembra. Puoi anche smettere di preoccuparti." il tono di Jason era asciutto.
"Ma si può sapere che ti prende? Hai le lune girate?"
Si alzò anche Jason: erano ognuno da un lato del letto, fronteggiandosi.
"Mi stai sempre addosso, Ronnie!" Jason assunse un tono di voce effemminato "Mi manchi! Io ti manco? Oh chiamami! Ma perchè non mi chiami?"
"Beh signorino, ti ricordo che quando siamo tornati sei sparito per oltre una settimana! E comunque se ti do tanto fastidio puoi anche dirlo chiaramente che tolgo il disturbo, sai?"
"Ecco brava, mi sembra un'ottima idea! Vai a dare la caccia ai mostri!"
"Bene!"
"Bene!"
Nykaa prese dall'armadio il suo bagaglio, vi gettò alla rinfusa le sue cose e lasciò la casa senza aggiungere una parola. Dal canto suo Jason la guardò andarsene in silenzio.

==Cardiff==

"E tu saresti venuta fin qui a dirmi che a Londra massacrano licantropi?"
Anayis volse gli occhi al cielo, evidentemente stizzita. "Dì, ma mi ascolti quando parlo? Sono venuta a dirti che a Londra della gente senza scrupoli cattura licantropi per farne non so cosa!"
"Amici tuoi?"
"Molto divertente Ricky."
"Beh ma a me che importa, non ho intenzione di andare a Londra."
"I licantropi li catturano dappertutto, ragazzino! Sono venuta ad avvertirti di stare attento a chi ti avvicina, tutto qui. Lupo avvisato, mezzo salvato. Se non vuoi darmi retta sono affaracci tuoi."
Anayis si alzò e ancheggiando si diresse alla finestra e l'aprì.
"Io non mi fido di te."
"Come vuoi, piccolo! Ma poi non metterti a frignare quando l'uomo nero verrà a prenderti. E ricorda che qui non ci sono le tue amichette Slayers a proteggerti. Sei solo, Ricky." La donna esplose in un battito d'ali e lasciò la stanza volando fuori dalla finestra, mentre il giovane Rick se ne stava ancora accovacciato a terra, accanto al letto, stringendosi tra sè.

==Glasgow, Central Hospital==

In attesa che l'operazione a cui era sottoposta Storm terminasse e dopo l'ennesimo inutile tentativo di raggiungere telefonicamente Nykaa, Wilde e Rainbow continuavano la loro sommessa conversazione.
"Non riesco a capacitarmene, Wilde... è così assurdo! Hanno cercato di uccidere la nostra Storm!"
"Si, è incredibile, anzi inaccettabile! Quel bastardo se l'è pure svignata impunito. E complice il buio sicuramente nessuno ha visto chi era o da dove ha sparato."
"Cioè, qualcuno si è appostato lì proprio con l'intenzione di ucciderla! E' pazzesco..."
Wilde aggrottò la fronte e volse gli occhi di lato. "Forse stava solo eseguendo degli ordini, come il nostro amico Clifton Quincy." ipotizzò.
"E' vero, mi ero quasi dimenticata di lui. Pensi che l'ordine sia partito dalla stessa persona?"
Wilde scosse la testa "Non saprei, sto solo facendo delle ipotesi. Non è da escludere comunque, anche se..."
"Se?" la incoraggiò Rainbow.
"Il metodo è troppo diverso. Prima mandano un licantropo, poi un cecchino?" disse Wilde perplessa.
Rainbow si strinse nelle spalle "Magari era un cecchino licantropo!"
"Hmm... no, non mi convince." Wilde iniziò a passeggiare avanti e indietro, con passettini minuscoli, assorta nei suoi pensieri. Ad un certo punto si bloccò.
"E se avesse a che vedere con quell'affare di droga e vampiri in cui è rimasta coinvolta ad Edimburgo?"
"Non ti seguo."
"Beh, Storm ha scoperto un traffico di droga e ora la considereranno una testimone scomoda."
"Ma li ha uccisi tutti!"
"Certo, i vampiri! Ma sappiamo bene entrambe che i vampiri sono degli esseri abbastanza stupidi, quindi dubito che qualche amico dentuto sia riuscito da solo a mettere in piedi un traffico di droga. Secondo me quei vampiri sono solo il gradino più basso di una piramide con a capo dei professionisti. Loro fanno i facchini e gli umani riscuotono il denaro sonante!"
"In effetti il tuo ragionamento fila." Approvò Rainbow dopo una breve riflessione. "Vampiri che fanno il lavoro sporco per dei criminali. Fico!" esclamò sarcastica, poi tornò seria "Pensi siano al servizio della Yakuza?"
"O anche di un'organizzazione locale." Minimizzò Wilde. In cuor suo sperava sinceramente che Joss e il Concilio si fossero sbagliati.
"Già, probabilmente è così." Anche a Rainbow in fondo non piaceva affatto l'idea di avere a che fare con la mafia giapponese "Ma come avranno fatto a sapere chi era e a trovarla?"
"Beh l'avranno seguita. Magari i vampiri stavano facendo una consegna e il destinatario potrebbe avere visto tutto al riparo da qualche parte. Ergo avrà avvisato i capi che si sono mobilitati nelle ricerche e hanno assoldato un cecchino per eliminarla."
"Che gran situazione di merda!"
"Puoi dirlo forte. E non appena scopriranno che Storm è viva... beh, potremo considerarci tutti in pericolo."
"Come ci muoviamo?"
"Secondo me se vogliamo scopire chi ha sparato a Storm dobbiamo fare delle ricerche sul campo."
"Destinazione Edimburgo quindi." Annuì Rainbow "E come la mettiamo col Concilio? Domani dobbiamo essere a Bath per fare rapporto."
Wilde si battè la fronte col palmo della mano "Dannazione, me ne ero dimenticata!"
"Me ne dimenticherei volentieri anch'io, credimi."
"Oggi restiamo qui in ospedale." Iniziò Wilde "Aspettiamo che finisca l'operazione e sentiamo cosa dicono i medici sulle condizioni di Storm, che è la cosa più importante. Tu intanto continua a cercare di rintracciare Nykaa e dille di venire qui al più presto." Wilde attese un segnale affermativo da Rainbow, poi riprese "Penso sia più prudente restare qui per la notte, perciò partiremo all'alba per raggiungere Bath. Durante il viaggio ci accorderemo sulle cose da dire riguardo l'Isola e riguardo l'incidente occorso a Storm. Se riusciamo a non contraddirci l'una con l'altra forse ci lasceranno andare più velocemente."
Rainbow fece una smorfia "Ne dubito."
"Anch'io, ma di certo se ci contraddicessimo ci tratterrebbero molto più a lungo. E speriamo di riuscire almeno a salutare Storm prima di partire."
"Oh si! Ho tanta voglia di abbracciarla!"
Wilde annuì, sorridendo. Poi riprese ad esporre il suo programma "Una volta terminate tutte le formalità col Concilio dovremo fare in modo di andare tutte il più presto possibile ad Edimburgo. I vampiri del posto sapranno certamente che traffici ci sono nei bassifondi."
"Pensavi di catturarne qualcuno e di interrogarli?"
"Potrebbe essere un'idea. Altri suggerimenti?"
In quel momento le porte della sala operatoria si aprirono e il chirurgo uscì togliendo mascherina e guanti. Mike si alzò immediatamente e anche le Slayers, col cuore in gola, si affrettarono a raggiungerlo.

==York, vicolo==

Nykaa camminava spedita e a testa alta, ma aveva gli occhi gonfi di lacrime. Non capiva davvero cosa avesse spinto Jason a trattarla così. Era veramente così asfissiante? Scosse la testa. Ora l'unica cosa che contava era la salute di Storm. Ricordava che era andata a casa di Mike, perciò pensò che probabilmente doveva trovarsi a Glasgow e quella sarebbe stata la sua meta.
All'improvviso sentì un rumore dietro di sè, così di scatto mollò a terra il bagaglio e si voltò, pronta a combattere. Stette qualche istante a scrutare il vicolo, ma non vide niente. La vista notturna guadagnata sull'Isola si stava dimostrando un grande alleato. Si voltò con l'intenzione di riprendere il bagaglio, ma così facendo si ritrovò faccia a faccia con un vampiro.
D'istinto gridò ed arretrò, inciampando nel bagaglio e cadendo a terra. Cercò goffamente di rialzarsi, ma il vampiro fu più veloce e fu sopra di lei, immobilizzandola per le braccia. "Ti sei persa, bambina?" sibilò il demone dentuto, e così dicendo avvicinò lentamente le zanne al suo collo. Nykaa restò immobile e quando fu abbastanza vicino gli diede una testata. Il vampiro si portò una mano alla fronte e approfittando del braccio finalmente libero, Nykaa gli diede un manrovescio che lo fece arretrare. La slayer ebbe così lo spazio per caricare le ginocchia al petto e scalciò forte, colpendolo in pieno stomaco. Libera dall'incombenza del vampiro, Nykaa si rimise in piedi con un colpo di reni e si mise in posizione d'attacco. Il vampiro si buttò nuovamente su di lei, che stavolta fu pronta a riceverlo e schivò i suoi attacchi. Dopo avergli riservato una raffica di pugni in sequenza che lo lasciarono stordito, la Slayer arretrò, fece un rapido giro su stessa, poi saltò, sforbiciò a mezz'aria con le gambe e colpì il vampiro in pieno volto con un poderoso calcio.
Il demone barcollò e si addossò al muro con la schiena. Nykaa lo prese per il collo e prendendo la rincorsa gli fece attraversare il vicolo, facendogli sbattere violentemente la faccia sul muro opposto. "Ti sbagli amico, non mi sono affatto persa!" gli ringhiò addosso. Prese un paletto e lo trafisse all'altezza del cuore, poi prima che il vampiro si polverizzasse aggiunse "Mi sono appena ritrovata."

==Aracnis Bar==

La donna stava contando una cospicua quantità di banconote, tutte di piccolo taglio. Non appena ebbe finito, le raccolse e le sistemò ordinatamente in una mazzetta.
"Ci sono tutti, bravo."
"Io ho tenuto fede alla mia parola. Ora raccogli le tue cose e quel dannato corvo e vattene."
"Quanta fretta, Rilke." Gordon gracchiò e Anayis rise. Poi riprese tra le mani le banconote, le tastò con le dita e le odorò. "Banconote fresche di stampa. E a quanto vedo sei tutto intero. Devo dedurre che il tuo affare con i licantropi si sia concluso bene." La donna fingeva noncuranza, sperando di strappargli delle informazioni.
"Già. Comunque la cosa non ti riguarda più dal momento che ora il club è esclusivamente mio."
"Non avevi detto che l'affare dei licantropi non ha nulla a che fare col club?"
"E con questo? Non mi dire che ora sei interessata?"
Anayis finse un sorriso ammiccante "Ti pagano bene, dopotutto."
"E' vero. Ma hai rifiutato la mia offerta. Ora i giochi sono chiusi e tu sei fuori."
"Non sei mai stato così categorico, Rilke."
"Non mi fido più di te, Anayis."
La donna rise forte "TU, non ti fidi più di ME?" rise di nuovo, ancora più forte. Si alzò, intascò il denaro e si avvicinò all'uomo "Sei solo una marionetta, Rilke. Io sono fuori perchè l'hanno deciso i tuoi... amici... e scommetto che se non segui alla lettera le loro indicazioni fai la stessa fine del piccolo Clifton. Non è vero, Rilke?"
"Non so di cosa stai parlando." Alcune goccioline di sudore iniziavano a colargli dalla fronte.
"Certo che lo sai. Non fingere di non ricordare che Clifton faceva lo spogliarellista per il club prima che un impegno inderogabile lo facesse partire all'improvviso. Aspetta, che cos'era?" Anayis finse di pensare, mentre Rilke era sempre più nervoso "Oh si, ora ricordo. La sua vecchia zia malata era in fin di vita e non aveva altri che lui, vero?"
"Fuori dalla MIA proprietà!"
"Certo, certo... volo!" ancheggiando si diresse all'uscita del retro. Aprì la porta e si voltò di nuovo verso Rilke "Ah, dimenticavo. Non scomodare i tuoi amici per uccidermi, sarebbe fatica sprecata. Credimi." Con le labbra schioccò un bacio per aria, uscì e richiuse la porta dietro di sè.
Rilke prese una sedia e la scaraventò a terra, distruggendola. Poi da dietro uno scaffale estrasse un fucile e corse fuori, puntandolo davanti a sè. Fece prima uno scatto a destra, poi uno a sinistra ed infine abbassò il fucile. Fece qualche passo fuori dal locale e si guardò più volte intorno. Di Anayis non c'era più traccia.
"Ma che cazzo..?" Rilke era visibilmente smarrito e il suo smarrimento si tramutò in un fremito di terrore quando udì il trillo del telefono provenire dal suo locale.

to be continued

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Chapter 6 - Scheming - by DarkWilde



Londra

“Non mi scocciare 'coso', quando avrò la merce ti ricontatto Io. Nel frattempo, dimenticati di me e del mio numero di telefono. Se mi metti sotto pressione non lavoro bene e mi saltano i nervi. E se mi saltano i nervi non trovo la merce. E' chiaro?”
L'uomo non aspettò neanche una risposta dall'altro capo del telefono. Con un gesto secco terminò la chiamata e infilò il cellulare – che sembrava un aggeggio piccolissimo tra le sue mani gigantesche - nella tasca della giacca. Era la settima volta che quell'idiota di Rilke lo chiamava per sapere come andava la caccia. Come se in un giorno solo lui potesse trovare dieci licantropi solo schioccando le dita.
Con aria seccata riprese in mano il suo cocktail e dedicò la sua attenzione alla persona che aveva seduta di fronte.
“Insomma, dici che tutta la roba è andata persa per strada?” Gli chiese riprendendo la conversazione da dove erano stati interrotti, la sua voce calda e musicale smentita dall'aspetto quasi feroce della sua faccia.
“Sì, signore. E' bastata una stupida slayer per rovinare il lavoro di sei mesi. Come lei aveva suggerito abbiamo mandato uno dei nostri ragazzi migliori a terminare il lavoro. Ma, a quanto pare, anche lui non ha avuto fortuna.”
Il tipo mingherlino aveva un faccia scura e continuava a digrignare i denti. Orson la trovava un'abitudine fastidiosa. Già era un vampiro, e questo ai suoi occhi non faceva che renderlo un essere inferiore, in più continuava a stringere le labbra e emettere quel leggero stridio di denti l'uno contro l'altro... se non se ne liberava in fretta avrebbe finalmente scoperto se i vampiri potevano sopravvivere senza denti.
“La mia risposta è no!” Disse con tono di finalità poggiando il bicchiere vuoto sul tavolino tra loro due. Il mingherlino aprì bocca per dirgli qualcosa ma Orson lo bloccò con una mano.
“Ascoltami, 'coso',” disse prendendo il giornale accanto a lui e poggiandolo sul tavolo. “Il vostro ragazzo migliore ha sbagliato, la slayer è viva e oggi sarà interrogata dalla polizia. E' su tutti i giornali. Farla fuori a questo punto non ha alcun senso e Io non svolgo lavori senza senso. Non è una questione di prezzo. Oltretutto, ho un altro affare in ballo e non ho tempo di andare a risolvere i vostri problemi. Il vostro ragazzo migliore non è neanche riuscito ad ammazzare il cane a cui aveva sparato, quindi vi suggerisco di farlo sparire prima che qualcuno riesca a trovarlo. Perché, se non ve ne siete accorti, qualcuno ha chiamato la polizia, quindi qualcuno lo ha visto. Questo è il consiglio che posso darvi. Liberatevi di lui e volate bassi per un po'. Se siete fortunati si dimenticheranno di voi e potrete riprendere a lavorare, altrimenti...” lasciò in sospeso la frase per dare tempo al tipo di digerire le informazioni. Non aveva dubbi che il cecchino avrebbe concluso presto la sua vita. Sbagliare così platealmente in questo ambiente garantiva una vita corta e una morte orribile.
“Capisco...” il vampiro si alzò, ancora digrignando i denti, maledizione a lui. Orson mascherò un moto di fastidio prima di continuare.
“Dico a voi quello che ho detto prima al telefono. Bruciate il mio numero. Dovunque lo teniate, cancellatelo. Al momento voi scottate troppo e non voglio saperne di essere invischiato.” Orson continuò a tenere d'occhio la faccia del tipo. Vedeva che stava pensando a qualcosa e il suo sesto senso gli diceva che era una minaccia di qualche tipo.
“Signor Orson, forse lei non sa che i nostri capi sono molto in alto. Non solo, la Yakuza è direttamente coinvolta in questo affare e penso che il suo rifiuto a collaborare con noi non verrà accettato bene dai nostri capi.”
Non aveva neanche finito di parlare che Orson scoppiò in una bassa risata che fece girare gli altri clienti del bar dell'albergo. Il tipo mingherlino parve restringersi in sé stesso alle occhiate curiose della gente.
“Siete proprio degli idioti,” riprese Orson asciugandosi una lacrima provocata dal riso e cercando senza successo di trattenersi dal ridere ancora.
“Se siete al soldo della Yakuza allora siete tutti morti! Dovreste saperlo meglio di me come premiano i fallimenti. Forse vi conviene lasciare il paese prima che vi trovino. Già. Direi che come trafficanti di droga la vostra carriera finisce qui.”
Il grosso uomo di colore continuava a ridere mentre il vampiro sembrava finalmente capire in che guaio si era messo. Senza altri indugi girò sui tacchi e uscì velocemente dall'albergo. Orson, ancora ridacchiando, fece cenno al cameriere di portargli un altro cocktail. Mentre aspettava, pensava che non c'era più etica professionale tra questi nuovi trafficanti. Chiedere l'aiuto di un esterno per evitare problemi con i datori di lavoro, che idioti! Riprese il giornale dal tavolino e rilesse velocemente il trafiletto in prima pagina dove si parlava della ragazza e del cane a cui avevano sparato a Glasgow. La polizia l'avrebbe interrogata in mattinata. A parte il nome della vittima l'articolo non diceva altro. Sparare anche al cane, ma si poteva essere più idioti di così? Questa gente non aveva finezza!

Verso Bath

Il trillo prolungato del telefono penetrò nella nebbia che avvolgeva la mente di Wilde. Avrebbe preferito lasciarlo squillare e tornare nel mondo dei sogni ma una gomitata ben assestata sulla sua spalla la fece tirare su di botto.
“Vuoi rispondere a quel maledetto coso? Sta iniziando a darmi sui nervi.” Rainbow le diede solo un'occhiata per vedere se era finalmente sveglia e poi tornò a rivolgere la sua attenzione alla strada.
Wilde trafficò un attimo con la cintura di sicurezza per riuscire a mettersi la mano in tasca e tirare fuori il cellulare. Prima di rispondere si schiarì la voce.
“Pronto? David! No, non mi disturbi. Che ore sono?” Chiese tanto al telefono quanto alla sua compagna alla guida. Rainbow le indicò l'orologio sul cruscotto della Porsche Carrera mentre David le rispondeva. Le otto e un quarto.
“Sì, ti ascolto.”
Per cinque minuti buoni rimase in silenzio a sentire le novità che il detective le passava. Alla fine lo ringraziò e promise di ricontattarlo al più presto. Si stava dimostrando estremamente prezioso come amico.
“Che dice lo sbirro,” chiese Rainbow. Aveva gli occhi arrossati dalla mancanza di sonno, ma la sua voce era forte e pimpante.
“Ieri notte hanno fatto irruzione nei locali dietro la piazzetta del Royal Mile. Tutto vuoto. Mentre la polizia di Glasgow ha recuperato due bossoli nella strada di fronte la casa di Mike. Dice che risaliranno presto al modello del fucile che ha sparato. A parte questo, dice che in mattinata interrogheranno Storm, ma questo già lo sapevamo, e che per sicurezza hanno messo degli agenti a guardia della sua stanza all'ospedale.” Terminò il tutto con uno sbadiglio.
“Bene. Almeno non dovremo preoccuparci troppo che ci riprovino mentre lei è costretta a letto. Anche se avrei preferito restare.” Rainbow rallentò per prendere lo svincolo di uscita a Bristol. Da lì sarebbero presto arrivate a Bath.
“Non ho ben capito, ma penso che Joss abbia detto che ci sono almeno un paio di slayers a Glasgow. Le avrebbe contattate per vedere se potevano dare un'occhiata a Storm mentre noi non ci siamo.”
“Quanti condizionali hai usato?” Chiese l'amica. “Voglio dire, ci vanno o non ci vanno a tenerla d'occhio?”
Wilde soffocò un altro sbadiglio. “Non lo so. E' Joss che usa un sacco di condizionali, non Io. Ne sapremo di più quando saremo lì. Quanto manca?” Chiese Wilde. Non era la prima volta che lo chiedeva. Prima di addormentarsi doveva aver fatto la stessa domanda almeno quaranta volte. Rainbow le diede uno sguardo seccato prima di rispondere.
“Penso meno di un'oretta. Ci abbiamo messo di più perché c'era nebbia all'altezza di Birmingham,” tutto a un tratto rise. “Non ci avevo ancora pensato, chissà che dirà Storm quando saprà che abbiamo preso la sua macchina.”
Wilde ridacchiò con lei. Storm era molto gelosa della sua Porsche.
“Mike ha detto che non glielo avrebbe riferito finché non era sicuro che stesse bene, non preoccuparti.”
“Io non mi preoccupo,” rispose la ragazza alla guida. “Solo, avrei voluto lasciare una telecamera per vedere la sua faccia quando lo saprà.”
“Oddio! Preferirei di no. Quando si incazza... brrr!” Wilde si strinse nelle spalle come se sentisse freddo.
Per un po' viaggiarono in silenzio, Rainbow totalmente assorta dalla guida e Wilde giocando con la radio cercando di trovare un canale decente. Aveva già scartato i cd in macchina, non erano il suo genere. Prima dell'uscita per Bath, Rainbow iniziò a rallentare per il traffico in entrata.
“Tanto vale che ci fermiamo a fare colazione,” disse indicando il cartello di una stazione di servizio. “Voglio del caffè.”
Dopo cinque minuti quasi a passo d'uomo avevano parcheggiato e si erano sistemate al bancone del bar della stazione, Wilde con un tè e la sua amica con un beverone che la cameriera le assicurava essere caffè. Rainbow lo guardò dubbiosa prima di provarne un sorso.
“Penso che si siano sbagliati. Dal sapore devono aver messo la benzina al posto del caffè,” disse con faccia schifata dopo aver deglutito.
“Sempre spocchiosa di prima mattina, eh?” Disse una voce dietro di loro.
Wilde si girò e vedendo Nykaa si strozzò prontamente con il suo tè. Mentre Rainbow le dava vigorose pacche sulla schiena per aiutarla a riprendere fiato Nykaa le guardava con un misto di pietà e divertimento.
“Come sei arrivata qui?” Le chiese Rainbow mentre passava un fazzoletto a Wilde per asciugarsi il tè che le era colato sul mento.
“Buongiorno anche a voi,” rispose la ragazza alla domanda che non avevano posto. “Ho usato la magia del pollice!” Aggiunse con un gran sorriso.
Le altre la fissarono con facce che indicavano chiaramente che non avevano capito. Nykaa gli diede uno sguardo paziente e, tirando su il pollice, fece il segno dell'autostoppista.
“Ah....” fece lentamente Wilde. Rainbow la guardava ancora imbambolata.
“Eh, già! Ieri sera, dopo aver trovato l'auto-noleggio chiuso e l'ultimo treno già partito ho pensato di cercare un passaggio e ho trovato il mio amico Waldo, qui...” indicò un omaccione barbuto che si era avvicinato a loro e al bancone. Waldo sollevò una manona a mo' di saluto e le due ragazze, ancora stralunate, sollevarono di rimando una mano. “Waldo stava avendo dei problemi con dei tipacci che volevano rubargli il tir al parcheggio degli automezzi pesanti. Ho pensato di aiutarlo e Waldo è stato così gentile da offrirmi in cambio un passaggio. Non potevo rifiutare. Vero Waldo?” Chiese all'omone con un sorriso.
Waldo emise un grugnito, di assenso o altro le altre due slayer non potevano saperlo.
“In ogni caso, Waldo ha promesso di portarmi fino a destinazione, ma visto che siete qui voi...” lasciò in sospeso.
Rainbow si riprese per prima, sollevando e facendo tintinnare le chiavi della Porsche. “Ho paura che la macchina sia piena. E' quella di Storm.”
“Oh,” Nykaa si incupì un attimo. “Pazienza. Vorrà dire che Io e Waldo avremo tempo di chiacchierare un po' di più. Vero Waldo?” Chiese nuovamente al camionista.
Waldo emise un altro grugnito e senza aggiungere altro le mise una pinta di birra chiara davanti e iniziò a scolarsi la sua. Wilde e Rainbow lo guardavano quasi ipnotizzate. Nonostante il freddo mattutino Waldo indossava una maglietta senza maniche che gli lasciava in bella vista le braccia piene di tatuaggi e anche una buona porzione di pancia – o meglio, grasso – pelosa. La sua barba castana arrivava fin quasi al petto e i capelli ricciolini davano l'idea di non aver visto shampoo o pettine da almeno una decina di anni. Wilde scosse la testa per smettere di fissarlo e diede di gomito a Rainbow che sembrava non riuscire a staccargli gli occhi di dosso.
Nykaa prese la sua birra ma, dopo due sorsate, la rimise sul bancone con una piccola smorfia.
“Bene! Direi che è ora di rimetterci in cammino!” disse poi con aria decisa sfregandosi le mani. “Noi ci vediamo direttamente a destinazione, vero ragazze?” Chiese Nykaa facendogli l'occhiolino. Le altre due fecero cenno di sì con testa.
Nykaa diede una manata dietro la schiena di Waldo. “Forza Waldo! E' ora di andare!”
Waldo mise giù la pinta, vuota, qualche moneta per le birre e si incamminò lentamente dietro la loro amica.
“Era Nykaa quella?” Chiese Rainbow in un sussurro.
“Sembrava proprio lei,” rispose Wilde sullo stesso tono.
Dieci minuti dopo le ragazze erano di nuovo in macchina e ferme al distributore. Rainbow diede le chiavi al benzinaio per fare il pieno e, con una faccia ancora tra lo stupore e l'incredulità, si girò verso Wilde.
“Pensi che lei abbia una storia con Waldo?” chiese con voce malferma.
Wilde scoppiò a ridere di gusto. Anche sulle labbra di Rainbow si andava formando un sorriso.
“Meno male. Per un attimo ho avuto paura,” disse riprendendo le chiavi e pagando il benzinaio, mentre Wilde rideva ancora a crepapelle.

Londra

La piccola suite dell'hotel era anonima ma lussuosa. Tranne una valigetta nera poggiata sul portaborse nulla faceva supporre che fosse occupata. Quando la cameriera bussò nessuno le rispose quindi, pensando che il cliente fosse fuori, usò il passepartout e aprì la porta. Portava il giornale e una cesta di frutta di cortesia mandata dal direttore.
Con la solita efficienza, poggiò la cesta sul tavolo libero davanti la specchiera e il giornale accanto a questa poi si girò per controllare che tutto fosse in ordine. Stava per andare a controllare la stanza da letto quando sentì un brivido correrle lungo la schiena. Si fermò. Scuotendo la testa si disse che era inutile controllare e qualcosa più forte di lei la spinse a uscire di fretta. Fu solo quando si richiuse dietro la porta della camera che si disse che era stata stupida. Dentro quella stanza non c'era nulla di cui avere paura. Ma non rientrò.
Quando la cameriera fu uscita la porta della stanza da letto si aprì piano. L'uomo che ne uscì non era né basso né alto e anche il suo viso da orientale si sarebbe detto anonimo, se non per la strana luce che brillava nei suoi occhi. La stanza da cui usciva era completamente al buio, ma dall'odore si poteva sentire che vi era stato bruciato molto incenso e qualcos'altro di dolciastro. L'uomo richiuse la porta e senza neanche guardare il bigliettino che accompagnava la cesta di frutta, prese il giornale. In prima pagina trovò un trafiletto che lo interessava. Lo lesse in un momento, sollevò la cornetta del telefono e ordinò al Consierge una macchina per l'aeroporto. Poi prese la valigetta nera e uscì.

Concilio degli Osservatori - Bath

“Insomma! Siamo qui da una vita e nessuno si decide a riceverci! Contando tutta la fretta che avevano di vederci mi pare strano.”
Rainbow non era famosa per la sua pazienza ma, in questo caso, le altre due slayer le davano pienamente ragione.
“Lo so, hai ragione. Ma non è colpa loro. Sono sicuro che si sbrigheranno al più presto.”
Era almeno la decima volta che Joss ripeteva la stessa cosa ma ancora non aveva spiegato alle slayers quale era l'imprevisto che aveva richiesto l'attenzione del Concilio. Le prime due ore di attesa erano passate abbastanza velocemente, con Nykaa che aveva raccontato alle altre le sue 'avventure' con Waldo il camionista facendole spanciare dalle risate. Cosa strana, non aveva minimamente parlato di Jason, se non un terso “sta bene” che aveva fatto passare alle altre due la voglia di indagare. Se avevano litigato erano affari loro.
A nessuna di loro era venuta voglia di passare il tempo girando a vedere gli ultimi cambiamenti al quartier generale del Concilio. L'immenso edificio principale era già stato ultimato quando loro vi erano arrivate per l'addestramento ma entrando avevano visto che ora era circondato da altri edifici più piccoli. Il tutto veniva mascherato ai media e alla gente comune come la sede di un'organizzazione internazionale per lo studio delle malattie infettive, cosa che spingeva i più a non avvicinarsi troppo. Il fatto che poi intorno ci fosse praticamente il nulla aiutava molto. Nessuno avrebbe mai avuto modo di recarsi in quel luogo se non di proposito, o perché si era perso.
Dopo tre ore e mezza di attesa la pazienza delle slayers cominciava a diminuire drasticamente. Fu con un certo sollievo che videro finalmente la porta della sala riunioni aprirsi. Le tre slayers e Joss si alzarono e rimasero a bocca aperta.
Il primo a uscire da quella porta fu Rick. Il ragazzo si illuminò alla loro vista e gli corse incontro. La Madre del Circolo invece lo seguì più lentamente, mentre altre persone, osservatori a giudicare dalle facce, si avviavano velocemente verso altri impegni.
“E tu che ci fai qui?” Chiese sorpresa Rainbow.
“Sono venuto a riferire di...” si bloccò ad un'occhiataccia della Madre, “...di alcune cose. E voi?”
“Direi che sarebbe meglio se entraste. Prima cominciamo, prima potrete tornare ai vostri, ah... obblighi,” disse la Madre guardandole con severità.
Chiaramente stavano ricominciando con i giochetti. Non volevano che loro sapessero cosa aveva detto Rick come lui non doveva sapere cosa dicevano loro. Gli occhi delle tre slayers si indurirono. Se volevano giocare gli avrebbero dato pane per i loro denti.
Quando furono entrate e sedute intorno a un lungo tavolo intagliato, Joss chiuse la porta. La Madre si sedette a capotavola e, prima di rivolgersi a loro, disse qualcosa sottovoce a una donna elegante che subito dopo uscì da una porta laterale.
“Altri segreti?” Chiese Wilde a voce alta.
“Veramente, le ho solo chiesto di portarci qualcosa da bere,” rispose la Madre serafica e guardandole una per una negli occhi. Notando il sospetto nel loro sguardo si lasciò sfuggire un sospiro.
“Mettiamo subito le cose in chiaro. Potrete parlare liberamente con il vostro amico come lui lo farà con voi. Semplicemente, ora non abbiamo tempo di fare chiacchiere e, soprattutto, non volevo che passaste il vostro tempo qui con me a preoccuparvi di lui. Vi voglio concentrate e con la mente libera per poter capire meglio cosa vi è successo fino ad ora. Avete domande prima che cominciamo?” Chiese rivolta a tutte loro e, stranamente anche a Joss.
Joss scosse la testa, come fecero anche Rainbow e Wilde, ma Nykaa si schiarì la voce.
“Dimmi pure, Veronica,” le disse la Madre facendo un gesto per invitarla a parlare.
“Come mai ci lasciano parlare con lei, Madre? Il Concilio è famoso per la sua gelosia quando si tratta di fare rapporto o dare nuove informazioni.”
“Ma Io sono un membro effettivo del Concilio, pensavo lo sapeste,” rispose la donna girandosi a guardare anche le altre. “E' stata un'idea del signor Giles includermi nel nuovo Concilio quando lo ha riformato. Pensava che avrebbe risparmiato tempo, invece di mandarmi a chiamare ogni volta che avevano bisogno di un consulto magico. E visto che collaboravo con lui già da prima che il vecchio Concilio venisse annientato sembrava la cosa più logica da fare. Se oggi sono Io a parlare con voi è perché ne ho la piena autorità e, vista la vostra ultima... chiamiamola missione, sono certamente quella con più esperienza nel campo. Avete altre domande?” Chiese loro.
Stavolta scossero la testa in segno di diniego tutti insieme.
“Bene. Direi che possiamo cominciare,” disse poi con tono sbrigativo. “La nostra conversazione verrà registrata su supporto digitale per permettere ad altri osservatori che si occupano del caso di avere tutte le informazioni di cui hanno bisogno. E anche per permettere a me di rivedere le registrazioni ed evitare di rifarvi le stesse domande in futuri incontri.” Prese un telecomando che si trovava sul tavolo davanti a lei e pigiò un tasto. Una lucina rossa si accese sul muro al di sopra di un quadro, probabilmente le telecamere si trovavano dietro il dipinto.
“Ora, raccontatemi tutto quello che è successo dalla vostra partenza da Sidney.”

Glasgow

L'uomo entrò nell'ospedale a passo lento ma sicuro. Evitò di chiedere informazioni all'accettazione e, mescolandosi a un gruppo di persone, prese il primo ascensore disponibile. In ogni caso gli ospedali erano prevedibili. Al piano terra avrebbe trovato solo le emergenze e, se il giornale diceva il vero, la ragazza doveva essere sveglia se la polizia l'aveva interrogata quella mattina. Quindi il primo o il secondo piano. Al primo piano scese e si avviò con sicurezza verso una porta, come se dovesse entrare. Lì vicino c'era una mappa e lui la lesse prima di sorridere debolmente e poi proseguire verso il retro, dove si trovava la terapia intensiva. L'infermiere a cui infilò due dita fra il muscolo e il tendine tra collo e spalla per bloccargli i movimenti non riuscì neanche a emettere un suono prima che lo trascinasse in una camera vuota. Quando fu sicuro che nessuno li avrebbe disturbati lo fece girare verso di sé e lo fissò negli occhi a lungo. L'infermiere svenne. Con calma l'uomo lo spogliò e si rivestì della sua uniforme. Sistemò la sua vittima nel letto vuoto e lo coprì come se fosse un paziente. Fuori la stanza nessuno si era accorto di nulla. Proseguì veloce fino al reparto che cercava. Una volta dentro andò tranquillo alla scrivania all'entrata e prese il foglio con i nomi dei degenti. Trovato il numero che gli interessava sentì un brivido di eccitazione. Lo sentiva sempre prima di compiere un rito.
Il brivido si interruppe bruscamente quando davanti alla porta della stanza si accorse che questa era vuota.

Concilio degli Osservatori, Bath

Le tre ragazze, con qualche intervento da parte di Joss, avevano parlato per ore. Dopo le prime bibite portate da un'osservatrice avevano consumato anche un pranzo leggero all'interno di quella stanza. Era quasi il tramonto quando finalmente la Madre disse di sapere abbastanza. Ma non era ancora finita. Finora avevano parlato solo di ciò che era accaduto sull'Isola.
La Madre concesse una pausa alle ragazze, ma chiese loro di non lasciare quella stanza. Gli avrebbe fatto portare del tè e qualche stuzzichino, prima di riprendere e affrontare il discorso della Yakuza.
Wilde e le altre ne approfittarono per riaccendere i cellulari che avevano spento mentre facevano il loro rapporto e fare qualche chiamata.
“Grace? Sì, tutto bene. Puoi farmi un favore? Prenotami tre stanze all'albergo di Bath dell'altra volta. Sì, sono di nuovo a Bath. Grazie.” Mentre chiudeva la comunicazione notò lo sguardo interrogativo delle altre due slayers mentre queste tenevano ancora i loro cellulari appoggiati all'orecchio.
“Che c'è? Non vi ricordate come si sta nei dormitori qui? Volete passarci la notte?” Chiese loro.
Rainbow e Nykaa scossero la testa con veemenza. Joss la guardava strabiliato.
“Ma come fa? Gli alberghi sono ancora tutti pieni,” disse a Wilde.
“Tu non conosci Grace. Lei non prenota mai una stanza. Lei pretende una stanza. E' tutta una questione di intimidirli abbastanza. Non so neanche Io come ci riesca, ma di certo, preferisco farlo fare a lei. Almeno sono sicura di avere un letto dove dormire,” spiegò all'osservatore.
“Capisco...” fece lui pensieroso.
In quel momento entrò una cameriera con un carrello coperto da teiere, tazze, uno splendido cestino pieno di scones salati e un altro con dei dolcetti. Joss e Wilde, seguiti da Rainbow si avventarono sul carrello come lupi famelici, mentre Nykaa metteva via il cellulare e li seguiva più lentamente.
Dopo pochi minuti rientrò anche la Madre.
“Sarete felici di sapere che presto arriverà qui anche la vostra amica Andrea.” Chissà perché la Madre aveva preso l'abitudine di chiamarle sempre con il loro vero nome invece dei nomi da battaglia che si erano scelte.
“Madre, non può essere già stata dimessa dall'ospedale,” disse Joss mentre anche le ragazze protestavano.
La Madre alzò una mano per chiedere silenzio. “No, ha ancora bisogno di molte cure, ma qui al Concilio abbiamo un'ospedale molto ben attrezzato. Sicuramente meglio di quello pubblico di Glasgow. Un'ambulanza privata ha caricato lei e il suo... aehm... dottore, quasi un'ora fa e in nottata dovrebbero essere qui. Due delle slayers che avevamo di stanza a Glasgow, Marion e Sally... le conoscete?” Si interruppe per chiedere. Le tre slayers fecero segno di no mentre Joss annuiva. “Dicevo, Marion e Sally seguono l'ambulanza in macchina per assicurarsi che tutto vada bene. Non si può mai essere troppo cauti. Pensavo vi avrebbe fatto piacere saperlo.”
Le ragazze si sorrisero l'un l'altra, intanto Joss ringraziava la Madre di essersene occupata.
“Bene. Dopo questa pausa spero non siate troppo stanche per sentire cosa invece abbiamo scoperto noi sull'efferato omicidio di quel giovane a Londra.”
Wilde e le altre si risiedettero al tavolo. Joss prese il posto della Madre a capotavola, in piedi, e cominciò a poggiare delle carte davanti a sé.
“Aehm.. allora, comincerò da ciò che abbiamo trovato sul metodo dell'omicidio. Sia Clifton Quincy che John Bauble sono stati uccisi alla stessa maniera. Saprete già da Wilde che l'autopsia ha evidenziato che tutti e due erano vivi nel momento in cui le giunture gli sono state fracassate, con una mazza supponiamo, e successivamente tagliate. La morte è avvenuta per shock da perdita di sangue. Ho trovato delle incredibili somiglianze con un omicidio rituale praticato dalla setta dei Mille Petali – sono una setta Yakuza – per punire i fallimenti minori.”
“Minori?! A me pare un metodo da fallimento maggiore!” esclamo Rainbow.
“No, no. E' minore,” disse Joss alzando lo sguardo. “Non volete sapere come puniscono i fallimenti maggiori. O che trattamento riservano ai prigionieri, cioè chiunque sia un nemico della setta, prima di ucciderli. Comunque...” riprese mentre le slayers si guardavano tra di loro con delle smorfie disgustate.
“A quanto ho capito, la vittima è cosciente durante il... rito. Non solo, pare che le vittime vadano al loro supplizio volontariamente. Qualcosa che ha a che fare con l'obbligo dell'onore dicono le fonti, ma Io suppongo che si tratti di una qualche induzione ipnotica. Questa setta è molto ferrata nell'ipnosi. La usano normalmente nei loro riti comuni, per mantenere la calma e l'illuminazione, dicono. Penso sia logico supporre che ipnotizzino i loro collaboratori per fargli fare quello che dicono. Alcune delle fonti sostengono che il potere di ipnosi di alcuni dei loro 'maestri' venga da un patto demoniaco che il loro fondatore suggellò 200 anni fa. Con un demone, ovviamente. Mentre altre dicono che i loro stessi maestri sono in parte demoni e che il sangue impuro sia un prerequisito per arrivare agli alti livelli della setta. Tornando agli omicidi, da come sono stati uccisi i due ragazzi possiamo affermare con discreta certezza che il rito è stato eseguito da un 'maestro di terra'. La setta definisce così coloro che lavorano per la setta ma non hanno ottenuto incarichi importanti. E' la carica più bassa e può punire solo i fallimenti minori. Se il fallimento fosse stato 'medio' avrebbero mandato un 'maestro di acqua' e sarebbe stato molto più... sanguinoso, diciamo. Per i fallimenti 'alti' ci sono i 'maestri d'aria'. Questo è meno sanguinoso ma decisamente orribile,” disse facendo una smorfia all'indirizzo del foglio che teneva in mano.
“E i 'maestri di fuoco' che fanno? Suppongo che manchi solo quello,” gli fece notare Nykaa.
Il maestro di fuoco, ce ne è solo uno. Il maestro di fuoco punisce gli Dei,” rispose Joss.
“Gli Dei? Come fai a punire gli Dei?” Gli chiese Wilde.
“Non ne ho idea! Ma finora mi sembrano abbastanza esaltati da pensare di poter punire gli Dei,” commentò Rainbow.
“Ah, effettivamente...” intervenne Joss. “Punire gli Dei è possibile. Nel caso un Dio o una Dea assumano forma umana, nel senso che infondano un avatar della loro essenza, a quel punto, se si è abbastanza forti, si possono uccidere.”
“E questi hanno un maestro che pensa unicamente alla punizione degli Dei? Ma soprattutto, che può fargli mai un Dio per meritare una punizione?” Chiese di nuovo Nykaa.
“E' ovvio,” rispose l'osservatore. “Mettergli il bastone tra le ruote o rovinargli un piano o qualsiasi altra cosa che secondo loro merita una punizione.”
“Sono malati,” disse Wilde.
“Beh, sì. Di certo non sono sani, ma rimangono estremamente pericolosi e ancora non abbiamo capito perché abbiano mandato un ragazzo a cercare di uccidere Storm. Perché, vista la punizione, di certo lo hanno punito loro.”
“Ma se non si trattasse di Storm? Voglio dire, se lo avessero punito per qualche altro fallimento?” chiese Wilde.
“Non lo sappiamo. Ora, se riuscissimo a sapere qualcosa di più sull'altro uomo ucciso qualche mese fa potremmo tentare di cercare una connessione. Anche di questo Clifton non sappiamo poi molto. Solo che era un licantropo, la sua età, qualcuno dei posti dove aveva lavorato e poco altro. Ho già fatto una lista sulle informazioni che abbiamo, così potrete rileggerla e cercare di trovare altro.”
“Ci sono problemi se passo le informazioni a un amico detective?” Chiese Wilde.
“Preferiremmo che rimanessero confidenziali, Neve,” intervenne la Madre che fino a quel momento era rimasta in silenzio. “Scotland Yard non è attrezzata per combattere questo genere di cose. Anche il Concilio ha dei contatti all'interno della polizia, ma sono tutti addestrati da noi come osservatori o come slayers e si sanno prendere cura di loro stessi. Il tuo amico rischierebbe soltanto.”
“E se controllassimo noi per prime e gli passassimo solo le informazioni più, diciamo 'salutari'. Solo cose che possano aiutare senza metterli in pericolo?” Chiese Nykaa alla Madre.
“Questo sarebbe accettabile,” sorrise lei. Poi Joss riprese la parola.
“Un'altra cosa. Da Rick sappiamo che Anayis si è messa in contatto con lui. Lo ha avvertito di stare lontano da Londra perché c'è qualcosa di strano tra i licantropi in città. Non sappiamo se la cosa sia connessa, ma ci sono state sparizioni di licantropi da prima che voi finiste sull'Isola e forse sarebbe il caso di controllare. Oltretutto, Clifton era sicuramente un licantropo, anche se non siamo sicuri dell'altra vittima.”
“Anayis ha contattato anche Jason e ha gli detto la stessa cosa,” aggiunse Nykaa. Il suo viso era impassibile.
“Certo che ci farebbe comodo parlare con Anayis. L'abbiamo già detto a Rick e puoi dirlo anche a Jason. Se Anayis ci contattasse direttamente ci farebbe di certo un favore. Magari non proprio il Concilio...” disse guardando la Madre che annuì. “Ma potrebbe contattare me.” Joss prese un altro foglio dalla sua pila.
“La cosa che non riusciamo a capire è se l'attentato alla vita di Storm a Glasgow sia connesso con il resto. Hanno usato metodi decisamente diversi.” disse.
Le slayers si guardarono e, quando le altre due ebbero fatto un gesto affermativo, Wilde parlò. “Noi pensiamo che non siano connessi.”
Joss alzò di scatto la testa dalle sue carte. “C'è qualcosa che non mi avete detto?” Chiese sorpreso.
“Storm ha avuto un piccolo incontro con dei vampiri trafficanti a Edimburgo,” rispose Rainbow. “Qualcuno deve averla seguita per vendicarsi del fatto che gli abbia mandato a monte i piani.”
“Già. E visto che a mani nude ci avevano preso solo mazzate e perso uomini devono aver pensato di usare armi più moderne e affidabili rispetto ai canini,” aggiunse Nykaa.
“Suppongo che avremo tutto il tempo di parlarne quando lei sarà qui,” disse la Madre, precedendo Joss che aveva aperto bocca per fare la sua solita ramanzina alle tre slayers per averlo tenuto all'oscuro. Lui, da parte sua, cominciò a rimettere i vari fogli in una valigetta.
“Ovviamente ha ragione, Madre. Vorrà dire che potremo aggiornarci a domani, quando avremo parlato anche con Storm. Se voi non avete altre domande, ragazze, potete andare. Domani mattina mi aspetto di vedervi qui di buon ora.”
Joss chiuse seccamente la valigetta e uscì. Probabilmente era seccato per non essere stato messo al corrente prima della disavventura di Edimburgo.
Le ragazze salutarono la Madre e si avviarono fuori.
“Certo non ci ha detto poi molto, a parte la lezione su quella setta della Yakuza,” commentò Wilde acidamente.
“Già. Ancora non capisco come possano credere che la Yakuza stia dietro a noi. Non è come se avessero delle prove,” aggiunse Nykaa infilandosi la giacca.
“Magari ce lo diranno domani. Intanto non so voi, ma Io ho fame e sonno, quindi vediamo di fare qualcosa in proposito.” Effettivamente, Rainbow aveva guidato quasi tutta la notte prima e poi, con tutta la giornata a parlare, anche le altre iniziavano a sentire la stanchezza.
“Dovunque andiate” intervenne Rick andando incontro alle tre slayers, “portatemi con voi. Vi prego. Qui si mangia da schifo!”
“Sei ancora qui? Pensavo ti avessero già trovato un pagliericcio o una culla dove dormire,” disse Rainbow, rifilandogli un pugno giocoso sulla spalla.
“Divertente,” commentò lui acido. “Sono rimasto nei paraggi per aspettarvi.”
“Facciamo così, prendiamo un taxi per andare in città a mangiare qualcosa. Poi Rick potrà prenderne un altro per tornare qui a dormire e noi per andare in albergo,” suggerì Wilde.
“A me va bene. A voi?” Chiese Nykaa agli altri. Due grossi sorrisi le risposero.
“Come facciamo con la macchina di Storm?” Chiese Rainbow.
“La lasciamo qui. Se ci serve potremo riprenderla domani, altrimenti potremmo sempre dire a Storm che l'abbiamo portata qui per lei,” rispose Wilde facendole l'occhiolino.
“Diabolica,” mormorò Rainbow.

“Non preoccuparti, Andrea sarà al sicuro qui da noi.” La Madre si permise un sorriso sereno prima di riattaccare il telefono. Alzandosi dalla sua scrivania si avvicinò alla finestra e guardò fuori. La luna crescente era ormai alta nel cielo e presto sarebbe arrivata la nuova paziente della clinica. Certo che era strano quando un passato ormai quasi dimenticato tornava a presentarsi. Contro ogni previsione.
Abbassando la testa, sospirò. In un modo o nell'altro si sarebbe sistemato tutto per il meglio.


“BUOOOOOONGIORNO SLAYER!”
All'entrata delle altre due ragazze, Nykaa fece un salto. Loro si gettarono sul suo letto per completare l'opera di sveglia mattutina.
“Forza ragazza! Ci aspetta un'altra giornata di indicibile spallamento al Concilio. Non vorrai arrivare in ritardo?” Un mugolio di protesta accolse le parole di Rainbow.
“Dai muoviti! Ormai anche Storm dovrebbe essere arrivata. Magari riusciamo a farle un saluto prima di rinchiuderci a 'supporre e prevedere' con Joss,” disse Wilde tirandole via le coperte.
“Va bene. Datemi dieci minuti e sono con voi.” La voce di Nykaa era più morta che viva ma le sue amiche promisero di cronometrarla mentre la aspettavano nella sala buffet per la colazione.
Fedele alla sua promessa, dieci minuti più tardi Nykaa usciva dall'ascensore e andava a unirsi alle altre due slayers al tavolo. L'allegria che avevano dimostrato durante la sveglia però era leggermente scemata. Rainbow sorseggiava un espresso italiano mentre Wilde era assorta nella lettura di alcune carte. Nykaa si riempì il piatto al buffet e si sedette con loro.
“Che leggi?” Chiese a Wilde.
“Mmmh? Queste? Le carte che ci ha lasciato ieri Joss. Tutti e due i tipi erano di Londra e stavo vedendo se conosco qualcuno dei posti dove hanno lavorato.”
“E ne conosci?” Chiese Rainbow.
“Solo per sentito nominare. Non sono proprio zone che frequenterei per divertimento.”
“Oh, zone da lavoro allora?” Nykaa stava svuotando il piatto alla velocità della luce ma trovava comunque il tempo di fare altre domande.
“Direi di sì. Probabile. Ho pattugliato molto poco a Londra, solo durante i week-end dai miei, per abitudine, ma non sono mai andata in questi posti qui. Guarda solo i nomi: Spiked Drinks, Aracnis Bar, Angel of Deception e anche peggio. Hanno tutti nomi da posto malfamato o locali di scambisti.” La ragazza mise le carte in borsa e si alzò. “Se hai quasi finito vado a chiamare un taxi intanto.” Al cenno affermativo di Nykaa si avviò verso la lobby.


Joss stava parcheggiando la sua Mini scassata proprio mentre le tre slayers uscivano dal taxi. Erano sicure che le avesse viste, ma sceso dalla macchina non si fermò ad aspettarle e entrò direttamente. Le tre ragazze emisero un sospiro tutte insieme.
“E' ancora arrabbiato con noi,” commentò Rainbow.
“Goditelo finché puoi. Presto arriverà il momento della ramanzina,” mugugnò in risposta Nykaa.
Wilde tirò un altro sospiro e lo seguì dentro.
Joss era fermo ad aspettarle vicino al grosso tavolo del portiere. Che fosse già il momento della ramanzina?
“E' arrivata posta per voi,” disse seccamente mettendogli in mano delle cartoline. Poi girò sui tacchi e sparì.
Non era il momento. Al gridolino deliziato di Rainbow, Wilde si girò.
“Questa è per tutte noi! E' di Trellheim! Ascoltate: Dite a Storm di godersi il suo periodo di riposo a letto. Durerà poco. Per quello che riguarda voi tre, rimboccatevi le maniche che il bello del lavoro deve ancora venire. Wilde controlla la posta. Qualcuno ti ha scritto. Tanti baci e smancerie varie. Vi penso. Cià! Come diavolo fa a sapere che Storm è a letto e avremmo letto solo noi tre?” Chiese la slayer alla fine.
“E' un oracolo, no?” Le disse Nykaa. “Fammi vedere l'altra.”
“E' per Wilde,” disse Rainbow porgendogliela con sguardo meravigliato. Wilde prese la cartolina e guardò prima il paesaggio. Se non sbagliava era il Monte Fuji, in Giappone. La girò per leggere il messaggio. C'erano solo due parole, “A presto” e non era firmata.
“Di chi è?” Chiese Nykaa.
“Non saprei. Non è firmata. Dice solo 'A presto',” rispose lei rigirando la cartolina tra le mani.
“Beh, conosci qualcuno in vacanza in Giappone?” Continuò l'altra.
“No. Nessuno. E poi è indirizzata a 'Wilde', non a 'Neve Blackburn'. Deve essere qualcuno che mi conosce solo col nome da battaglia.” Osservò la cartolina altri due secondi prima di decidere che ci avrebbe pensato dopo. Infilata anche quella in borsa si avviò insieme alle altre verso la sala del giorno prima. Come al solito, erano già in ritardo.


La riunione di quella mattina non portò a nulla. Se non a capire che stavolta a Joss il culo rodeva discretamente. La Madre, che era di nuovo presente, cercò di mitigare ogni volta che le cose sembravano dirigersi verso un litigio furioso, ma alla fine sembrò decidere che dovevano sbrigarsela da soli. Visto che tutte le informazioni del caso erano state date e il resto erano solo supposizioni, intimò alle tre slayers e all'osservatore di rimanere nella stanza e non azzardarsi a uscire finché non avessero risolto i loro problemi. L'ordine, e la maniera in cui sbatté la porta dietro di sé uscendo, furono abbastanza perentori da far strabuzzare gli occhi a Joss. L'osservatore si lasciò scivolare sulla sedia.
“Te la sei presa perché non ti abbiamo detto dell'incontro di Storm con i vampiri?” Chiese Wilde, tanto per curiosità quanto per rompere il silenzio che cominciava a essere pesante.
“Sono il vostro osservatore. Mi sembra solo naturale che mi riferiate queste cose. Non solo. Pensavo che sull'Isola avessimo creato un rapporto diverso da quello prettamente osservatore-slayer.”
Wilde abbassò gli occhi. Ciò che a lei non pareva un male sembrava averlo ferito. Forse più il fatto di non avergli parlato da amico che fargli un semplice rapporto del lavoro svolto.
“Pensavo che si fosse instaurata una certa fiducia tra di noi. Invece mi accorgo che voi di me non è che non vi fidate, non mi considerate proprio!” Aggiunse l'osservatore senza cambiare posizione, con il mento poggiato sul pugno, e guardandole fissamente.
“Ti sbagli. Se non ti considerassimo non saremmo neanche qui ora,” gli fece notare Rainbow.
“Se non ti considerassimo pensi che sarei venuta da te a cercare il tuo aiuto quando abbiamo saputo dell'omicidio di Clifton?” Aggiunse Wilde.
“La cosa che devi capire, Mr Watcher,” cominciò Nykaa in tono calmo. “E' che prima dell'Isola eravamo abituate a cavarcela da sole e il fatto che siamo ancora qui dimostra che ne siamo in grado. Non puoi prendertela con noi solo perché non corriamo al primo telefono ogni volta che capita qualcosa. Cerca di capire anche il nostro punto di vista. Quando ci siamo addestrate qui, eravamo talmente tante slayers che con gli osservatori abbiamo avuto solo rapporti totalmente impersonali. Quelli che ci hanno dato dopo non ti dico neanche cosa erano. Puoi vederlo da te dalle nostre schede se non lo hai già fatto. Finora gli osservatori per noi sono stati per lo più una scocciatura, se non un pericolo. Poi arrivi tu. Ti presenti alla loro stessa maniera e pretendi tutto da noi tale e quale a loro. Per nostra, e tua, fortuna le cose cambiano e instauriamo un rapporto di collaborazione se non di amicizia. Ma devi capire che non sei il nostro guardiano né nostro padre. Non puoi starci continuamente addosso per sapere cosa facciamo in ogni minuto del giorno. Che sia perché a volte anche noi abbiamo dei segreti o perché a volte non c'è semplicemente il tempo di parlare prima di agire. In questo caso, per la maggior parte del tempo tu ne hai saputo molto più di noi in ogni attimo. E quello che non hai saputo è perché noi in questi ultimi giorni abbiamo avuto a malapena il tempo di respirare. Prima di prendertela per una cosa così sciocca pensa a quello che passiamo anche noi. Cresci Joss.” Nykaa si alzò con la stessa calma con cui aveva parlato e, prendendo la borsa dal tavolo dove l'aveva poggiata, uscì dalla stanza.
Gli altri si guardarono tra di loro, Joss imbarazzato e le due slayers stupefatte. Schiarendosi la gola anche Joss si alzò. Aprì la bocca per parlare a più riprese ma sembrò ripensarci. Alla fine sospirò e guardò le altre due ragazze rimaste.
“Andiamo a trovare Storm?” Chiese piano.
In quanto a scuse, non c'era male, era un inizio.
Le due slayers gli sorrisero e si alzarono per andare con lui.

***



“E ora passiamo la linea al nostro corrispondente da Glasgow. Ci sono altre novità Brian?”
“No James. Scotland Yard non vuole rilasciare commenti. Le notizie sono le stesse dell'edizione del mattino. Ieri sera tardi un uomo, Lindsey Brown, infermiere all'ospedale di Glasgow, ha barbaramente ucciso tre degenti nel reparto di terapia intensiva e due addetti alla sicurezza prima di essere fermato da un agente di polizia. L'uomo non ha risposto all'intimazione di gettare il bisturi con cui ha compiuto gli omicidi e l'agente è stato costretto a sparargli prima che ne compiesse degli altri. Non si sa cosa possa aver scatenato la sua furia omicida. Le ultime dichiarazioni rilasciate dalle forze dell'ordine indicano che Brown era un padre di famiglia e un membro rispettato della comunità protestante. Lavorava all'ospedale da oltre dieci anni.”
“Una storia terribile Brian.”
“Concordo James. Vi richiederò la linea nel caso dovessero esserci degli aggiornamenti.”
“Bene Brian. Passiamo ora alla politica estera. Le ultime dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti......”.
..........


to be continued

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6 replies since 14/9/2009, 14:02
 
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