Warning: Linguaggio scurrile - SangueChapter 6 - Scheming - by DarkWilde
Londra“Non mi scocciare 'coso', quando avrò la merce ti ricontatto Io. Nel frattempo, dimenticati di me e del mio numero di telefono. Se mi metti sotto pressione non lavoro bene e mi saltano i nervi. E se mi saltano i nervi non trovo la merce. E' chiaro?”
L'uomo non aspettò neanche una risposta dall'altro capo del telefono. Con un gesto secco terminò la chiamata e infilò il cellulare – che sembrava un aggeggio piccolissimo tra le sue mani gigantesche - nella tasca della giacca. Era la settima volta che quell'idiota di Rilke lo chiamava per sapere come andava la caccia. Come se in un giorno solo lui potesse trovare dieci licantropi solo schioccando le dita.
Con aria seccata riprese in mano il suo cocktail e dedicò la sua attenzione alla persona che aveva seduta di fronte.
“Insomma, dici che tutta la roba è andata persa per strada?” Gli chiese riprendendo la conversazione da dove erano stati interrotti, la sua voce calda e musicale smentita dall'aspetto quasi feroce della sua faccia.
“Sì, signore. E' bastata una stupida slayer per rovinare il lavoro di sei mesi. Come lei aveva suggerito abbiamo mandato uno dei nostri ragazzi migliori a terminare il lavoro. Ma, a quanto pare, anche lui non ha avuto fortuna.”
Il tipo mingherlino aveva un faccia scura e continuava a digrignare i denti. Orson la trovava un'abitudine fastidiosa. Già era un vampiro, e questo ai suoi occhi non faceva che renderlo un essere inferiore, in più continuava a stringere le labbra e emettere quel leggero stridio di denti l'uno contro l'altro... se non se ne liberava in fretta avrebbe finalmente scoperto se i vampiri potevano sopravvivere senza denti.
“La mia risposta è no!” Disse con tono di finalità poggiando il bicchiere vuoto sul tavolino tra loro due. Il mingherlino aprì bocca per dirgli qualcosa ma Orson lo bloccò con una mano.
“Ascoltami, 'coso',” disse prendendo il giornale accanto a lui e poggiandolo sul tavolo. “Il vostro
ragazzo migliore ha sbagliato, la slayer è viva e oggi sarà interrogata dalla polizia. E' su tutti i giornali. Farla fuori a questo punto non ha alcun senso e Io non svolgo lavori senza senso. Non è una questione di prezzo. Oltretutto, ho un altro affare in ballo e non ho tempo di andare a risolvere i vostri problemi. Il vostro
ragazzo migliore non è neanche riuscito ad ammazzare il cane a cui aveva sparato, quindi vi suggerisco di farlo sparire prima che qualcuno riesca a trovarlo. Perché, se non ve ne siete accorti, qualcuno ha chiamato la polizia, quindi qualcuno lo ha visto. Questo è il consiglio che posso darvi. Liberatevi di lui e volate bassi per un po'. Se siete fortunati si dimenticheranno di voi e potrete riprendere a lavorare, altrimenti...” lasciò in sospeso la frase per dare tempo al tipo di digerire le informazioni. Non aveva dubbi che il cecchino avrebbe concluso presto la sua vita. Sbagliare così platealmente in questo ambiente garantiva una vita corta e una morte orribile.
“Capisco...” il vampiro si alzò, ancora digrignando i denti, maledizione a lui. Orson mascherò un moto di fastidio prima di continuare.
“Dico a voi quello che ho detto prima al telefono. Bruciate il mio numero. Dovunque lo teniate, cancellatelo. Al momento voi
scottate troppo e non voglio saperne di essere invischiato.” Orson continuò a tenere d'occhio la faccia del tipo. Vedeva che stava pensando a qualcosa e il suo sesto senso gli diceva che era una minaccia di qualche tipo.
“Signor Orson, forse lei non sa che i nostri capi sono molto in alto. Non solo, la Yakuza è direttamente coinvolta in questo affare e penso che il suo rifiuto a collaborare con noi non verrà accettato bene dai nostri capi.”
Non aveva neanche finito di parlare che Orson scoppiò in una bassa risata che fece girare gli altri clienti del bar dell'albergo. Il tipo mingherlino parve restringersi in sé stesso alle occhiate curiose della gente.
“Siete proprio degli idioti,” riprese Orson asciugandosi una lacrima provocata dal riso e cercando senza successo di trattenersi dal ridere ancora.
“Se siete al soldo della Yakuza allora siete tutti morti! Dovreste saperlo meglio di me come premiano i fallimenti. Forse vi conviene lasciare il paese prima che vi trovino. Già. Direi che come trafficanti di droga la vostra carriera finisce qui.”
Il grosso uomo di colore continuava a ridere mentre il vampiro sembrava finalmente capire in che guaio si era messo. Senza altri indugi girò sui tacchi e uscì velocemente dall'albergo. Orson, ancora ridacchiando, fece cenno al cameriere di portargli un altro cocktail. Mentre aspettava, pensava che non c'era più etica professionale tra questi nuovi trafficanti. Chiedere l'aiuto di un esterno per evitare problemi con i datori di lavoro, che idioti! Riprese il giornale dal tavolino e rilesse velocemente il trafiletto in prima pagina dove si parlava della ragazza e del cane a cui avevano sparato a Glasgow. La polizia l'avrebbe interrogata in mattinata. A parte il nome della vittima l'articolo non diceva altro. Sparare anche al cane, ma si poteva essere più idioti di così? Questa gente non aveva finezza!
Verso BathIl trillo prolungato del telefono penetrò nella nebbia che avvolgeva la mente di Wilde. Avrebbe preferito lasciarlo squillare e tornare nel mondo dei sogni ma una gomitata ben assestata sulla sua spalla la fece tirare su di botto.
“Vuoi rispondere a quel maledetto coso? Sta iniziando a darmi sui nervi.” Rainbow le diede solo un'occhiata per vedere se era finalmente sveglia e poi tornò a rivolgere la sua attenzione alla strada.
Wilde trafficò un attimo con la cintura di sicurezza per riuscire a mettersi la mano in tasca e tirare fuori il cellulare. Prima di rispondere si schiarì la voce.
“Pronto? David! No, non mi disturbi. Che ore sono?” Chiese tanto al telefono quanto alla sua compagna alla guida. Rainbow le indicò l'orologio sul cruscotto della Porsche Carrera mentre David le rispondeva. Le otto e un quarto.
“Sì, ti ascolto.”
Per cinque minuti buoni rimase in silenzio a sentire le novità che il detective le passava. Alla fine lo ringraziò e promise di ricontattarlo al più presto. Si stava dimostrando estremamente prezioso come amico.
“Che dice lo sbirro,” chiese Rainbow. Aveva gli occhi arrossati dalla mancanza di sonno, ma la sua voce era forte e pimpante.
“Ieri notte hanno fatto irruzione nei locali dietro la piazzetta del Royal Mile. Tutto vuoto. Mentre la polizia di Glasgow ha recuperato due bossoli nella strada di fronte la casa di Mike. Dice che risaliranno presto al modello del fucile che ha sparato. A parte questo, dice che in mattinata interrogheranno Storm, ma questo già lo sapevamo, e che per sicurezza hanno messo degli agenti a guardia della sua stanza all'ospedale.” Terminò il tutto con uno sbadiglio.
“Bene. Almeno non dovremo preoccuparci troppo che ci riprovino mentre lei è costretta a letto. Anche se avrei preferito restare.” Rainbow rallentò per prendere lo svincolo di uscita a Bristol. Da lì sarebbero presto arrivate a Bath.
“Non ho ben capito, ma penso che Joss abbia detto che ci sono almeno un paio di slayers a Glasgow. Le avrebbe contattate per vedere se potevano dare un'occhiata a Storm mentre noi non ci siamo.”
“Quanti condizionali hai usato?” Chiese l'amica. “Voglio dire, ci vanno o non ci vanno a tenerla d'occhio?”
Wilde soffocò un altro sbadiglio. “Non lo so. E' Joss che usa un sacco di condizionali, non Io. Ne sapremo di più quando saremo lì. Quanto manca?” Chiese Wilde. Non era la prima volta che lo chiedeva. Prima di addormentarsi doveva aver fatto la stessa domanda almeno quaranta volte. Rainbow le diede uno sguardo seccato prima di rispondere.
“Penso meno di un'oretta. Ci abbiamo messo di più perché c'era nebbia all'altezza di Birmingham,” tutto a un tratto rise. “Non ci avevo ancora pensato, chissà che dirà Storm quando saprà che abbiamo preso la sua macchina.”
Wilde ridacchiò con lei. Storm era molto gelosa della sua Porsche.
“Mike ha detto che non glielo avrebbe riferito finché non era sicuro che stesse bene, non preoccuparti.”
“Io non mi preoccupo,” rispose la ragazza alla guida. “Solo, avrei voluto lasciare una telecamera per vedere la sua faccia quando lo saprà.”
“Oddio! Preferirei di no. Quando si incazza... brrr!” Wilde si strinse nelle spalle come se sentisse freddo.
Per un po' viaggiarono in silenzio, Rainbow totalmente assorta dalla guida e Wilde giocando con la radio cercando di trovare un canale decente. Aveva già scartato i cd in macchina, non erano il suo genere. Prima dell'uscita per Bath, Rainbow iniziò a rallentare per il traffico in entrata.
“Tanto vale che ci fermiamo a fare colazione,” disse indicando il cartello di una stazione di servizio. “Voglio del caffè.”
Dopo cinque minuti quasi a passo d'uomo avevano parcheggiato e si erano sistemate al bancone del bar della stazione, Wilde con un tè e la sua amica con un beverone che la cameriera le assicurava essere caffè. Rainbow lo guardò dubbiosa prima di provarne un sorso.
“Penso che si siano sbagliati. Dal sapore devono aver messo la benzina al posto del caffè,” disse con faccia schifata dopo aver deglutito.
“Sempre spocchiosa di prima mattina, eh?” Disse una voce dietro di loro.
Wilde si girò e vedendo Nykaa si strozzò prontamente con il suo tè. Mentre Rainbow le dava vigorose pacche sulla schiena per aiutarla a riprendere fiato Nykaa le guardava con un misto di pietà e divertimento.
“Come sei arrivata qui?” Le chiese Rainbow mentre passava un fazzoletto a Wilde per asciugarsi il tè che le era colato sul mento.
“Buongiorno anche a voi,” rispose la ragazza alla domanda che non avevano posto. “Ho usato la magia del pollice!” Aggiunse con un gran sorriso.
Le altre la fissarono con facce che indicavano chiaramente che non avevano capito. Nykaa gli diede uno sguardo paziente e, tirando su il pollice, fece il segno dell'autostoppista.
“Ah....” fece lentamente Wilde. Rainbow la guardava ancora imbambolata.
“Eh, già! Ieri sera, dopo aver trovato l'auto-noleggio chiuso e l'ultimo treno già partito ho pensato di cercare un passaggio e ho trovato il mio amico Waldo, qui...” indicò un omaccione barbuto che si era avvicinato a loro e al bancone. Waldo sollevò una manona a mo' di saluto e le due ragazze, ancora stralunate, sollevarono di rimando una mano. “Waldo stava avendo dei problemi con dei tipacci che volevano rubargli il tir al parcheggio degli automezzi pesanti. Ho pensato di aiutarlo e Waldo è stato così gentile da offrirmi in cambio un passaggio. Non potevo rifiutare. Vero Waldo?” Chiese all'omone con un sorriso.
Waldo emise un grugnito, di assenso o altro le altre due slayer non potevano saperlo.
“In ogni caso, Waldo ha promesso di portarmi fino a destinazione, ma visto che siete qui voi...” lasciò in sospeso.
Rainbow si riprese per prima, sollevando e facendo tintinnare le chiavi della Porsche. “Ho paura che la macchina sia piena. E' quella di Storm.”
“Oh,” Nykaa si incupì un attimo. “Pazienza. Vorrà dire che Io e Waldo avremo tempo di chiacchierare un po' di più. Vero Waldo?” Chiese nuovamente al camionista.
Waldo emise un altro grugnito e senza aggiungere altro le mise una pinta di birra chiara davanti e iniziò a scolarsi la sua. Wilde e Rainbow lo guardavano quasi ipnotizzate. Nonostante il freddo mattutino Waldo indossava una maglietta senza maniche che gli lasciava in bella vista le braccia piene di tatuaggi e anche una buona porzione di pancia – o meglio, grasso – pelosa. La sua barba castana arrivava fin quasi al petto e i capelli ricciolini davano l'idea di non aver visto shampoo o pettine da almeno una decina di anni. Wilde scosse la testa per smettere di fissarlo e diede di gomito a Rainbow che sembrava non riuscire a staccargli gli occhi di dosso.
Nykaa prese la sua birra ma, dopo due sorsate, la rimise sul bancone con una piccola smorfia.
“Bene! Direi che è ora di rimetterci in cammino!” disse poi con aria decisa sfregandosi le mani. “Noi ci vediamo direttamente a destinazione, vero ragazze?” Chiese Nykaa facendogli l'occhiolino. Le altre due fecero cenno di sì con testa.
Nykaa diede una manata dietro la schiena di Waldo. “Forza Waldo! E' ora di andare!”
Waldo mise giù la pinta, vuota, qualche moneta per le birre e si incamminò lentamente dietro la loro amica.
“Era Nykaa quella?” Chiese Rainbow in un sussurro.
“Sembrava proprio lei,” rispose Wilde sullo stesso tono.
Dieci minuti dopo le ragazze erano di nuovo in macchina e ferme al distributore. Rainbow diede le chiavi al benzinaio per fare il pieno e, con una faccia ancora tra lo stupore e l'incredulità, si girò verso Wilde.
“Pensi che lei abbia una storia con Waldo?” chiese con voce malferma.
Wilde scoppiò a ridere di gusto. Anche sulle labbra di Rainbow si andava formando un sorriso.
“Meno male. Per un attimo ho avuto paura,” disse riprendendo le chiavi e pagando il benzinaio, mentre Wilde rideva ancora a crepapelle.
LondraLa piccola suite dell'hotel era anonima ma lussuosa. Tranne una valigetta nera poggiata sul portaborse nulla faceva supporre che fosse occupata. Quando la cameriera bussò nessuno le rispose quindi, pensando che il cliente fosse fuori, usò il passepartout e aprì la porta. Portava il giornale e una cesta di frutta di cortesia mandata dal direttore.
Con la solita efficienza, poggiò la cesta sul tavolo libero davanti la specchiera e il giornale accanto a questa poi si girò per controllare che tutto fosse in ordine. Stava per andare a controllare la stanza da letto quando sentì un brivido correrle lungo la schiena. Si fermò. Scuotendo la testa si disse che era inutile controllare e qualcosa più forte di lei la spinse a uscire di fretta. Fu solo quando si richiuse dietro la porta della camera che si disse che era stata stupida. Dentro quella stanza non c'era nulla di cui avere paura. Ma non rientrò.
Quando la cameriera fu uscita la porta della stanza da letto si aprì piano. L'uomo che ne uscì non era né basso né alto e anche il suo viso da orientale si sarebbe detto anonimo, se non per la strana luce che brillava nei suoi occhi. La stanza da cui usciva era completamente al buio, ma dall'odore si poteva sentire che vi era stato bruciato molto incenso e qualcos'altro di dolciastro. L'uomo richiuse la porta e senza neanche guardare il bigliettino che accompagnava la cesta di frutta, prese il giornale. In prima pagina trovò un trafiletto che lo interessava. Lo lesse in un momento, sollevò la cornetta del telefono e ordinò al
Consierge una macchina per l'aeroporto. Poi prese la valigetta nera e uscì.
Concilio degli Osservatori - Bath“Insomma! Siamo qui da una vita e nessuno si decide a riceverci! Contando tutta la fretta che avevano di vederci mi pare strano.”
Rainbow non era famosa per la sua pazienza ma, in questo caso, le altre due slayer le davano pienamente ragione.
“Lo so, hai ragione. Ma non è colpa loro. Sono sicuro che si sbrigheranno al più presto.”
Era almeno la decima volta che Joss ripeteva la stessa cosa ma ancora non aveva spiegato alle slayers quale era l'imprevisto che aveva richiesto l'attenzione del Concilio. Le prime due ore di attesa erano passate abbastanza velocemente, con Nykaa che aveva raccontato alle altre le sue 'avventure' con Waldo il camionista facendole spanciare dalle risate. Cosa strana, non aveva minimamente parlato di Jason, se non un terso “sta bene” che aveva fatto passare alle altre due la voglia di indagare. Se avevano litigato erano affari loro.
A nessuna di loro era venuta voglia di passare il tempo girando a vedere gli ultimi cambiamenti al quartier generale del Concilio. L'immenso edificio principale era già stato ultimato quando loro vi erano arrivate per l'addestramento ma entrando avevano visto che ora era circondato da altri edifici più piccoli. Il tutto veniva mascherato ai media e alla gente comune come la sede di un'organizzazione internazionale per lo studio delle malattie infettive, cosa che spingeva i più a non avvicinarsi troppo. Il fatto che poi intorno ci fosse praticamente il nulla aiutava molto. Nessuno avrebbe mai avuto modo di recarsi in quel luogo se non di proposito, o perché si era perso.
Dopo tre ore e mezza di attesa la pazienza delle slayers cominciava a diminuire drasticamente. Fu con un certo sollievo che videro finalmente la porta della sala riunioni aprirsi. Le tre slayers e Joss si alzarono e rimasero a bocca aperta.
Il primo a uscire da quella porta fu Rick. Il ragazzo si illuminò alla loro vista e gli corse incontro. La Madre del Circolo invece lo seguì più lentamente, mentre altre persone, osservatori a giudicare dalle facce, si avviavano velocemente verso altri impegni.
“E tu che ci fai qui?” Chiese sorpresa Rainbow.
“Sono venuto a riferire di...” si bloccò ad un'occhiataccia della Madre, “...di alcune cose. E voi?”
“Direi che sarebbe meglio se entraste. Prima cominciamo, prima potrete tornare ai vostri, ah... obblighi,” disse la Madre guardandole con severità.
Chiaramente stavano ricominciando con i giochetti. Non volevano che loro sapessero cosa aveva detto Rick come lui non doveva sapere cosa dicevano loro. Gli occhi delle tre slayers si indurirono. Se volevano giocare gli avrebbero dato pane per i loro denti.
Quando furono entrate e sedute intorno a un lungo tavolo intagliato, Joss chiuse la porta. La Madre si sedette a capotavola e, prima di rivolgersi a loro, disse qualcosa sottovoce a una donna elegante che subito dopo uscì da una porta laterale.
“Altri segreti?” Chiese Wilde a voce alta.
“Veramente, le ho solo chiesto di portarci qualcosa da bere,” rispose la Madre serafica e guardandole una per una negli occhi. Notando il sospetto nel loro sguardo si lasciò sfuggire un sospiro.
“Mettiamo subito le cose in chiaro. Potrete parlare liberamente con il vostro amico come lui lo farà con voi. Semplicemente, ora non abbiamo tempo di fare chiacchiere e, soprattutto, non volevo che passaste il vostro tempo qui con me a preoccuparvi di lui. Vi voglio concentrate e con la mente libera per poter capire meglio cosa vi è successo fino ad ora. Avete domande prima che cominciamo?” Chiese rivolta a tutte loro e, stranamente anche a Joss.
Joss scosse la testa, come fecero anche Rainbow e Wilde, ma Nykaa si schiarì la voce.
“Dimmi pure, Veronica,” le disse la Madre facendo un gesto per invitarla a parlare.
“Come mai ci lasciano parlare con lei, Madre? Il Concilio è famoso per la sua gelosia quando si tratta di fare rapporto o dare nuove informazioni.”
“Ma Io sono un membro effettivo del Concilio, pensavo lo sapeste,” rispose la donna girandosi a guardare anche le altre. “E' stata un'idea del signor Giles includermi nel nuovo Concilio quando lo ha riformato. Pensava che avrebbe risparmiato tempo, invece di mandarmi a chiamare ogni volta che avevano bisogno di un consulto magico. E visto che collaboravo con lui già da prima che il vecchio Concilio venisse annientato sembrava la cosa più logica da fare. Se oggi sono Io a parlare con voi è perché ne ho la piena autorità e, vista la vostra ultima... chiamiamola
missione, sono certamente quella con più esperienza nel campo. Avete altre domande?” Chiese loro.
Stavolta scossero la testa in segno di diniego tutti insieme.
“Bene. Direi che possiamo cominciare,” disse poi con tono sbrigativo. “La nostra conversazione verrà registrata su supporto digitale per permettere ad altri osservatori che si occupano del caso di avere tutte le informazioni di cui hanno bisogno. E anche per permettere a me di rivedere le registrazioni ed evitare di rifarvi le stesse domande in futuri incontri.” Prese un telecomando che si trovava sul tavolo davanti a lei e pigiò un tasto. Una lucina rossa si accese sul muro al di sopra di un quadro, probabilmente le telecamere si trovavano dietro il dipinto.
“Ora, raccontatemi tutto quello che è successo dalla vostra partenza da Sidney.”
GlasgowL'uomo entrò nell'ospedale a passo lento ma sicuro. Evitò di chiedere informazioni all'accettazione e, mescolandosi a un gruppo di persone, prese il primo ascensore disponibile. In ogni caso gli ospedali erano prevedibili. Al piano terra avrebbe trovato solo le emergenze e, se il giornale diceva il vero, la ragazza doveva essere sveglia se la polizia l'aveva interrogata quella mattina. Quindi il primo o il secondo piano. Al primo piano scese e si avviò con sicurezza verso una porta, come se dovesse entrare. Lì vicino c'era una mappa e lui la lesse prima di sorridere debolmente e poi proseguire verso il retro, dove si trovava la terapia intensiva. L'infermiere a cui infilò due dita fra il muscolo e il tendine tra collo e spalla per bloccargli i movimenti non riuscì neanche a emettere un suono prima che lo trascinasse in una camera vuota. Quando fu sicuro che nessuno li avrebbe disturbati lo fece girare verso di sé e lo fissò negli occhi a lungo. L'infermiere svenne. Con calma l'uomo lo spogliò e si rivestì della sua uniforme. Sistemò la sua vittima nel letto vuoto e lo coprì come se fosse un paziente. Fuori la stanza nessuno si era accorto di nulla. Proseguì veloce fino al reparto che cercava. Una volta dentro andò tranquillo alla scrivania all'entrata e prese il foglio con i nomi dei degenti. Trovato il numero che gli interessava sentì un brivido di eccitazione. Lo sentiva sempre prima di compiere un rito.
Il brivido si interruppe bruscamente quando davanti alla porta della stanza si accorse che questa era vuota.
Concilio degli Osservatori, BathLe tre ragazze, con qualche intervento da parte di Joss, avevano parlato per ore. Dopo le prime bibite portate da un'osservatrice avevano consumato anche un pranzo leggero all'interno di quella stanza. Era quasi il tramonto quando finalmente la Madre disse di sapere abbastanza. Ma non era ancora finita. Finora avevano parlato solo di ciò che era accaduto sull'Isola.
La Madre concesse una pausa alle ragazze, ma chiese loro di non lasciare quella stanza. Gli avrebbe fatto portare del tè e qualche stuzzichino, prima di riprendere e affrontare il discorso della Yakuza.
Wilde e le altre ne approfittarono per riaccendere i cellulari che avevano spento mentre facevano il loro rapporto e fare qualche chiamata.
“Grace? Sì, tutto bene. Puoi farmi un favore? Prenotami tre stanze all'albergo di Bath dell'altra volta. Sì, sono di nuovo a Bath. Grazie.” Mentre chiudeva la comunicazione notò lo sguardo interrogativo delle altre due slayers mentre queste tenevano ancora i loro cellulari appoggiati all'orecchio.
“Che c'è? Non vi ricordate come si sta nei dormitori qui? Volete passarci la notte?” Chiese loro.
Rainbow e Nykaa scossero la testa con veemenza. Joss la guardava strabiliato.
“Ma come fa? Gli alberghi sono ancora tutti pieni,” disse a Wilde.
“Tu non conosci Grace. Lei non prenota mai una stanza. Lei
pretende una stanza. E' tutta una questione di intimidirli abbastanza. Non so neanche Io come ci riesca, ma di certo, preferisco farlo fare a lei. Almeno sono sicura di avere un letto dove dormire,” spiegò all'osservatore.
“Capisco...” fece lui pensieroso.
In quel momento entrò una cameriera con un carrello coperto da teiere, tazze, uno splendido cestino pieno di scones salati e un altro con dei dolcetti. Joss e Wilde, seguiti da Rainbow si avventarono sul carrello come lupi famelici, mentre Nykaa metteva via il cellulare e li seguiva più lentamente.
Dopo pochi minuti rientrò anche la Madre.
“Sarete felici di sapere che presto arriverà qui anche la vostra amica Andrea.” Chissà perché la Madre aveva preso l'abitudine di chiamarle sempre con il loro vero nome invece dei nomi da battaglia che si erano scelte.
“Madre, non può essere già stata dimessa dall'ospedale,” disse Joss mentre anche le ragazze protestavano.
La Madre alzò una mano per chiedere silenzio. “No, ha ancora bisogno di molte cure, ma qui al Concilio abbiamo un'ospedale molto ben attrezzato. Sicuramente meglio di quello pubblico di Glasgow. Un'ambulanza privata ha caricato lei e il suo... aehm... dottore, quasi un'ora fa e in nottata dovrebbero essere qui. Due delle slayers che avevamo di stanza a Glasgow, Marion e Sally... le conoscete?” Si interruppe per chiedere. Le tre slayers fecero segno di no mentre Joss annuiva. “Dicevo, Marion e Sally seguono l'ambulanza in macchina per assicurarsi che tutto vada bene. Non si può mai essere troppo cauti. Pensavo vi avrebbe fatto piacere saperlo.”
Le ragazze si sorrisero l'un l'altra, intanto Joss ringraziava la Madre di essersene occupata.
“Bene. Dopo questa pausa spero non siate troppo stanche per sentire cosa invece abbiamo scoperto noi sull'efferato omicidio di quel giovane a Londra.”
Wilde e le altre si risiedettero al tavolo. Joss prese il posto della Madre a capotavola, in piedi, e cominciò a poggiare delle carte davanti a sé.
“Aehm.. allora, comincerò da ciò che abbiamo trovato sul metodo dell'omicidio. Sia Clifton Quincy che John Bauble sono stati uccisi alla stessa maniera. Saprete già da Wilde che l'autopsia ha evidenziato che tutti e due erano vivi nel momento in cui le giunture gli sono state fracassate, con una mazza supponiamo, e successivamente tagliate. La morte è avvenuta per shock da perdita di sangue. Ho trovato delle incredibili somiglianze con un omicidio rituale praticato dalla setta dei Mille Petali – sono una setta Yakuza – per punire i fallimenti minori.”
“Minori?! A me pare un metodo da fallimento maggiore!” esclamo Rainbow.
“No, no. E' minore,” disse Joss alzando lo sguardo. “Non volete sapere come puniscono i fallimenti maggiori. O che trattamento riservano ai prigionieri, cioè chiunque sia un nemico della setta, prima di ucciderli. Comunque...” riprese mentre le slayers si guardavano tra di loro con delle smorfie disgustate.
“A quanto ho capito, la vittima è cosciente durante il... rito. Non solo, pare che le vittime vadano al loro supplizio volontariamente. Qualcosa che ha a che fare con l'obbligo dell'onore dicono le fonti, ma Io suppongo che si tratti di una qualche induzione ipnotica. Questa setta è molto ferrata nell'ipnosi. La usano normalmente nei loro riti comuni, per mantenere la calma e l'illuminazione, dicono. Penso sia logico supporre che ipnotizzino i loro collaboratori per fargli fare quello che dicono. Alcune delle fonti sostengono che il potere di ipnosi di alcuni dei loro 'maestri' venga da un patto demoniaco che il loro fondatore suggellò 200 anni fa. Con un demone, ovviamente. Mentre altre dicono che i loro stessi maestri sono in parte demoni e che il sangue impuro sia un prerequisito per arrivare agli alti livelli della setta. Tornando agli omicidi, da come sono stati uccisi i due ragazzi possiamo affermare con discreta certezza che il rito è stato eseguito da un 'maestro di terra'. La setta definisce così coloro che lavorano per la setta ma non hanno ottenuto incarichi importanti. E' la carica più bassa e può punire solo i fallimenti minori. Se il fallimento fosse stato 'medio' avrebbero mandato un 'maestro di acqua' e sarebbe stato molto più... sanguinoso, diciamo. Per i fallimenti 'alti' ci sono i 'maestri d'aria'. Questo è meno sanguinoso ma decisamente orribile,” disse facendo una smorfia all'indirizzo del foglio che teneva in mano.
“E i 'maestri di fuoco' che fanno? Suppongo che manchi solo quello,” gli fece notare Nykaa.
“
Il maestro di fuoco, ce ne è solo uno. Il maestro di fuoco punisce gli Dei,” rispose Joss.
“Gli Dei? Come fai a punire gli Dei?” Gli chiese Wilde.
“Non ne ho idea! Ma finora mi sembrano abbastanza esaltati da pensare di poter punire gli Dei,” commentò Rainbow.
“Ah, effettivamente...” intervenne Joss. “Punire gli Dei è possibile. Nel caso un Dio o una Dea assumano forma umana, nel senso che infondano un avatar della loro essenza, a quel punto, se si è abbastanza forti, si possono uccidere.”
“E questi hanno un maestro che pensa unicamente alla punizione degli Dei? Ma soprattutto, che può fargli mai un Dio per meritare una punizione?” Chiese di nuovo Nykaa.
“E' ovvio,” rispose l'osservatore. “Mettergli il bastone tra le ruote o rovinargli un piano o qualsiasi altra cosa che secondo loro merita una punizione.”
“Sono malati,” disse Wilde.
“Beh, sì. Di certo non sono sani, ma rimangono estremamente pericolosi e ancora non abbiamo capito perché abbiano mandato un ragazzo a cercare di uccidere Storm. Perché, vista la punizione, di certo lo hanno punito loro.”
“Ma se non si trattasse di Storm? Voglio dire, se lo avessero punito per qualche altro fallimento?” chiese Wilde.
“Non lo sappiamo. Ora, se riuscissimo a sapere qualcosa di più sull'altro uomo ucciso qualche mese fa potremmo tentare di cercare una connessione. Anche di questo Clifton non sappiamo poi molto. Solo che era un licantropo, la sua età, qualcuno dei posti dove aveva lavorato e poco altro. Ho già fatto una lista sulle informazioni che abbiamo, così potrete rileggerla e cercare di trovare altro.”
“Ci sono problemi se passo le informazioni a un amico detective?” Chiese Wilde.
“Preferiremmo che rimanessero confidenziali, Neve,” intervenne la Madre che fino a quel momento era rimasta in silenzio. “Scotland Yard non è attrezzata per combattere questo genere di cose. Anche il Concilio ha dei contatti all'interno della polizia, ma sono tutti addestrati da noi come osservatori o come slayers e si sanno prendere cura di loro stessi. Il tuo amico rischierebbe soltanto.”
“E se controllassimo noi per prime e gli passassimo solo le informazioni più, diciamo 'salutari'. Solo cose che possano aiutare senza metterli in pericolo?” Chiese Nykaa alla Madre.
“Questo sarebbe accettabile,” sorrise lei. Poi Joss riprese la parola.
“Un'altra cosa. Da Rick sappiamo che Anayis si è messa in contatto con lui. Lo ha avvertito di stare lontano da Londra perché c'è qualcosa di strano tra i licantropi in città. Non sappiamo se la cosa sia connessa, ma ci sono state sparizioni di licantropi da prima che voi finiste sull'Isola e forse sarebbe il caso di controllare. Oltretutto, Clifton era sicuramente un licantropo, anche se non siamo sicuri dell'altra vittima.”
“Anayis ha contattato anche Jason e ha gli detto la stessa cosa,” aggiunse Nykaa. Il suo viso era impassibile.
“Certo che ci farebbe comodo parlare con Anayis. L'abbiamo già detto a Rick e puoi dirlo anche a Jason. Se Anayis ci contattasse direttamente ci farebbe di certo un favore. Magari non proprio il Concilio...” disse guardando la Madre che annuì. “Ma potrebbe contattare me.” Joss prese un altro foglio dalla sua pila.
“La cosa che non riusciamo a capire è se l'attentato alla vita di Storm a Glasgow sia connesso con il resto. Hanno usato metodi decisamente diversi.” disse.
Le slayers si guardarono e, quando le altre due ebbero fatto un gesto affermativo, Wilde parlò. “Noi pensiamo che non siano connessi.”
Joss alzò di scatto la testa dalle sue carte. “C'è qualcosa che non mi avete detto?” Chiese sorpreso.
“Storm ha avuto un piccolo incontro con dei vampiri trafficanti a Edimburgo,” rispose Rainbow. “Qualcuno deve averla seguita per vendicarsi del fatto che gli abbia mandato a monte i piani.”
“Già. E visto che a mani nude ci avevano preso solo mazzate e perso uomini devono aver pensato di usare armi più moderne e affidabili rispetto ai canini,” aggiunse Nykaa.
“Suppongo che avremo tutto il tempo di parlarne quando lei sarà qui,” disse la Madre, precedendo Joss che aveva aperto bocca per fare la sua solita ramanzina alle tre slayers per averlo tenuto all'oscuro. Lui, da parte sua, cominciò a rimettere i vari fogli in una valigetta.
“Ovviamente ha ragione, Madre. Vorrà dire che potremo aggiornarci a domani, quando avremo parlato anche con Storm. Se voi non avete altre domande, ragazze, potete andare. Domani mattina mi aspetto di vedervi qui di buon ora.”
Joss chiuse seccamente la valigetta e uscì. Probabilmente era seccato per non essere stato messo al corrente prima della disavventura di Edimburgo.
Le ragazze salutarono la Madre e si avviarono fuori.
“Certo non ci ha detto poi molto, a parte la lezione su quella setta della Yakuza,” commentò Wilde acidamente.
“Già. Ancora non capisco come possano credere che la Yakuza stia dietro a noi. Non è come se avessero delle prove,” aggiunse Nykaa infilandosi la giacca.
“Magari ce lo diranno domani. Intanto non so voi, ma Io ho fame e sonno, quindi vediamo di fare qualcosa in proposito.” Effettivamente, Rainbow aveva guidato quasi tutta la notte prima e poi, con tutta la giornata a parlare, anche le altre iniziavano a sentire la stanchezza.
“Dovunque andiate” intervenne Rick andando incontro alle tre slayers, “portatemi con voi. Vi prego. Qui si mangia da schifo!”
“Sei ancora qui? Pensavo ti avessero già trovato un pagliericcio o una culla dove dormire,” disse Rainbow, rifilandogli un pugno giocoso sulla spalla.
“Divertente,” commentò lui acido. “Sono rimasto nei paraggi per aspettarvi.”
“Facciamo così, prendiamo un taxi per andare in città a mangiare qualcosa. Poi Rick potrà prenderne un altro per tornare qui a dormire e noi per andare in albergo,” suggerì Wilde.
“A me va bene. A voi?” Chiese Nykaa agli altri. Due grossi sorrisi le risposero.
“Come facciamo con la macchina di Storm?” Chiese Rainbow.
“La lasciamo qui. Se ci serve potremo riprenderla domani, altrimenti potremmo sempre dire a Storm che l'abbiamo portata qui per lei,” rispose Wilde facendole l'occhiolino.
“Diabolica,” mormorò Rainbow.
“Non preoccuparti, Andrea sarà al sicuro qui da noi.” La Madre si permise un sorriso sereno prima di riattaccare il telefono. Alzandosi dalla sua scrivania si avvicinò alla finestra e guardò fuori. La luna crescente era ormai alta nel cielo e presto sarebbe arrivata la nuova paziente della clinica. Certo che era strano quando un passato ormai quasi dimenticato tornava a presentarsi. Contro ogni previsione.
Abbassando la testa, sospirò. In un modo o nell'altro si sarebbe sistemato tutto per il meglio.
“BUOOOOOONGIORNO SLAYER!”
All'entrata delle altre due ragazze, Nykaa fece un salto. Loro si gettarono sul suo letto per completare l'opera di sveglia mattutina.
“Forza ragazza! Ci aspetta un'altra giornata di indicibile spallamento al Concilio. Non vorrai arrivare in ritardo?” Un mugolio di protesta accolse le parole di Rainbow.
“Dai muoviti! Ormai anche Storm dovrebbe essere arrivata. Magari riusciamo a farle un saluto prima di rinchiuderci a 'supporre e prevedere' con Joss,” disse Wilde tirandole via le coperte.
“Va bene. Datemi dieci minuti e sono con voi.” La voce di Nykaa era più morta che viva ma le sue amiche promisero di cronometrarla mentre la aspettavano nella sala buffet per la colazione.
Fedele alla sua promessa, dieci minuti più tardi Nykaa usciva dall'ascensore e andava a unirsi alle altre due slayers al tavolo. L'allegria che avevano dimostrato durante la sveglia però era leggermente scemata. Rainbow sorseggiava un espresso italiano mentre Wilde era assorta nella lettura di alcune carte. Nykaa si riempì il piatto al buffet e si sedette con loro.
“Che leggi?” Chiese a Wilde.
“Mmmh? Queste? Le carte che ci ha lasciato ieri Joss. Tutti e due i tipi erano di Londra e stavo vedendo se conosco qualcuno dei posti dove hanno lavorato.”
“E ne conosci?” Chiese Rainbow.
“Solo per sentito nominare. Non sono proprio zone che frequenterei per divertimento.”
“Oh, zone da lavoro allora?” Nykaa stava svuotando il piatto alla velocità della luce ma trovava comunque il tempo di fare altre domande.
“Direi di sì. Probabile. Ho pattugliato molto poco a Londra, solo durante i week-end dai miei, per abitudine, ma non sono mai andata in questi posti qui. Guarda solo i nomi: Spiked Drinks, Aracnis Bar, Angel of Deception e anche peggio. Hanno tutti nomi da posto malfamato o locali di scambisti.” La ragazza mise le carte in borsa e si alzò. “Se hai quasi finito vado a chiamare un taxi intanto.” Al cenno affermativo di Nykaa si avviò verso la lobby.
Joss stava parcheggiando la sua Mini scassata proprio mentre le tre slayers uscivano dal taxi. Erano sicure che le avesse viste, ma sceso dalla macchina non si fermò ad aspettarle e entrò direttamente. Le tre ragazze emisero un sospiro tutte insieme.
“E' ancora arrabbiato con noi,” commentò Rainbow.
“Goditelo finché puoi. Presto arriverà il momento della ramanzina,” mugugnò in risposta Nykaa.
Wilde tirò un altro sospiro e lo seguì dentro.
Joss era fermo ad aspettarle vicino al grosso tavolo del portiere. Che fosse già il momento della ramanzina?
“E' arrivata posta per voi,” disse seccamente mettendogli in mano delle cartoline. Poi girò sui tacchi e sparì.
Non era il momento. Al gridolino deliziato di Rainbow, Wilde si girò.
“Questa è per tutte noi! E' di Trellheim! Ascoltate:
Dite a Storm di godersi il suo periodo di riposo a letto. Durerà poco. Per quello che riguarda voi tre, rimboccatevi le maniche che il bello del lavoro deve ancora venire. Wilde controlla la posta. Qualcuno ti ha scritto. Tanti baci e smancerie varie. Vi penso. Cià! Come diavolo fa a sapere che Storm è a letto e avremmo letto solo noi tre?” Chiese la slayer alla fine.
“E' un oracolo, no?” Le disse Nykaa. “Fammi vedere l'altra.”
“E' per Wilde,” disse Rainbow porgendogliela con sguardo meravigliato. Wilde prese la cartolina e guardò prima il paesaggio. Se non sbagliava era il Monte Fuji, in Giappone. La girò per leggere il messaggio. C'erano solo due parole, “A presto” e non era firmata.
“Di chi è?” Chiese Nykaa.
“Non saprei. Non è firmata. Dice solo 'A presto',” rispose lei rigirando la cartolina tra le mani.
“Beh, conosci qualcuno in vacanza in Giappone?” Continuò l'altra.
“No. Nessuno. E poi è indirizzata a 'Wilde', non a 'Neve Blackburn'. Deve essere qualcuno che mi conosce solo col nome da battaglia.” Osservò la cartolina altri due secondi prima di decidere che ci avrebbe pensato dopo. Infilata anche quella in borsa si avviò insieme alle altre verso la sala del giorno prima. Come al solito, erano già in ritardo.
La riunione di quella mattina non portò a nulla. Se non a capire che stavolta a Joss il culo rodeva discretamente. La Madre, che era di nuovo presente, cercò di mitigare ogni volta che le cose sembravano dirigersi verso un litigio furioso, ma alla fine sembrò decidere che dovevano sbrigarsela da soli. Visto che tutte le informazioni del caso erano state date e il resto erano solo supposizioni, intimò alle tre slayers e all'osservatore di rimanere nella stanza e non azzardarsi a uscire finché non avessero risolto i loro problemi. L'ordine, e la maniera in cui sbatté la porta dietro di sé uscendo, furono abbastanza perentori da far strabuzzare gli occhi a Joss. L'osservatore si lasciò scivolare sulla sedia.
“Te la sei presa perché non ti abbiamo detto dell'incontro di Storm con i vampiri?” Chiese Wilde, tanto per curiosità quanto per rompere il silenzio che cominciava a essere pesante.
“Sono il vostro osservatore. Mi sembra solo naturale che mi riferiate queste cose. Non solo. Pensavo che sull'Isola avessimo creato un rapporto diverso da quello prettamente osservatore-slayer.”
Wilde abbassò gli occhi. Ciò che a lei non pareva un male sembrava averlo ferito. Forse più il fatto di non avergli parlato da amico che fargli un semplice rapporto del lavoro svolto.
“Pensavo che si fosse instaurata una certa fiducia tra di noi. Invece mi accorgo che voi di me non è che non vi fidate, non mi considerate proprio!” Aggiunse l'osservatore senza cambiare posizione, con il mento poggiato sul pugno, e guardandole fissamente.
“Ti sbagli. Se non ti considerassimo non saremmo neanche qui ora,” gli fece notare Rainbow.
“Se non ti considerassimo pensi che sarei venuta da te a cercare il tuo aiuto quando abbiamo saputo dell'omicidio di Clifton?” Aggiunse Wilde.
“La cosa che devi capire, Mr Watcher,” cominciò Nykaa in tono calmo. “E' che prima dell'Isola eravamo abituate a cavarcela da sole e il fatto che siamo ancora qui dimostra che ne siamo in grado. Non puoi prendertela con noi solo perché non corriamo al primo telefono ogni volta che capita qualcosa. Cerca di capire anche il nostro punto di vista. Quando ci siamo addestrate qui, eravamo talmente tante slayers che con gli osservatori abbiamo avuto solo rapporti totalmente impersonali. Quelli che ci hanno dato dopo non ti dico neanche cosa erano. Puoi vederlo da te dalle nostre schede se non lo hai già fatto. Finora gli osservatori per noi sono stati per lo più una scocciatura, se non un pericolo. Poi arrivi tu. Ti presenti alla loro stessa maniera e pretendi tutto da noi tale e quale a loro. Per nostra, e tua, fortuna le cose cambiano e instauriamo un rapporto di collaborazione se non di amicizia. Ma devi capire che non sei il nostro guardiano né nostro padre. Non puoi starci continuamente addosso per sapere cosa facciamo in ogni minuto del giorno. Che sia perché a volte anche noi abbiamo dei segreti o perché a volte non c'è semplicemente il tempo di parlare prima di agire. In questo caso, per la maggior parte del tempo tu ne hai saputo molto più di noi in ogni attimo. E quello che non hai saputo è perché noi in questi ultimi giorni abbiamo avuto a malapena il tempo di respirare. Prima di prendertela per una cosa così sciocca pensa a quello che passiamo anche noi. Cresci Joss.” Nykaa si alzò con la stessa calma con cui aveva parlato e, prendendo la borsa dal tavolo dove l'aveva poggiata, uscì dalla stanza.
Gli altri si guardarono tra di loro, Joss imbarazzato e le due slayers stupefatte. Schiarendosi la gola anche Joss si alzò. Aprì la bocca per parlare a più riprese ma sembrò ripensarci. Alla fine sospirò e guardò le altre due ragazze rimaste.
“Andiamo a trovare Storm?” Chiese piano.
In quanto a scuse, non c'era male, era un inizio.
Le due slayers gli sorrisero e si alzarono per andare con lui.
***
“E ora passiamo la linea al nostro corrispondente da Glasgow. Ci sono altre novità Brian?”
“No James. Scotland Yard non vuole rilasciare commenti. Le notizie sono le stesse dell'edizione del mattino. Ieri sera tardi un uomo, Lindsey Brown, infermiere all'ospedale di Glasgow, ha barbaramente ucciso tre degenti nel reparto di terapia intensiva e due addetti alla sicurezza prima di essere fermato da un agente di polizia. L'uomo non ha risposto all'intimazione di gettare il bisturi con cui ha compiuto gli omicidi e l'agente è stato costretto a sparargli prima che ne compiesse degli altri. Non si sa cosa possa aver scatenato la sua furia omicida. Le ultime dichiarazioni rilasciate dalle forze dell'ordine indicano che Brown era un padre di famiglia e un membro rispettato della comunità protestante. Lavorava all'ospedale da oltre dieci anni.”
“Una storia terribile Brian.”
“Concordo James. Vi richiederò la linea nel caso dovessero esserci degli aggiornamenti.”
“Bene Brian. Passiamo ora alla politica estera. Le ultime dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti......”.
..........
to be continued